Disgrafia e disortografia: come riconoscerli e curarli

Disgrafia

Disgrafia e disortografia sono due disturbi specifici dell’apprendimento, che si sviluppano rispettivamente nella scrittura.

Per quanto riguarda la disortografia, le difficoltà principali riguardano l’applicazione delle regole ortografiche, e quindi come suggerisce la definizione stessa: la grafia.
Sia disgrafia che la disortografia sono caratterizzate da coordinate sensoriali che vengono trasformate e codificate dal sistema nervoso in coordinate motorie, nel caso dei due disturbi citati, sbagliate.

Il disturbo nasce a livello neurologico, ossia nella cosiddetta codifica fonologica (quindi nella percezione dei suoni che si attribuiscono alle specifiche lettere) e nelle competenze ortografiche e non è causata da una mancanza di esperienza nella scrittura o da deficit intellettivi, motori o sensoriali.
La disgrafia invece riguarda la componente esecutiva di scrittura; la persona affetta da tale disturbo ha delle effettive difficoltà a scrivere in modo fluido ed efficace. Ricordiamo che tale disturbo è prettamente di natura motoria, così come sottolineano gli psicologi. Mancano, in questo caso, controllo e coordinazione, che si traducono in una grafia sbagliata; da ciò ovviamente deriva una identificazione del grafema del tutto errata.
I due disturbi sono diversi tra loro e la presenza di uno non significa che sia necessariamente presente anche l’altro. Esistono bambini che sviluppano problemi di disgrafia e non hanno invece disturbi di disortografia.

Disgrafia e disortografia:  in che modo si diagnosticano

La diagnosi avviene solitamente quando il bambino che ne è affetto termina la seconda classe della scuola primaria. In alcuni casi si tratta semplicemente di un “problema provvisorio”, ma, in altri, sottolinea una patologia che poi si trasforma a sua volta in un vero e proprio disturbo dell’apprendimento.
Alcuni degli errori di scrittura più frequenti e noti, sono:

  • Confondere suoni apparentemente simili per forma (m-n, b-d) o suono (p-b, v-f);
  • Omettere lettere, sillabe o parti di parole aggiungerne (“tvolo” per “tavolo”);
  • Scrivere lettere molto grandi ed altre particolarmente piccole;
  • Utilizzare in modo scorretto lo spazio a disposizione sul foglio bianco.

La componente ortografica va attentamente valutata e confrontata con altre variabili e fattori, attraverso il dettato ad esempio, consapevoli che il processo che porta il bambino a scrivere bene, riconoscendo tutte le lettere dell’alfabeto senza doverci pensare, termina nella classe terza della scuola primaria, momento questo in cui si può porre la diagnosi di disortografia.
Ovviamente questi sono solo alcuni dei “disturbi” che possono evidenziarsi qualora un bambino fosse affetto da disgrafia o disortografia.

È necessario, quindi, individuare una strategia di demarcazione con la quale distinguere una scrittura “normale”, rispetto ad una scrittura definita disgrafica.

Dunque, per stabilire l’effettiva presenza di una delle due patologie, si effettuano diversi esami diagnostici suddivisi in varie fasi.
Con una prima valutazione, di tipo intellettivo, il bambino sarà sottoposto a tutte quelle prove necessarie per l’accertamento di uno dei due disturbi.

DSA: adottare percorsi specifici e soggettivi

Successivamente nella seconda fase, prenderanno forma una serie di indagini cliniche necessarie per la conferma diagnostica e per l’esclusione della presenza di patologie neurologiche o gravi malattie.
Si tratta ovviamente di valutazioni strutturate e ben ponderate, che nascono con una iniziale osservazione della cosiddetta “fatica nell’apprendimento”.
Secondo gli esperti del settore, principalmente logopedisti, neurologi e psicologi, i bambini o ragazzini che presentano disortografia o disgrafia, potrebbero avere anche problematiche di tipo emotivo. Il tipico mal di pancia prima di andare a scuola oppure prima di fare i compiti, sono campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Sicuramente il primo aiuto, come già specificato, è la diagnosi che secondo quanto stabilito da una Normativa del 2012 (Legge numero 170) stabilisce che ogni bambino abbia un percorso specifico, che cambia e va monitorato in modo soggettivo. Per ogni bambino esiste una modalità didattica che lo aiuterà in modo personalizzato e consentirà anche ai genitori di non “perdersi” di fronte a determinate situazioni.

I DSA tra i quali la disgrafia e la disortografia, assumono una denominazione specifica, ma ognuna di esse ha sempre il prefisso – dis ad inizio parola. Tale prefisso indica una disarmonica evoluzione di processi di apprendimento, che sono acquisiti in modo naturale nella maggioranza dei soggetti e suggerisce il criterio della discrepanza, tra il livello di funzionamento intellettivo (normale) e le ricadute specifiche nelle abilità tipicamente scolastiche.
Ricordiamo che come detto poc’anzi, ogni bambino è a sè, quindi per l’identificazione uno specifico disturbo dell’apprendimento, è necessario comprendere se a monte c’è un problema scolastico o personale.
La scrittura e la lettura sono forme di comunicazione ed attraverso il loro utilizzo, l’uomo, adulto o bambino, può esprimersi e relazionarsi con gli altri. Ecco che quindi dietro ad una semplice parola scritta male, definibile “sconnessa”, potrebbe esserci qualcosa di serio.

Ricordiamo che nell’ambito della diagnosi e del trattamento sia della disgrafia che della disortografia, la famiglia rappresenta il riferimento più importante col quale i professionisti sanitari e la scuola devono stabilire un rapporto di collaborazione .

 

Immagine in evidenza: Pixabay

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