I Tool sono un gruppo progressive metal e rock americano nato nel 1990 che sin dal primo album si è distinto grazie alla loro continua sperimentazione: la band vede alla voce Maynard James Keenan, una delle personalità più interessanti all’interno del contesto metal e rock, alla batteria il leggendario Danny Carey, al basso Justin Chancellor (precedentemente Paul D’Amour) e infine alla chitarra Adam Jones.
Ciò che caratterizza i Tool è senza dubbio l’uso di indicazioni di tempo irregolari che cambiano spesso anche all’interno delle canzoni stesse, combinate con un liricismo spirituale e bizzarro che si sposa perfettamente con quelle che sono le copertine dei diversi album. Dal punto di vista stilistico, gli strumenti sembrano quasi essere indipendenti tra di loro, particolarità che dà vita alle canzoni dei Tool, come se ogni strumento e la voce fossero degli esseri viventi che interagiscono tra di loro seguendo il flusso della vita. Per approfondire la loro discografia completa e la critica musicale, è possibile consultare la scheda su AllMusic.
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Curiosità sulla band
Data la natura di molti dei loro testi, alcune canzoni tramesse in radio sono state spesso soggetto di censura, tant’è che venivano riprodotte versioni ridotte oppure veniva cambiato il titolo delle stesse. Un punto di dibattito affrontato frequentemente dai fan è il fatto che Maynard durante i concerti vieta l’utilizzo di telefonini o di qualsiasi strumento di registrazione video: questo per far in modo che coloro che assistono ai concerti si tuffino completamente nell’esperienza musicale senza alcuna distrazione.
Ci fu inoltre un episodio particolare durante il concerto a Londra del 1997: un fan saltò sul palco disturbando la band e Maynard (appassionato e adesso anche cintura nera di judo) fu molto veloce nel sopprimere il fan, e mentre lo teneva fermo continuò a cantare la canzone Pushit fino alla fine come se nulla fosse. Questo episodio divenne molto discusso e divise i fan a metà per quanto riguarda le azioni di Maynard. Nonostante questi disguidi, i Tool non hanno mai smesso di esprimersi liberamente e di produrre la musica frutto delle loro visioni artistiche, ed è anche ciò che ha fatto da carburante per la fama della band. La band è tornata da poco ad esibirsi live, e Maynard ha anche riconsiderato la questione del registrare i concerti; infatti, molti dei concerti degli ultimi anni sono facilmente reperibili online.
Quali sono le canzoni più famose dei Tool?
| Titolo canzone | Tema principale o caratteristica |
|---|---|
| Schism | La rottura della comunicazione e dei legami. |
| Forty six & 2 | L’evoluzione umana e l’ombra junghiana. |
| The pot | L’ipocrisia di chi giudica gli altri. |
| Sober | La difficile battaglia contro le dipendenze. |
| Lateralus | La sequenza di Fibonacci applicata alla musica. |
Detto ciò, ecco 5 canzoni dei Tool che hanno fatto la storia:
Schism
Chiunque ha avuto modo di entrare in un negozio di strumenti avrà sentito qualcuno provare dei bassi, e la probabilità che quelle persone stessero pizzicando la linea di basso di Schism è molto alta; quinta traccia dell’album Lateralus (2001), Schism è il portone di ingresso obbligatorio per entrare nel mondo musicale dei Tool. La traccia ha vinto il Grammy Award nel 2001 come “Best Metal Performance”, ed è senza dubbio diventata una pietra miliare musicale.
Il testo parla proprio di uno scisma all’interno di una relazione (di qualsiasi tipo), e di come, nonostante una volta le parti di questa relazione fossero unite come pezzi di un puzzle, la mancanza di comunicazione porta alla rottura anche dei legami più profondi. Nonostante la premessa, la canzone vuole inoltre sottolineare come malgrado lo scisma sia avvenuto, tutto si può aggiustare attraverso la conversazione stessa e il riconoscimento delle difficoltà.
Dal punto di vista musicale, la linea di basso iniziale è diventata per tutti i nuovi bassisti un punto di riferimento, un po’ come un vangelo: il riff di basso è ipnotico, irregolare e distorto, una combinazione che fonde perfettamente l’aggressività del tono di Chancellor con la melodia. Maynard, Jones e Carey non sono da meno, infatti la canzone incapsula in maniera impeccabile il dinamismo e le capacità di intricamento della band.
Forty six & 2
Ancora una volta Chancellor regala una linea di basso impossibile da dimenticare; quinta traccia di Ænima (1996), è una delle poche canzoni dei Tool che mantiene l’indicazione di tempo in 4/4 per la maggior parte della traccia, fattore che ha aiutato la canzone a diventare tra le più accessibili per i nuovi ascoltatori. I toni sono molto più aggressivi rispetto alla classica ambientazione spirituale, questo perché il titolo Forty six & 2 e il testo rappresentano lo sviluppo e l’evoluzione dell’essere umano, e gli strumenti vogliono trasmettere questo senso di cambiamento radicale nell’io.
Il numero 46 non è casuale, infatti si riferisce al numero di cromosomi posseduti dall’essere umano, & 2 rappresenta invece uno stadio avanzato dell’evoluzione e di coscienza. Quella che Maynard chiama nel testo <shadow> non è altro che la chiave per raggiungere il nuovo stadio evolutivo, la <shadow> è ciò che uno più odia e reprime di sé stesso, ma che deve accettare per poter avanzare.
The pot
Quinta traccia dell’album 10.000 Days (2006), qui il cavallo di battaglia è sicuramente la voce di Maynard che apre la canzone con uno degli assoli di voce più famosi di sempre. Come detto da Adam Jones stesso, il tema principale della canzone è l’ipocrisia e la convinzione di avere una posizione di superiorità rispetto ad altri; il titolo della canzone proviene dal detto <The pot calling the kettle black> (traducibile in italiano come <da che pulpito viene la predica>), proverbio della quale non si sa l’origine precisa ma che si riferisce ad una situazione in quale colui che accusa condivide la stessa colpa dell’accusato, rappresentando così l’esempio lampante di ipocrisia.
Anche in questa traccia gli strumenti sono forti, Chancellor suona il basso con una forza tale da sovrastare quasi i toni della chitarra in diverse sezioni e la voce di Maynard varia tra toni acuti e rauchi in modo da rendere il tono complesso della traccia ancora più potente.
Sober
Direttamente dal primo album, ovvero Undertow (1993), Sober è la terza traccia e tra le prime canzoni a dare una grande notorietà ai Tool; ha una struttura molto più classica e regolare dal punto di vista musicale, ma dal punto di vista del testo sono molte le opinioni e le interpretazioni. Come suggerisce il titolo, la canzone sembra riferirsi principalmente alla difficoltà nel combattere la dipendenza da alcol, e allo stesso tempo il tentativo e lo sforzo dell’io musicale nel raggiungere la sobrietà. Anche riguardo questa canzone Adam Jones ha detto la sua, e ha affermato che la canzone è ispirata ad un amico di un membro della band, il quale riusciva ad essere creativo solamente sotto effetto dell’alcol.
Lateralus
Nona traccia dell’omonimo album (2001), Lateralus si presenta musicalmente come una canzone molto solida e familiare per i fan dei Tool; dopo l’uscita della canzone, essa è stata analizzata a fondo, poiché diversi fan si erano accorti della presenza di una sequenza che avevano già visto, ma non capivano dove. Scovato il mistero, i fan scoprirono che sia la strumentazione che la struttura del testo seguono un ordine ben preciso, ovvero la serie di Fibonacci: Maynard rivelò infatti come la canzone fosse stata prodotta in seguito a diverse visioni di spirali, forma data per l’appunto dalla serie di Fibonacci se raffigurata geometricamente.
Arrivati alla fine di questa spirale, si può dire con certezza che l’influenza dei Tool ha cambiato completamente le regole della tecnicità e della sperimentazione musicale, diventando così una band fondamentale e di ispirazione per le prossime generazioni.
Fonte immagine: Wikipedia (foto di 350z33)

