The Hill We Climb: il poema per la Nazione di Amanda Gorman

Amanda Gorman

È il 20 gennaio 2021 e alla cerimonia di insediamento del neoeletto presidente americano Joe Biden, una fiammella accende le speranze di una Nazione per inaugurare un nuovo inizio. È Amanda Gorman, poetessa e attivista afroamericana, che si appresta a leggere il suo poema per l’America: The Hill We Climb è il poema della rinascita e del coraggio che Garzanti decide di pubblicare nella traduzione di Francesca Spinelli.

Chi è Amanda Gorman?

Amanda C. S. Gorman nasce a Los Angeles, California, il 7 marzo 1998. Sua madre è l’insegnante di inglese Joan Wicks e educa e cresce Amanda (che ha due fratelli e sorelle, tra cui la sorella gemella Gabrielle) che fin da subito si appassiona alla letteratura e alla scrittura: già all’età di otto anni inizia a comporre poesie. Il suo talento non sarebbe stato nascosto per molto; nel 2014 un suo insegnante delle superiori le suggerisce di iscriversi al concorso per il Youth Poet Laureate di Los Angeles, iniziativa mossa dalla Urban Word, una organizzazione no profit dedicata ai giovani e allo sviluppo delle arti letterarie. La poesia della Gorman è una poesia emozionante, che dà voce alle ingiustizie sociali, razziali e di genere: la spinta attivistica delle sue poesie impressiona la giuria che le decreta il primo premio. Ecco che il suo primo libro di poesie non tarda ad arrivare, si intitola The One for Whom Food Is Not Enough e non tradisce le sue intense intenzioni. Dopo essere diventata delegata giovanile delle Nazioni Unite, Amanda Gorman è nel 2017 la prima vincitrice del titolo di National Youth Poet Laureate. Da questo momento in poi, la vita di Amanda Gorman è ricca di traguardi poetici che la porteranno a creare una sua organizzazione no profit chiamata One Pen One Page: l’intento è quello di fornire workshop e programmi di scrittura creativa dando la possibilità a giovani poeti di pubblicare le loro opere. Scelta per recitare la sua poesia The Hill We Climb in onore della cerimonia di insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, così la Gorman si racconta, come una “ragazzina nera, discendente di schiavi, cresciuta da una mamma sola che sognava un giorno di diventare presidente e oggi recita all’insediamento di un presidente”.

È un momento difficile per l’America quando Amanda Gorman recita le sue parole compite: lo Stato esce da una presidenza niente affatto rassicurante, molte sono le scie negative lasciate dal governo Trump; non solo, alta è la voce delBlack Lives Matter a seguito delle continue sopraffazioni da parte delle forze di polizia bianca ai danni dei cittadini neri, perlopiù afroamericani, come la poeta stessa. Le minoranze hanno bisogno di una voce e quella della Gorman è una voce fresca, giovane, nuova, bellicosa e impegnata. La sua poesia è una poesia dell’emancipazione, delicata quanto forte, femminista e antirazziale.

Amanda Gorman è la potenza che si fa atto, è colei che decide di agire come meglio le riesce da sempre, con la scrittura. Garzanti che pubblica il suo The Hill We Climb, definisce le sue “parole di coraggio, speranza e futuro”, dando nuova forza al genere della poesia e il clamore che meritano alle sue parole di speranza.

Poetessa che nella prefazione alla “Poesia inaugurale per il Paese” così Oprah Winfrey descrive:

«Era proprio lei che aspettavamo: l’”esile ragazzina nera, discendente di schiavi”, che ci ha mostrato il nostro vero volto, il nostro patrimonio umano, il nostro cuore. Chiunque l’abbia vista ne è uscito ricolmo di speranza e stupito di cogliere il meglio di ciò che siamo e possiamo essere attraverso gli occhi e l’essenza di una ventiduenne, la più giovane poetessa mai intervenuta all’insediamento di un presidente degli Stati Uniti. Le sue parole ci hanno pervasi, rimarginando le nostre ferite e risuscitando i nostri spiriti. Una nazione in ginocchio, “lesa ma intera”, si è rialzata

Una responsabilità enorme che ricade sulle esili spalle di una donna, quale la Gorman, che appare come un miracolo accaduto alla presenza di milioni di americani e non solo, un raggio che finalmente segna la via del futuro. E se lei nel suo poema si chiede dove sia la luce a quell’ “ombra senza fine” si potrebbe risponderle che la luce è lei stessa, non solo come testimone della forza della Poesia, ma come incarnazione della forza dei giovani, nuove generazioni a cui bisogna dare spazio (e voce) per costruire un mondo giusto.

«Eppure l’alba è nostra,
prima che ce ne accorgiamo.
In qualche modo riusciamo.
In qualche modo siamo riemersi,
testimoni
Di una nazione che non è infranta,
solo
incompiuta».

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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