Steinbeck e West: la fine del sogno della California

Steinbeck e West: la fine del sogno della California

Nel decennio che va dal 1929 al 1939, a seguito del tremendo crack della Borsa di Wall Street, gli Stati Uniti d’America si ritrovarono ad affrontare il difficile periodo passato alla storia con il nome di Grande Depressione. Non solo le grandi città della costa orientale, come New York o Boston, subirono un tracollo dal punto di vista dello stile di vita (ricordiamo che gli anni Venti, i Roaring Twenties, furono caratterizzati dal desiderio di rinascita e svago per risollevare la popolazione dalla catastrofe della Prima guerra mondiale), ma anche la costa orientale fu colpita da tale avvenimento. In particolare, a Hollywood e nell’entroterra californiano, fra il ’37 e il ’39, due grandi scrittori riuscirono ad esprimere, seppure con stili e storie totalmente differenti, la distruzione del sogno della California come “terra delle opportunità”, di spazio idilliaco dove ogni sogno può realizzarsi. I nomi di questi autori sono John Steinbeck con la novelletta Uomini e topi (Of mice and men in originale) e Nathaniel West con Il giorno della locusta (The day of the locust).

John Steinbeck: Crooks come emblema del tragico presente della California

Steinbeck, nelle proprie opere, racconta di protagonisti provenienti dalle classi più povere della società, di lavoratori costretti a viaggiare, a migrare da un villaggio all’altro della California alla ricerca di un lavoro temporaneo che permetta loro di sopravvivere. All’epoca gli Stati del sud degli USA furono colpiti da una spaventosa piaga naturale, denominata fenomeno delle dust bowls, vale a dire violente tempeste di sabbia che si abbatterono soprattutto nella zona dell’Oklahoma, causando la migrazione forzata dei cosiddetti “Okies” (in The Grapes of Wrath di Steinbeck la famiglia Joad proviene dall’Oklahoma). Tali fenomeni furono originati da diversi fattori, tra cui principalmente la naturale aridità del terreno e quella dovuta allo sfruttamento intensivo in ambito agricolo. Le difficoltà quotidiane che accompagnavano la realtà di questi uomini e donne sono narrate con estrema chiarezza e crudeltà anche in Uomini e topi, un romanzo di poco più di cento pagine. I protagonisti, George e Lennie, sono anch’essi lavoratori migranti e trovano impiego momentaneo presso un ranch, al fine di racimolare qualche soldo, e insieme sognano di vivere in una fattoria, lontani dai problemi della povertà e della fatica. Tuttavia, il mondo ritratto da Steinbeck con toni fortemente influenzati dalle correnti naturalistiche e deterministiche, non donerà loro che dolore e disillusione.

«I seen hunderds of men come by on the road an’ on the ranches, with their bindles on their back an’ that same damn thing in their heads. Hunderds of them. They come, an’ they quit an’ go on; an’ every damn one of ’em’s got a little piece of land in his head. An’ never a God damn one of ’em ever gets it. Just like heaven. Everybody wants a little piece of lan’. I read plenty of books out here. Nobody never gets to heaven, and nobody gets no land. It’s just in their head. They’re all the time talkin’ about it, but it’s jus’ in their head.» J. Steinbeck, Of Mice and Men.

Nella citazione estrapolata dal quarto capitolo di Uomini e topi lo stalliere nero Crooks si rivolge a Lennie in un monologo breve, ma che esemplifica al meglio il tema del decadimento della visione fantastica della California. Egli, superato un attimo di effimera speranza in cui arriva persino a credere che vi sia una chance di realizzazione per il sogno di George e Lennie, rimarca con parole ciniche e disilluse la propria concezione del mondo: gli uomini, secondo Crooks e la logica capitalistica dilagante nel ranch, non sono irripetibili, umani con una propria unicità o sentimenti personali; essi vivono al mero scopo di essere sfruttati fino all’insorgere di un qualche “malfunzionamento”, come la vecchiaia o la malattia. Una volta divenuti inutili, essi possono essere sostituiti e abbandonati.

Gli umani fanno parte di una comunità con ruoli precisi e nessuno può considerarsi come un agente indipendente; inoltre, nessuno è in grado di sfuggire al destino che è stato stabilito a priori. Rifacendosi ad una delle principali tesi del determinismo sociale, Steinbeck ribadisce come la disfatta o il trionfo nella vita siano stabiliti da molteplici fattori, quali l’agiatezza economica, l’istruzione scolastica oppure la formazione individuale sotto ogni punto di vista. La brama di gloria e l’impegno non sono elementi capaci di influire nell’andamento della vita di un individuo. Neanche la El Dorado degli Stati Uniti d’America, la California, può assicurare il raggiungimento del Paradiso, del successo o di poter trascorre il resto della vita in una fattoria. Gli uomini sono, appunto, come topi; essi vanno e vengono, alla ricerca di luoghi per trovare rifugio e cibo, ma scappano al primo segnale di pericolo e possono essere schiacciati in qualsiasi momento, qualora diventino una minaccia o un fastidio per coloro che comandano.

Nathaniel West: l’inferno di Hollywood

«Scattered among these masquerades were people of a different type. Their clothing was somber and badly cut, bought from mail-order houses. While the others moved rapidly, darting into stores and cocktail bars, they loitered on the corners or stood with their backs to the shop windows and stared at everyone who passed. When their stare was returned, their eyes filled with hatred. At this time Tod knew very little about them except that they had come to California to die.»  N. West The day of the Locust (capitolo 1)

Simili agli winos, gli hobos e gli Okies della letteratura di Steinbeck, nella Hollywood degli anni ’30 si delinea un nuovo gruppo di persone, le quali, come suggerisce il protagonista Tod, “arrivano in California per morire”. Ma cosa significa?

Tod all’interno del romanzo (Il giorno della locusta è considerato come il primo romanzo appartenente al filone letterario di narrativa su Hollywood) impara a distinguere varie categorie di persone che abitano Hollywood, fra cui quella dei “performers”, o quella delle persone povere che vedono nella “città che crea sogni” la loro ultima opportunità di salvezza. I “performers” sono coloro che non dismettono mai la loro maschera teatrale o cinematografica, vivono nella quotidianità come se calcassero costantemente il palcoscenico perché inglobati del tutto nella macchina mangia-uomini di Hollywood; ai loro occhi realtà e finzione non si distinguono e persino i sentimenti, ciò che ci rende umani, sono ricoperti di lustrini e servono a creare spettacolo. Tali individui non si rendono conto della bolla di artificialità che li attornia, e non potrebbero risultare veri neanche se lo desiderassero.

Viceversa, le persone che «had come to California to die» sono “bloccati”, simili a statiche comparse, perché sono infine riusciti a comprendere l’orrore di Hollywood e non credono più alle sue promesse di grandezza. Essi fissano con odio le vetrine o danno loro le spalle, si rendono conto che non potranno più far parte di quel sistema che li ha vomitati; i loro movimenti e vestiti sono descritti da West con termini che ne annullano l’umanità, sembrano quasi non viventi, degli spettri. A differenza degli altri cittadini di Hollywood, che si muovono frettolosamente per le strade di Los Angeles indossando abiti sportivi (che però sono semplice tripudio di apparenza ed estetica), queste persone sono costrette alla passività, non hanno dinamismo e risucchiano ogni corrente a loro opposta; si alimentano di frustrazione fino ad esplodere in un eccesso di violenza e distruzione, somiglianti alle masse miserabili e grottesche dei dannati infernali o del quadro-feticcio del romanzo, The Burning of Los Angeles.

Immagine di copertina: Pixabay

A proposito di Sara Napolitano

Ciao! Sono Sara, studentessa iscritta al terzo anno del corso di laurea Lingue e Culture Comparate presso l'università "L'Orientale" di Napoli. Studio inglese e giapponese (strizzando un po' di più l'occhio all'estremo Est del mondo). Le mie passioni ruotano attorno ad anime, manga, libri, musica, sport, ma anche natura e animali! Da sempre un'irriducibile curiosa.

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