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Arianna Poli

Arianna Poli e il secondo EP: Grovigli

Ferrara, classe 1999, Arianna Poli è una cantautrice emergente italiana, che il 20 marzo ha pubblicato il suo secondo lavoro musicale: Grovigli, un EP composto da tre brani, due inediti ed una cover de Le luci della Centrale Elettrica. Dopo un tour che ha portato il suo precedente album, Ruggine, in giro per l’Italia, Arianna torna con un nuovo progetto, che mette in risalto la dimensione acustica e minimale. Un lavoro di sottrazione che dà luce alla voce e alle parole. Registrato a Ferrara presso lo studio SONIKA, prodotto da Samuele “Samboela” Grandi, Grovigli ha il merito di essere un EP asciutto quanto basta, ideale per porsi sulla linea di confine tra il cantautorato d’autore e l’indie.

Intervista ad Arianna Poli

Qual è l’esigenza di voler far uscire un EP di tre canzoni, di cui una versione acustica di un brano del disco precedente e una cover de Le luci della centrale elettrica. Cosa vuoi comunicare con Grovigli?

Prima di Grovigli, io e Samuele, fonico e musicista che mi accompagna nella produzione e nel tour, avevamo registrato e pubblicato un EP di sei canzoni: Ruggine nel 2018. Quando abbiamo iniziato a suonare, ci siamo ritrovati a produrre brani un po’ casualmente, senza l’intenzione di farne un disco per poi andare in tour; per questo abbiamo arrangiato con tanti strumenti, molti dei quali non suoniamo dal vivo. Dopo averlo pubblicato, c’è stato un tour di un anno e mazzo, una sessantina di concerti dove abbiamo suonato con i nostri strumenti e con le nostre forze. Da qui ci siamo resi conto che le canzoni si erano un po’ plasmate e avevano subito un cambiamento. Grovigli infatti è nato perché avevo l’esigenza di riscoprire i brani suonati durante i concerti, in una dimensione che fosse più fedele al live e più fedele a come mi sento di suonare io, esprimendo meglio il senso di ciò che sto cantando. Sono solo tre brani perché volevo si creasse un ponte, tra l’EP precedente, Ruggine, e quello che verrà in futuro.

Ruggine, il disco precedente – Grovigli, attuale EP, due titoli che comunicano situazioni da prendere in mano per evitare che si ossidino, o per snodarle da eventuali intrecci. Se è vero che un disco è il completamento dell’altro, qual è il fil rouge che collega i due album? Dal 2018 al 2020, quindi da Ruggine a Grovigli, cosa è rimasto e cosa invece è cambiato?

Il fil rouge è il tour: mi sento molto cambiata e penso di aver maturato un modo di suonare diverso dai primi passi mossi live. Il titolo Grovigli traduce il mio pensiero, nell’idea di costruire canzoni più asciutte, rinnovando i brani, avendo come punto fermo gli arrangiamenti portati sulle note del tour. Le canzoni sono rimaste le stesse, perché al centro non c’è un cambiamento ma un processo di maturità: all’inizio quando andavamo a fare i primi concerti, io e Samuele non ci conoscevamo bene a livello musicale; concerto dopo concerto siamo poi riusciti a capirci e sviluppare una certa affinità sul piano sonoro, che ormai è diventata naturale.

Qual è il tuo rapporto con i live e con il pubblico?

All’inizio ero un po’ spaventata dalla questione live, dato il mio essere introspettiva, poi invece ho scoperto che facendo questo genere di cose, vedendo sempre posti nuovi, conoscendo persone nuove, sono cambiata io: ho scoperto che viaggiare è un qualcosa che ti fa crescere anche dal punto di vista musicale. Per me, ciò che è più importante è il rapporto diretto con chi ti sta ascoltando, che si crea solo ai concerti. Registrare in studio è qualcosa di bellissimo, ma durante i live ci sono le persone, si può instaurare un dialogo: è lì che si crea il vero legame.

Perché hai scelto Quando Tornerai dall’estero come cover? Il tema del viaggiare, dell’attendere è presente anche in Ryanair, il secondo brano dell’EP; viaggiare è volersi direzionare verso una qualche meta. Tu, musicalmente, verso quale direzione stai andando?

Le luci della centrale elettrica sono di Ferrara, proprio come me, inoltre sono molto legata alla musica di Vasco Brondi. È stata una scelta difficile quella di decidere quale canzone, poiché sono affezionata a molte; poi un pomeriggio ero in casa e dal nulla ho suonato “Quando tornerai dall’estero” ed ho pensato che fosse una buona idea portarla ai live. L’ho poi inserita nell’EP e comunicato questa scelta a Vasco Brondi, che ne è stato felice. Per quanto riguarda la direzione, per ora è quella di permanere nella dimensione acustica, in cui mi trovo a mio agio ed avverto un’intimità maggiore rispetto al disco vecchio. Quando c’è il minimal, sento di essere più agile con la mia voce, lo strumento che vorrei fosse al centro del progetto: in questo modo il testo esce fuori e si comprende ogni mia volontà di comunicazione.

[Foto di Arianna Poli]

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