Precedentemente conosciuti come Captives, i Caskets hanno iniziato a crescere senza mai fermarsi. Il progetto, nato nel 2018, ha visto la pubblicazione di un EP e tre album, di cui l’ultimo uscito a novembre del 2025, riportando i riflettori sulla band britannica. Non risulta facile affibbiare un unico genere alla formazione di Leeds, tuttavia si potrebbe affermare che il genere principale da loro proposto sia un post-hardcore che tende più al melodico che ad un tipo di screamo. Questo anche perché fino a The Only Heaven You Will Know, il cantante Matt Flood non aveva nelle sue corde la tecnica dello scream, che ha però implementato proprio recentemente e presentato nel primo singolo dell’album Make Me A Martyr, lasciando tutti gli ascoltatori sbalorditi. In questo articolo consiglio cinque canzoni per iniziare ad ascoltare i Caskets.
Indice dei contenuti
Quali sono le canzoni più rappresentative dei Caskets?
| Brano | Album di riferimento |
|---|---|
| Lost in echoes | Lost Souls |
| Hopes and dreams | Lost Souls |
| Guiding light | Reflections |
| The only heaven you’ll know | Make Me A Martyr |
| Sacrifice | Make Me A Martyr |
Le migliori canzoni della band
Lost in echoes
Tra i singoli di punta del primo album Lost Souls, Lost in Echoes rimane tra le canzoni più interessanti della loro discografia. Un’unione di elementi synth che riempiono il background e creano un muro sonoro che completa la spina dorsale della canzone formata dagli strumenti classici. La batteria è probabilmente, tra questi, lo strumento che risalta maggiormente, grazie a James Lazenby, che con i suoi fill e lick crea un ritmo incalzante che supporta benissimo i vocals di Flood. Egli può tranquillamente essere definito tra i cantanti clean con la voce migliore dell’era moderna del post-hardcore, come dimostra spesso nei suoi live e in questa versione live one take.
Hopes and dreams
Per mostrare la varietà artistica, ho deciso di presentare questa canzone, che si distacca dal post-hardcore classico e si presenta come una ballad che parte con la voce delicata di Flood e un accompagnamento di chitarra acustica. Il vocalist mette in mostra il suo range vocale tramite l’uso del falsetto, mai abusato, ma usato perfettamente per creare un’atmosfera confortevole e intima. Dal secondo verso aggiunge del grit alla voce, senza mai arrivare però allo scream, ma accompagnando perfettamente il mood della canzone. La canzone guadagna intensità secondo dopo secondo, esplodendo in un climax emotivo travolgente.
Guiding light
Il secondo album è secondo alcuni il più debole della band, ma non per questo brutto o manchevole di belle canzoni. Anche in questo caso presento uno dei singoli principali. Guiding light tende ad un post-hardcore che però si avvicina molto al pop per struttura e hook vocali, soprattutto se prendiamo in considerazione la prima strofa, il ritornello e il post-ritornello. L’assolo di chitarra eleva la canzone e le dona grande identità, nonostante non si tratti di uno showcase virtuosistico di talento, ma di un semplice assolo che spezza il mood della canzone. La canzone rimane comunque tra le migliori della band ed è un ottimo ascolto introduttivo.
The only heaven you’ll know
Title track dell’omonimo album, è forse la più rappresentativa di quest’ultima release. Anche qui rimane un uso di strofe molto pop e quindi di facile ascolto, tuttavia il punto più alto della canzone e forse dell’album intero è il ritornello, senza dubbio tra i più potenti della loro intera discografia, soprattutto se si accompagna al video musicale, ambiguo ma al contempo profondo. Dopo il secondo ritornello, ad accrescere la tensione emotiva entra in gioco un assolo di chitarra, che proietta la canzone nel bridge. Questo ricostruisce la tensione per l’ultimo ritornello, nel quale Matt Flood dà prova, ancora una volta, della sua maestria vocale.
Sacrifice
Senza dubbio la più sperimentale delle canzoni dei Caskets: un’atmosfera eterea ed inquietante aleggia durante i quattro minuti, senza mai abbandonare la canzone. Il cantato quasi sussurrato e il minimalismo strumentale aumentano ancora di più la sensazione di inquietudine, donando un’atmosfera unica non solo nella discografia dei Caskets, ma nel panorama alternative contemporaneo. A concludere il background sonoro della canzone, dall’ultimo ritornello, sono gli archi, che elevano esponenzialmente il livello musicale ed estetico della canzone. Terzo singolo del nuovo album, ha estasiato molti fan, dal momento che ogni singolo ha presentato caratteristiche e sound completamente diversi, depistando in continuazione l’ascoltatore, lasciato ad interrogarsi continuamente sul genere del nuovo album e la direzione presa dalla band.
Fonte immagine: Caskets (Pagina Spotify dell’artista)


