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Eroica Fenice

TF TF TF! Viaggi nel tempo.Tragitti interplanetari di F. M. Caligiuri

TF TF TF! Viaggi nel tempo.Tragitti interplanetari di F. M. Caligiuri

TF TF TF! Viaggi nel tempo. Tragitti interplanetari | Recensione

TF TF TF! Viaggi nel tempo. Tragitti interplanetari è il nuovo romanzo di Francesco Maria Caligiuri edito Ferrari Editore.

Il titolo è un’onomatopea che evoca il suono di una mitragliatrice “ tf tf tf tf tf tf.” Un rumore graffiante che ha qualcosa di armonico analogamente alla prosa di questo romanzo, che ci mette spalle al muro con le sue fitte digressioni concettuali. La complessità di questi racconti è la presenza, dietro le microstorie e le profonde riflessioni dei vari personaggi, di una sottile trama di concetti filosofici ed esistenziali.

Si snodano così le diverse figure tematiche dell’amore, del tempo, del viaggio, della nostalgia e della morte.
La logica con cui i concetti prendono forma è spiazzante, soffocante quanto veritiera, inoppugnabile.

TF TF TF! Traiettorie, tragitti, viaggi e intersezioni

I sedici racconti del libro seguono il filo conduttore del viaggio – introspettivo e esteriore –  e tutte le sue deviazioni possibili, perturbazioni che generano una diversità infinitamente imprevedibile di percorsi: intersezioni di anime e corpi o addii che sono biforcazioni irrimediabili. Insomma, viaggio uguale vita dove l’esperienza è sinonimo di conoscenza e il movimento è cambiamento, necessaria crescita.

Seguendo dei concept principali, l’autore parte, con il suo primo racconto “Traiettorie”, da un sentimento tra i più godibili e appaganti quale l’amore. Due giovani corpi che come pietre si scontrano e si incontrano nella follia dell’innamoramento, in una declinazione amorosa che celebra la donna amata prima dantescamente per poi smentirsi senza alcun lieto fine. La triste rassegnazione che ne scaturisce è la stessa che permane per tutto il resto del libro: i personaggi più sensibili, quelli più riflessivi, tendono ad isolarsi, incompresi ed esclusi sono prigionieri della loro incomunicabilità. Accade per esempio in “Tragitto in treno” che il protagonista, in uno scompartimento per fumatori, in procinto di accendere una sigaretta, si ritrova biascicante e tremebondo di fronte alle accuse degli altri viaggiatori che lo bersagliano come “irrispettoso”. Attanagliato, messo in gabbia, rovista invano nella sua mente in cerca di parole che possano far valere la sua ragione. Ma non fa in tempo. Fallito, illuso, sognatore o inesperto viaggiatore? Il lettore ne sente tutto il disagio e non sa come giudicarlo.

L’idea che prende forma con la lettura di questo libro è un po’ quella di una viaggio infernale in cui tutti i protagonisti sono “in balia del Mondo che accade così come accade”. Osservano un’umanità varia e ridicola, una massa dalla quale sentono di distinguersi grazie alla bolgia di pensieri e consapevolezze che li rattrista poiché, come privilegiati, essi riconoscono la loro condizione ma non riescono ad uscirne. Chi tenta di farsi valere spesso fallisce.

Il senso del viaggio, tra ottimismo e rassegnazione

Il romanzo di Caligiuri è anche un viaggio nel tempo e “la Morte, si sa, è una sgradita ma inevitabile compagna di strada”. Si fa più lirica la prosa di Francesco Maria Caligiuri negli ultimi racconti, che narrano la morte.  Sono i giovani che prendono la parola, seppur morti, attraverso ciò che di scritto hanno lasciato. Una lettera al proprio padre in “L’ultimo viaggio del figlio” o il diario di un “Viaggio in America”, perduto forse in un naufragio e acquistato anni dopo, per 50 dollari. La nostalgia per una generazione dileguata o la voglia di comprenderla celebra i giovani degli anni Sessanta e Settanta per dimostrare che, a distanza di anni, nulla è cambiato e i giovani sono sempre tristi, disillusi, sfuggono alla vita inebriandosi di musica, alcol e droghe, insoddisfatti e inconsapevolmente afflitti dagli stessi fardelli lasciati da una vecchia gioventù bruciata.

Un’accusa quella di Francesco Maria Caligiuri nei confronti della decadenza dell’oggi mista a grande sfiducia: “Può davvero poco la mente, da sola, contro quella totalità dei fatti che è ciò che chiamiamo mondo”. Eppure l’ottimismo ritorna puntualmente con le partenze, potremmo pensare che la speranza di un riscatto prima di tutto personale è allora il senso che l’autore dà al viaggio: “Viaggiare è superare la tesi del rimanere fermi dove si è, contrapposta all’antitesi del librarsi volando”.

Tuttavia si alleggerisce, stanca, verso la fine, la ricerca filosofica di questo libro così come lentamente sfuma il tormento di tutti i personaggi nella placida e comune arrendevolezza di chi aspetta la morte che, sola, può sgravare gli uomini, definitivamente.

Fonte immagine di copertina: Ferrari editore.

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