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Eroica Fenice

Alberto “Caramella” Foà: un disco di pregiato classicismo

Paroliere di lungo corso e di grande carriera che oggi decide di fare il passo decisivo vero una canzone d’autore che sia tutta sua, nel suono come anche nelle scelte e soprattutto nella voce. Si intitola “Basta unire i puntini” il primo grande disco di Alberto “Caramella” Foà, opera prima dunque per la sua neonata carriera di cantautore. Lavoro che vede la complicità del Maestro Massimo Germini e l’incontro di un grande numero di partecipanti tra cui, forse, spiccano il cantautore Bobo Craxi e il contrabbassista Ferruccio Spinetti. Lavoro di grandissimo classicismo d’autore italiano da cui non possiamo prescindere e che non possiamo evitare di sottolineare, disco di alte misure morali, nei suoni come nelle forme come nella scelta lirica che ha forza di imporsi senza svendersi al suono facile delle parole automatiche… disco che in coerenza con l’eleganza del tutto non si svende neanche dentro le omologate strade digitali dove tutto è subito ed è gratuito alla mercé della qualunque: “Basta unire i puntini” è un lavoro raggiungibile solo fisicamente. Strada questa che sta tornando “di moda” nelle abitudini di un numero di artisti sempre maggiore… e non a caso, ad alzar bandiera a favore di questo vento, sono artisti di un passato pesante di contenuti, di parole buone e di suoni magistrali. Chissà poi cosa verrà fuori unendo i puntini di Alberto “Caramella” Foà…

Benvenuto. Vorrei indagare sul nome se mi è concesso. Chissà quanti te l’avranno chiesto: “Caramella” perché? Zucchero di dolce tentatore o contentino per un bambino che fa i capricci?

Vero che amo le caramelle (ma solo quelle con lo zucchero, quelle senza sono una cagata del marketing) e verissimo che l’idea del bambino che fa i capricci mi piace moltissimo e mi assomiglia di più ma l’origine del nome d’arte risale a quando, ragazzino, facevo sentire o anche solo leggere le prime cose che scrivevo a personaggi della musica. Uno di loro, molto colto, mi disse: “Sei un poeta” e io, imbarazzato, gli risposi “un po’ eta e un po’ no”; “No davvero, tu sei un po’ come Alberto Caramella”, un poeta del secolo l’altro del quale io ignoravo totalmente anche solo l’esistenza. Poi mi sono documentato e l’accostamento, che non rende onore a lui ma peggio per lui, mi è piaciuto. E quindi, eccoci qui…

Un disco maturo, decantato con mestiere… cercavi questa classicità… ma l’elettronica? Hai pensato mai alle nuove frontiere?

Cercavo questa classicità e non a caso ho scritto le canzoni con Massimo Germini che in fatto di classica -anche come chitarra- è il numero uno in Italia. Volevo una cosa elegante senza che potesse apparire finta, ricercata. Quanto all’elettronica nulla in contrario e credo che tutta la musica abbia una sua dignità, al massimo ci sono pezzi belli e altri meno, altri secondo me addirittura brutti. Ma l’elettronica, quella di qualità, ha il suo perché. Tuttavia nel mio disco sarebbe stata di troppo. E poi ho voluto, preteso, che fosse un disco interamente suonato, perché i computer hanno poca anima, rispetto a strumenti e musicisti. L’imperfezione è poi sempre diversa, personale, mentre i suoni dei pc un po’ rendono simili, se non omologano addirittura.

Un bellissimo titolo che rimanda ai giochini della “Settimana enigmistica”. Sono convinto che sia così… magari sbaglio… però puoi raccontarci perché questo legame?

Ho proprio copiato spudoratamente dalla Settimana Enigmistica e questo perché credo che la vita stessa, il viaggio (non la meta), noi uomini siamo in continuo divenire e diventiamo appunto anche a seconda delle scelte che facciamo, dei percorsi, degli incontri e anche nelle cose che ci capitano o non ci capitano. La sola differenza con il gioco della Settimana Enigmistica è che nel gioco il disegno segreto è segreto fino a un certo punto e comunque prestabilito dal grafico, il disegnatore, l’enigmista mentre noi, per fortuna, possiamo sempre scegliere quali puntini unire, come e soprattutto con chi…

Tantissime collaborazioni. Perché non chiamare anche le tante voci che hanno cantato le tue canzoni fino ad ora?

Prima di tutto per non sputtanarli e magari non farli sentire obbligati a dire di sì. Poi perché non avrei sopportato che la presenza di questo o quel big potesse passare per un’operazione di marketing. E dulcis in fundo perché quelle del cd sono storie ed emozioni mie, quasi una mia confessione e mi permetto di dire che così è tutto maledettamente vero, anche la libertà di dedicare una canzone d’amore a una cavalla…

Sai che ho sempre pensato al vinile ascoltando queste canzoni?

Anche la mia etichetta. Io ho imposto che l’album non venisse messo sul web e siamo partiti con il cd perché a parte tutto il male che penso di come viene gestita la musica liquida sono convinto che la musica sia anche nutrimento dell’anima e non vada ascoltata -almeno non solo- da un telefono e magari mentre si fanno tremilioni di altre cose. Presto arriverà anche il vinile, poche copie ma speciali, davvero…

Dici in una intervista: le canzoni spesso non si devono capire… cosa intendi?

Per la verità ho detto che il più delle volte non vanno spiegate e magari, certe, nemmeno capite… E’ per il passaggio delle emozioni, perché una canzone non è solo di chi la scrive o la canta ma anche e soprattutto di chi la ascolta. Che ci mette del suo, a livello emozionale, tanto che una frase può appunto emozionare in un modo nell’intenzione di chi l’ha scritta o cantata ma ancora di più da chi, per esperienza e stato emotivo del momento, chi la sente magari rovesciandone il significato stretto. Quello che ci fa battere il cuore, magari ad occhi chiusi, cambia di persona in persona e di momento in momento…

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