Tecnica del colpo di Stato di Curzio Malaparte | Recensione

Tecnica del colpo di Stato di Curzio Malaparte | Recensione

Tecnica del colpo di Stato è un saggio scritto da Curzio Malaparte, pubblicato per la prima volta da Bompiani nel lontano 1948.

L’autore

Definire chi è stato Curzio Malaparte è un’impresa alquanto insidiosa; la sua vita ha oscillato tra la lotta politica, il giornalismo e la scrittura. Autore di capolavori quali Kaputt o La pelle, egli ha vissuto in prima persona i grandi stravolgimenti del Novecento –  essendone anche un protagonista.

Malaparte rappresenta una sorta di Limonov italiano: un personaggio estremamente affascinante, con una penna incredibile e dall’orientamento politico per niente ortodosso – dopo essersi allontanato dal fascismo, nel secondo dopoguerra, si iscrive al Partito Comunista Italiano.

L’autore simboleggia pienamente la ricchezza culturale, storica e politica del secolo scorso, in grado di generare figure straordinarie – autori, politici e intellettuali di grande spessore.

L’arte di conquistare e difendere lo Stato Moderno

Tecnica del colpo di Stato è un testo decisamente sui generis nella variopinta bibliografia di Malaparte. Anzitutto, esso è un saggio che si propone di “mostrare come si conquista uno Stato moderno e come si difende”.

Non a caso, ci racconta l’autore nell’Introduzione,  Tecnica del colpo di Stato è stato letto ed apprezzato da dittatori (Benito Mussolini), ma anche da Jean Richard Bloch – eroe del comunismo francese. Insomma, questo libro, unito alle capacità persuasive del suo autore, riesce ad attrarre l’attenzione di chiunque sia interessato all’Arte dello Stato e del suo governo.

Malaparte, autore machiavellico, pur concentrandosi sui grandi personaggi politici del suo tempo – Mussolini, Trotskij, Lenin, Radek – sottolinea come il vero inizio della tecnica moderna del colpo di Stato vada ricercato in Napoleone Bonaparte, durante il 18 brumaio 1799 (un episodio tanto cruciale che Marx lo riprenderà nel titolo del suo capolavoro Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, per sottolineare l’importanza di quella data nella storia dei colpi di Stato).

Il futuro imperatore francese, apre un varco nella storia contemporanea, preoccupandosi di due questioni: la prima è che lo strumento del colpo di Stato debba essere l’esercito, la seconda è la legalità. Quest’ultima è decisiva in quanto crea una netta divergenza col passato. Spiega l’autore: «È questa preoccupazione della legalità che rivela in Bonaparte il formarsi di una concezione del colpo di Stato, già lontana dagli esempi classici, esempi illustri e pericolosi.»

Malaparte ripercorre la storia di diversi colpi di stato: dalla rivoluzione Bolscevica all’ascesa di Hitler. Tuttavia, tutti gli episodi narrati rievocano i Topos introdotti da Napoleone Bonaparte: l’uso  dell’esercito e la parvenza di legalità.

Catilinari

Particolarmente affascinante è la dicotomia tra: Catilinari di destra e di sinistra.

Riprendendo la figura di Catilina direttamente dall’epoca classica, l’autore ci tiene a sottolineare che «accanto ai partiti che si dichiarano difensori dello Stato parlamentare, e partigiani di una politica interna d’equilibrio, cioè liberale e democratica (son questi i conservatori d’ogni specie, dai liberali di destra ai socialisti di sinistra), vi sono i partiti che pongono il problema dello Stato sul terreno rivoluzionario».

Si tratta dei catilinari di estrema destra e di estrema sinistra, che Malaparte personifica rispettivamente in Mussolini e Lenin. La differenza tra i due consiste nel ruolo attribuito allo Stato: i primi «sono gli idolatri dello Stato, i partigiani dell’assolutismo statale»; i secondi «mirano alla conquista dello Stato per instaurare la dittatura della classe proletaria». In altre parole, entrambi mirano alla conquista dello stato ma con obiettivi e strumenti diversi.

Ad ogni modo, l’autore precisa che l’ascesa di queste figure rappresenta una componente fondamentale della formazione dello Stato moderno, ancora frainteso dai governi parlamentari che continuano ad «opporre una tattica difensiva che rivela l’assoluta ignoranza degli elementari principi dell’arte di conquistare e di difendere lo Stato moderno.»

Dato che – scrive l’autore – «le condizioni attuali dell’Europa offrono molte probabilità di successo alle ambizioni dei catilinari di destra e di sinistra», Tecnica del colpo di Stato si prefigge lo scopo di fornire utili informazioni tanto ai catilinari di entrambe le fazioni quanto ai governi parlamentari, ignari dell’arte di difendere lo Stato moderno.

Bonapartismo e opportunismo

Nel suo Tecnica del colpo di Stato, Malaparte introduce la figura dei bonapartisti, ovvero coloro che «pretendono di conciliare l’uso della violenza col rispetto della legalità, e di compiere con la forza delle armi una rivoluzione parlamentare.»

L’autore si spinge fino a indagare la figura di Adolf Hitler, interrogandosi sulla possibilità di un colpo di stato per ascendere al potere e mettere fine alla Repubblica di Weimar. Il dittatore di origine austriaca non è nient’altro che un bonapartista, in quanto si preoccupa di giustificare il suo atteggiamento sedizioso proclamandosi non già nemico, ma servitore dello Stato. Proprio come «l’esempio di Bonaparte, che impallidisce all’annunzio d’essere messo hors la loi», Hitler ha bisogno di abbandonare il ruolo di Catilina e «recitare quello più sicuro di dittatore plebiscitario.»

La tattica usata da Hitler – e, più in generale, da tutti i bonapartisti – è l’opportunismo. Per comprendere appieno questa strategia, è necessario riprendere Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte di Karl Marx:

«Tutte le classi e tutti i partiti si erano uniti durante le giornate di giugno nel partito dell’ordine per fronteggiare la classe proletaria, considerata come il partito dell’anarchia, del socialismo, del comunismo. Essi avevano “salvato” la società dai “nemici della società“. Essi avevano dato alle loro truppe le parole d’ordine della vecchia società: “Proprietà, famiglia, religione, ordine“, e gridato alla crociata controrivoluzionaria: “In questo segno vincerai!”»

In altre parole, questo «Giulio Cesare in costume tirolese» (così Hitler viene definito da Malaparte) si distingue, come tutti i bonapartisti, per «la scelta del terreno parlamentare come il più favorevole a conciliare l’uso della violenza col rispetto della legalità».

La profezia dell’autore diventerà realtà quando nel 1933 Hitler si impadronisce del potere grazie a un compromesso parlamentare, e non per mezzo di un colpo di Stato.

Il veleno non piace a coloro che ne hanno bisogno

Lo scopo di Tecnica del colpo di Stato è dimostrare che il problema della conquista e della difesa dello Stato ha natura tecnica e non politica. Il parlamentarismo nelle democrazie europee può favorire la tattica messa in atto da Bonaparte – Marx parla di cretinismo parlamentare, una «malattia che relega quelli che ne sono colpiti in un mondo immaginario e toglie loro ogni senso, ogni ricordo, ogni comprensione del rozzo mondo esteriore».

In effetti, la storia del Novecento conferma e al tempo stesso profetizza le tesi di Malaparte.

La sorte che toccherà a questo fondamentale testo è la gloria, facendone fin da subito un classico del realismo politico, accanto al Principe di Machiavelli.

«A difendere la libertà ci si rimette sempre» – afferma l’autore- e infatti, proprio a causa di Tecnica del colpo di Stato, conoscerà «la prigione e il confino, il tradimento degli amici, la malafede degli avversari, l’egoismo e la cattiveria degli uomini.»

Il libro sarà ridotto in cenere, assieme ad altri considerati sovversivi per il regime, sulla pubblica piazza di Lipsia.

Tecnica del colpo di Stato è un’opera affascinante, profetica e ricca di spunti sull’attualità. Leggendola, riusciremo a percepire il fuoco rivoluzionario del XX secolo, oltre ad un’aberrante sensazione di déjà vu nei tempi di guerra che stiamo vivendo.

Fonte immagine: Adelphi.it

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