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Romanzi d'avventura

Romanzi di avventura, l’Africa narrata da Haggard a Crichton

Romanzi di avventura, cosa rappresentano Le Miniere del re Salomone di Haggard a Congo di Crichton nonostante quasi un secolo di distanza?

I romanzi di avventura hanno sempre affascinato i lettori di ogni epoca che cercano uno svago dalla vita quotidiana grazie alle vicende ambientate in località esotiche.
Tra questi posti remoti abbiamo il caso dell’Africa che ha ispirato due libri pubblicati quasi ad un secolo di distanza. Si tratta de Le Miniere del re Salomone di Henry Rider Haggard (1885) e di Congo di Michael Crichton (1980).
Cosa accomuna questi due romanzi? Cosa li differenzia?

Mondi perduti, alla ricerca del regno della regina Saba nel cuore della giungla africana

Ambedue i romanzi di avventura affrontano come tema il “Mondo Perduto” ossia il topos  di “un luogo remoto e inesplorato rimasto “fuori dal tempo”, tagliato fuori dal resto del mondo conosciuto conservando straordinarie caratteristiche arcaiche”, come riportato da Wikipedia sulla pagina dedicata al tema. Tra gli esempi di opere che trattano questo argomento abbiamo i romanzi Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle (il padre di Sherlock Holmes) Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne, oppure il caso del film King Kong (1933) e i rispettivi remake del 1977 e del 2005.

Nel romanzo di Haggard, i protagonisti, l’avventuriero Allan Quatermain, il nobile sir Henry Curtis e il capitano della marina John Goode, partono per un viaggio nel cuore del Sud Africa. Lord Curtis ha assoldato il cacciatore e il marinaio nella sua squadra per ritrovare il fratello scomparso, partito per il continente nero alla scoperta del Regno della regina Saba.

Invece nell’altro romanzo, durante la spedizione tra la catena dei Monti Virunga in Congo (all’epoca Zaire visto che la storia è ambientata nel 1979), il team guidato dal primatologo Peter Elliot e dall’esperta di informatica Karen Ross, partito per scoprire cosa fosse successo al team precedente, giunge ai resti dell‘antica città di Zinj, luogo leggendario descritto dai mercanti arabi nel Medio Evo.
Tale città, abbandonata nella giungla, era il centro fiorente di una ricchissima civiltà grazie all’abbondanza di diamanti; poi giunse al collasso e adesso una nuova specie di primate, simili agli scimpanzé ma con le dimensioni dei gorilla, custodisce le rovine.

Le due opere sono ispirate ad una corrente di studi che vede il regno della regina Saba nell’Africa, forse nell’Etiopia, contro l’altra corrente che pone il favoloso reame nell’area meridionale della penisola arabica (attuale Yemen).

L’importanza della scienza e della tecnologia nei romanzi di avventura: Crichton, il creatore dei “techno-thriller”

Quello che differenzia Congo da Le Miniere del re Salomone è l’approccio con la tecnologia. Il romanzo di Crichton appartiene al filone del tecno-thriller come il caso dei romanzi Jurassic Park (1990), Sfera (1987), Timeline (1999) o Micro (2011), dove la maestrie di un thriller adrenalinico e con colpi di scena incontra la conoscenza scientifica e tecnologica (infatti Crichton si laureò in medicina e chirurgia ad Harvard dopo gli studi antropologici e letterari).

Infatti lo scrittore e sceneggiatore californiano amava riempire i propri romanzi di alcune pagine dedicate alle spiegazione scientifiche affinché il lettore potesse comprendere meglio il tema trattato. È il caso dell’introduzione a Jurassic Park dove vengono spiegate le recenti scoperti sul DNA in merito alla clonazione oppure, nel caso di Congo, il primo capitolo dedicato alla descrizione della foresta pluviale dell’Africa Centrale, luogo attualmente semi-esplorato oppure alle nozioni sugli studi di primatologia per comprendere la ricerca del professor Elliot. Insomma, la tecnologia è la componente principale dei romanzi di Crichton e tra i motivi per l’esplorazione

Il genere avventuroso non deve prendersi troppo sul serio?

Per quanto riguarda Le Miniere del re Salomone, il romanzo di Haggard è considerato come una lettura piacevole ma anche un’opera che non deve prendersi troppo sul serio.
Stefano Ambrogi, il giornalista e saggista che ha curato l’edizione per Newton Copton Editori, ha descritto il gusto del divertimento con le seguenti parole:
«ci imbattiamo [..] in ammiccamenti ironici, improvvisi abbassamenti di tono in perfetto understatement britannico per far capire sì, la situazione è drammatica e il pericolo incombente, ma in fondo è sempre un gioco e possiamo rilassarci liberamente.»

Insomma, il lettore prova piacere nel leggere il romanzo di avventura dovuto al fatto che l’intera vicenda sia “un piacevole gioco”, “un’occasione per rilassarsi e godersi il divertimento offerto dall’avventura”. Tale approccio è stato ereditato dal cinema di Hollywood: film d’avventura come la saga di Indiana Jones di Steven Spielberg, La Mummia di Stephen Sommers, la pentalogia di Pirati dei Caraibi della Disney e l’attuale Jungle Cruise, diretto da Jaume-Collet Serra, recuperano l’intuizione di Haggard di offrire al pubblico delle situazioni ironiche e leggere per evitare che troppa azione rovini lo spettacolo.
Nel caso di Cricthon, i momenti di divertimento sono pochi; piuttosto la vicenda si divide tra i buoni (il dottor Peter Elliot, il suo assistente e il gorilla Amy) contro i cattivi (rappresentati dal consorzio e dalle scimmie assassine di Zinj) nonché dall’unico personaggio che muta, Karen Ross, che abbandona i propositi e il modo di pensare dei suoi datori di lavoro.

Fonte immagine di copertina: Pixabay

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