Sopravvissuta a un gulag cinese di Haitiwaji – Morgat | Recensione

Sopravvissuta a un gulag cinese – La prima testimonianza di una donna uigura

Questo è  il sottotitolo del volume  pubblicato in Italia il 29 settembre da Add Editore per accendere un riflettore sulla questione uigura trattata ben poco dai media. 

Dalla struggente dedica che apre il volume, “A tutti quelli che non sono potuti scappare. A Fanny, Gaetane e Lucile, donne libere” si evince la sofferenza e il senso di impotenza che accompagna indubbiamente l’intera narrazione, condotta da Rozenn Morgat, giornalista francese esperta della questione uigura, la quale ha seguito e analizzato attentamente la vicenda di Gulbahar Haitiwaji, intervistando la diretta interessata e la sua famiglia per ripercorrere il doloroso cammino che ha cambiato la vita di una donna che ha subito torture, maltrattamenti, interminabili interrogatori e la costrizione fisica mediante l’utilizzo di catene.

Nata nello Xinjiang, regione della Cina occidentale, Haitiwaji viveva in Francia da dieci anni, quando una mattina del novembre 2016, è stata richiamata in Cina con il pretesto di chiudere alcune pratiche amministrative. Accusata di celare posizioni indipendentiste e attività terroristiche dietro il suo esilio in Francia, è sparita nelle viscere del terrificante sistema dei campi di concentramento ideati dal Partito Comunista cinese per annientare il suo popolo. Più di un milione di uiguri sono stati deportati nei “campi di rieducazione” sulla base di infondate accuse di “terrorismo, infiltrazione e separatismo”. Gli Xianjiang Papers, rivelati dal “New York Times” nel novembre 2019, denunciano e provano una repressione basata sulla detenzione di massa, la più devastante dell’era di Mao.  Gulbahar  è stata salvata grazie alle disperate trattative della figlia e all’ostinazione del Ministero degli Affari esteri francese ed è la prima sopravvissuta uigura a testimoniare l’inferno che viene perpetrato in una regione abbandonata dalla giurisdizione e dimentica dei diritti umani. La pubblicazione di questo libro comporta grandissimi rischi per lei e la sua famiglia, ma i diretti interessati hanno deciso di correrli per far sì che la sua voce raggiunga l’Occidente e inneschi procedimenti volti a sventare questo scempio.

Gulbahar illustra la propria vita prima dell’esilio in Francia, tanto sofferto per la lontananza dalla famiglia e da una terra alla quale la protagonista si sente visceralmente legata, ed afferma di aver percepito da sempre la discriminazione di cui la sua popolazione è vittima, seppur in modo non del tutto diretto. A tal proposito, viene spinta dal marito Kerim a prendere la decisione di lasciare una regione, abbandonata al proprio destino, che risulta essere un cantiere a cielo aperto, essendo un suolo estrattivo, nonchè principale snodo di scambio commerciale tra il Kazakistan e il Kirghizistan, per migliorare la propria qualità di vita in Francia, paese che accoglie Kerim e le figlie come rifugiati politici, mentre Gulbahar decide di non richiedere asilo e riceve un visto che le permette in qualunque momento di fare ritorno nella terra natìa, scelta che si rivelerà fatale per la donna vittima dei soprusi del regime comunista cinese.

Sopravvissuta a un gulag cinese è un vero e proprio reportage, ricco di approfondimenti per conoscere meglio una parte del mondo avvolta da una coltre di disinformazione, nella quale vengono perpetrati crimini contro l’umanità. Dunque, vi invitiamo alla lettura di questo volume, la cui testimonianza risulta tanto necessaria quanto sofferta.

Fonte immagine: Add Editore

 

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