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Eroica Fenice

Carrese

Carrese: Terra dei fiori è il nuovo singolo

Intervista alla cantautrice Carrese.

L’ultimo singolo di Carrese, all’anagrafe Roberta Carrese, si intitola Terra dei Fiori e punta ad una tematica assai cara al territorio campano, la “Terra dei fuochi”, da anni oggetto di inchieste, per le continue morti e malattie a discapito della popolazione nord-campana. Carrese riprende le sue origini, radicate nel casertano e porta avanti il suo indie pop, in un brano dalla tematica complessa, con una forma canzone italiana, ma con un sound contemporaneo ed orecchiabile. Nell’attesa di un EP che racchiuda i numerosi singoli usciti nel 2020, Carrese insieme a Marta Venturini, Cristiana Della Vecchia e Diego Calvetti, ha confezionato un singolo pop con un lavoro di produzione estremamente accurato, sopratutto nella scelta dei suoni, che ben si incastra con la voce super-intonata della cantautrice.

Abbiamo intervistato Carrese:

Da The Voice Of Italy alla sterzata indie con Marta Venturini. Cosa oggi definisce il tuo progetto musicale Carrese? Quali sono stati i capisaldi che in questi anni hai mantenuto e cosa invece hai lasciato andare?

Ciò che ho mantenuto è stata la mia autenticità, il modo con cui mi relaziono alla musica; è vero ho cambiato stile e riferimenti, ma crescendo tutti cambiamo. Ciò che mi ha contraddistinto negli anni è stato l’essere vera, cosa che anche a The Voice ha portato frutti: il mio essere autentica, non stravolgere i brani, ma pensare al cantare e all’esibizione sono arrivati al pubblico e così sono arrivata in finale. Sicuramente l’incontro con Marta Venturini mi ha portato su una strada più soddisfacente, poiché faccio quello che mi piace, un percorso da cantautrice indie, indie pop, in cui è bello che emerga anche il lato pop della musica. Ciò che ho lasciato andare invece è la nomea di “quella del talent”; infatti ho cambiato nome del progetto musicale chiamandomi Carrese, anche esteticamente sono cambiata. Ho lasciato andare le paure, le insicurezze, anche umanamente sono cresciuta: oggi credo di più in quel che sono e in quel che faccio.

Cantare in italiano, con un sound che appartiene a quella che è la scelta indie del momento. Cosa fa secondo te la differenza tra tutti gli ascolti che ci sono in giro? In cosa la tua musica fa la differenza?

Non voglio essere presuntuosa: penso che nel panorama contemporaneo di artisti giovani under 30 non ci sia una voce femminile simile alla mia; nella musica pop più commerciale si trovano altri timbri simili al mio, ma nell’indie no: oggi la musica indie ricerca una voce non intonata, che spesso non canti solo in italiano, che cambi l’accento alle parole, mentre io sono più classica, più canonica, ma il mio sound non lo ritengo canonico. Sono una cantante legata al bel canto, però accompagnato da una sound più urban, più giovanile.

Cosa significa per te l’aggettivo indie?

Indie per me vuol dire indipendente. Indie oggi è la musica indipendente, di chi lavora in un altro ambito per vivere, ma poi crea le canzoni da solo. Io faccio tutto da me, e per me questo è essere indie: tutto è creato dalla mia testa e dal mio cuore. Per il 2021 ho però in programma un sound più sciolto dal punto di vista canoro, più giovanile, più teen.

Ultimo singolo Terra dei Fiori sembra discostarsi dal mainstream per atterrare su un tema che fa versare tante lacrime: la terra dei fuochi. La Campania è messa in ginocchio da questa situazione, molti vivono i disagi che ciò provoca…

Ti dico la verità, dopo una serie di singoli sulla tematica dell’amore, avevo voglia di una canzone che fosse un pochino più seria, un qualcosa di diverso, ma non credo ci sia stata una vera e proprio finalità. Abbiamo deciso di farla uscire in questo periodo per le inchieste sulla terra dei fuochi che sono ritornate. In questo momento sentiamo solo il corona virus,  ma ci sono altri problemi, non si muore solo di covid-19, si muore anche per altro e non bisogna dimenticarlo.

Marta Venturini, Cristiana Della Vecchia e Diego Calvetti sono i tre nomi con cui hai lavorato per questo singolo: cosa significa lavorare in un team? Carrese, che rapporto hai con i compromessi?

Di base tutte le mie canzoni nascono al 90% da sola in una stanza con la mia chitarra, poi la produzione musicale, gli arrangiamenti sono affidati ad altre persone che stimo. Lavorare in team è fondamentale, senza queste persone, che fanno questo di mestiere, non potrei far nulla. Diego Calvetti  ad esempio non è una persona con cui lavoro di base, solo per questo pezzo abbiamo collaborato insieme, siamo andati da lui a produrlo in Toscana, nel suo studio: lui è stato ciò che ha fatto la differenza nella produzione.

Ringrazio Carrese per l’intervista

[foto di ufficio stampa]

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