I Molchat Doma sono un gruppo darkwave nato nel 2017, diventato in pochissimo tempo tra i più importanti e influenti del genere; le canzoni dei Molchat Doma vengono considerate perfetti esempi di quella che viene chiamata <doomer music>, dove il doomer rappresenta la persona estremamente pessimistica nei confronti dei grandi problemi dell’essere umano, quali la sovrappopolazione, l’inquinamento, l’utilizzo del nucleare e così via. Si può dire quindi che lo stile della musica dei Molchat Doma emana una sensazione simil-apocalittica, la quale tende a far immergere l’ascoltatore di trovarsi in un ambiente grigiastro, tipico ambiente slavo in cui sono cresciuti, ovvero la Bielorussia.
Indice dei contenuti
| Titolo canzone | Album di provenienza | Atmosfera e temi |
|---|---|---|
| Sudno | Etazhi (2018) | Rassegnazione, ritmo ballabile |
| Klekta | Etazhi (2018) | Claustrofobia, malinconia profonda |
| Ty Zhe Ne Znaesh Kto Ya | Belaya Polosa (2024) | Elettronica aggressiva, smarrimento |
| Otveta Net | Monument (2020) | Nostalgia, rock sovietico classico |
Tra le influenze principali del gruppo, infatti, vediamo il rock anni 80 dell’Est Europa, caratterizzato da un suono malinconico e ovattato, che viene definito più precisamente lo-fi, il quale viene supportato dall’utilizzo di sintetizzatori vintage per replicare il suono prematuro dei primi strumenti elettronici.
Curiosità sulla band e stile estetico
Nonostante si tratti di una band che ha come temi principali la malinconia e la descrizione di quelli che erano le deprimenti ambientazioni sovietiche, la loro fama è cominciata quando la canzone Sudno è spopolata su TikTok attorno al 2020 (2 anni dopo la sua uscita), e dato il groove estremamente catchy della canzone, essa è stata sin da subito mal interpretata, ma ciò ha permesso allo stesso tempo ai Molchat Doma di ottenere un livello di visibilità non indifferente.
Sono originari di Minsk, capitale della Bielorussia, infatti il loro nome tradotto vuol dire letteralmente <le case sono silenziose>, nome che riprende le tipiche abitazioni dei panorami bielorussi dove sono cresciuti.
Oltre che a livello tematico, la realtà sovietica è fonte di ispirazione anche per l’estetica della band, infatti molte delle copertine degli album (come, ad esempio, le copertine di Etazhi e Belaya Polosa) raffigurano costruzioni tipiche del brutalismo, corrente architettonica ed artistica che ha come focus l’uso di colori spenti (in particolare il grigio) e di forme ben definite ma esagerate, che comunicano una sensazione di sconforto nello spettatore.
E dopo esserci incamminati in questo sentiero grigio e offuscato, ecco 4 canzoni dei Molchat Doma per entrare a pieno nella realtà sovietica degli anni 80:
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Sudno: il successo virale e il significato
Parte del loro secondo album Etazhi (2018), Sudno è una delle canzoni più facilmente riconoscibili dalle nuove generazioni di quest’epoca; l’iconica intro con la batteria digitale che apre le porte ad una voce, ad una chitarra e un basso che sembrano star fumando una sigaretta durante tutta la durata della canzone hanno reso Sudno un emblema indispensabile per la doomer music. Benchè il ritmo della canzone induca al ballo, le lyrics esprimono in maniera perfetta quella che è la rassegnazione della condizione di vita di quell’epoca, dove l’io musicale è circondato da un silenzio opprimente che non può più sopportare.
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Klekta: la gabbia della vita sovietica
Sempre parte dell’album Etazhi (2018), Klekta ha un tempo molto più lento e agonizzante, così come il tono di voce di Egor Shkutko, che in qualche modo sembra diventare sempre più profondo e malinconico. L’utilizzo di effetti come delay, riverbero e chorus sulla chitarra aumenta ancor di più questa atmosfera distante e senza speranza; infatti, il titolo della canzone viene tradotto come gabbia/cella, che descrive perfettamente la sensazione di claustrofobia che provoca la solitudine nel contesto sovietico.
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Ty Zhe Ne Znaesh Kto Ya: malintesi e frustrazione
Proveniente dall’album più recente Belaya Polosa (2024), Ty Zhe Ne Znaesh Kto Ya ha un tono sicuramente diverso dal resto della discografia; diversamente dal classico stile lo-fi, la canzone si concentra molto sull’elettronica con toni più aggressivi, i quali esprimono la frustrazione dell’io musicale che si sente uno sconosciuto anche davanti al proprio partner. Il titolo, traducibile in “tu non sai chi sono”, incapsula la sensazione di smarrimento totale anche nel contesto di una relazione.
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Otveta Net: nostalgia e rock anni 80
Traccia più famosa dell’album Monument (2020), Otveta Net è un vero e proprio omaggio a quello che era il rock sovietico degli anni 80; la strumentale qui si concentra molto di più sulla chitarra e sul basso che sulle componenti elettroniche, risultando così in una canzone dal feeling nostalgico, sensazione che viene ulteriormente aumentata dal testo che affronta il tema della memoria e del cambio della vita nel corso del tempo.
Malgrado i Molchat Doma siano un gruppo musicale relativamente nuovo, la loro musica è sin dal loro debutto capace di rievocare una sensazione di nostalgia non solo comune alle persone che sono cresciute nel contesto sovietico, ma a tutti. Grazie alla loro musica, i Molchat Doma si sono assicurati in poco tempo una posizione alta tra i gruppi darkwave più importanti di sempre.
Fonte Immagine: Wikipedia (foto di Kerrin Key).

