Canzoni degli America: le 5 più belle in assoluto

quattro canzoni degli America

Gli America sono un gruppo anglo-statunitense che ha definito il suono del soft rock e del folk rock degli anni ’70. Formata a Londra nel 1970 da Gerry Beckley, Dewey Bunnell e Dan Peek, la band ha creato un sound inconfondibile basato su intricate armonie vocali e un brillante uso delle chitarre acustiche, regalandoci canzoni che hanno segnato la storia della musica.

Il loro stile evoca i grandi spazi aperti e i viaggi on the road, diventando la colonna sonora perfetta per un’intera generazione. Ecco una selezione di cinque brani fondamentali per comprendere il loro percorso artistico.

Le canzoni iconiche degli America: una guida all’ascolto

Canzone (album, anno) Stile e significato principale
A horse with no name (America, 1971) Folk rock ipnotico. Un viaggio sensoriale nel deserto, simbolo di purificazione e anonimato.
Ventura highway (Homecoming, 1972) Soft rock solare. L’ottimismo e il senso di libertà di un viaggio lungo la costa californiana.
Sister golden hair (Hearts, 1975) Power pop acustico. L’indecisione di un uomo che non sa se impegnarsi in una relazione seria.
You can do magic (View from the Ground, 1982) Pop rock anni ’80. Un cambio di sound più elettrico che segna il loro ritorno al successo come duo.
These brown eyes (Harbor, 1977) Ballad acustica. Una canzone malinconica sul ricordo di un amore perduto.

1. A horse with no name (1971)

È il brano che li ha lanciati a livello mondiale, un successo immediato e la loro canzone più iconica. Inizialmente non inclusa nella prima stampa europea del loro album d’esordio omonimo, la Warner Bros. intuì il potenziale del singolo e lo aggiunse nelle edizioni successive. La canzone, con il suo ritmo ipnotico e il testo enigmatico, descrive le sensazioni di un viaggio nel deserto. Contrariamente a una diffusa leggenda metropolitana, il testo non si riferisce all’uso di eroina (in gergo “horse”), ma, come spiegato dall’autore Dewey Bunnell, è un tentativo di catturare l’immagine e il calore del deserto. Curiosamente, Michael Jackson ha registrato una canzone intitolata “A Place With No Name”, pubblicata postuma, che si basa chiaramente sulla melodia e sulla struttura di questo classico.

2. Ventura highway (1972)

Questa canzone, tratta dal secondo album Homecoming, è un inno alla libertà e all’ottimismo tipicamente californiano. Il sound, che unisce soft rock e folk, evoca la sensazione di un viaggio in auto lungo la costa, con il vento tra i capelli. Il testo è ricco di immagini quasi surreali, come i famosi “alligator lizards in the air”, che rappresentano le forme delle nuvole in un cielo sereno. È una delle canzoni più amate degli America, un vero e proprio ideale collettivo di spensieratezza.

«Chewing on a piece of grass
Walking down the road
Tell me, how long you gonna last
When you’re happy and you’re feeling good»

3. Sister golden hair (1975)

Tratta dall’album Hearts, prodotto dal leggendario George Martin (il produttore dei Beatles), questa canzone segna un’evoluzione nel loro sound. Meno folk e più orientata al power pop, “Sister Golden Hair” è un brano trainato da una memorabile parte di chitarra slide, ispirata a George Harrison. Il testo, scritto da Gerry Beckley, parla di un uomo che ammette di non essere pronto per il matrimonio, pur non volendo perdere la donna che ama. Raggiunse la prima posizione nella classifica di Billboard, diventando uno dei loro più grandi successi commerciali.

4. You can do magic (1982)

Negli anni ’80 il trio divenne un duo (con l’uscita di Dan Peek) e il loro sound si adattò ai tempi. “You Can Do Magic”, tratta dall’album View from the Ground, è l’esempio perfetto di questa transizione. Dal soft rock si passa a un pop rock energico e orecchiabile, con un ritornello irresistibile e un assolo di chitarra elettrica. Scritta dal talentuoso Russ Ballard, la canzone riportò gli America in alta classifica, dimostrando la loro capacità di rinnovarsi.

5. These brown eyes (1977)

Questa è una perla meno conosciuta, ma molto amata dai fan, tratta dal settimo album Harbor. È una ballad acustica malinconica che mette in mostra la purezza delle loro armonie vocali. La canzone racconta la storia di un uomo che ripensa a un amore perduto, soffermandosi sul ricordo e sulle sensazioni fisiche del dolore, come le lacrime che rigano il viso. È un esempio perfetto dell’anima più intima e riflessiva della band.

«Seems like a long, long time
Since I’ve held you in these arms of mine
Thinkin’ ‘bout all those years
That always bring back the tears»

Articolo aggiornato il: 07/10/2025

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