Don’t smile at me di Billie Eilish | Recensione

Don’t smile at me di Billie Eilish | Recensione

Don’t smile at me è l’EP di debutto di Billie Eilish, pubblicato l’11 agosto 2017. Il disco, interamente scritto e prodotto da Eilish insieme al fratello Finneas O’Connell, è stato senza dubbio il trampolino di lancio dell’artista, che ha anche consolidato la sua posizione come nuova star dell’industria musicale internazionale.

Da dove deriva il titolo Don’t smile at me?

In un’intervista, Eilish ha spiegato che il titolo dell’EP deriva da diverse ragioni, tutte legate all’idea di non forzare un’immagine di sé diversa dalla realtà. Uno degli scenari menzionati dall’allora sedicenne cantante è l’imbarazzo di ricambiare un sorriso agli estranei per strada, una regola non scritta, ma che se non rispettata è considerata una forma di scortesia. Un altro motivo citato è l’invito non richiesto a sorridere più spesso, avanzato frequentemente alle ragazze per sembrare più carine. Attraverso le 8 canzoni dell’EP e le 3 tracce aggiuntive della versione estesa, Eilish comunica l’importanza di esprimere sé stessi, a prescindere da tutto e tutti.

Le canzoni più iconiche di Don’t smile at me:

1. Ocean Eyes

Il primo singolo dell’album è Ocean Eyes, pezzo scritto e prodotto da Finneas per la sua band, ma successivamente affidato a Eilish, che aveva solo 13 anni, per completare un compito di danza. Il brano è stato pubblicato per la prima volta su SoundCloud nel 2015, diventando virale inaspettatamente e catapultando la giovane cantante nella fama. Il pezzo è generalmente descritto come una canzone d’amore dream pop che introduce il tratto distintivo dell’artista: i cosiddetti airy vocals da soprano che colpiscono l’ascoltatore come onde che si infrangono sulla riva.

«I’ve never fallen from quite this high
Fallin’ into your ocean eyes
»

2. Bellyache

La seconda canzone pubblicizzata come singolo è Bellyache, un pezzo che vaga tra hip-hop e R&B alternativo per esprimere il concetto dei sensi di colpa. Il testo è ispirato al ricordo d’infanzia di Eilish, quando rubava i giocattoli degli amici e i sensi di colpa si manifestavano come mal di pancia. Tuttavia, il testo e il video musicale della canzone si immergono in un tema molto più macabro: l’artista interpreta una psicopatica che ha assassinato i suoi amici e la persona amata, gettandoli rispettivamente nel bagagliaio dell’auto e nella grondaia di casa.

«Thought that I’d feel better
But now I got a bellyache
»

3. Lovely

La collaborazione di Billie Eilish e Khalid sul brano Lovely nasce come traccia della colonna sonora della serie Tredici, ma è stata inclusa anche nella versione estesa dell’EP. Il singolo mette in risalto le voci ipnotiche degli artisti che riecheggiano e si armonizzano costantemente fino a raggiungere il culmine durante il bridge. Il brano è una ballad chamber pop, la cui produzione include le corde di violino come metafora della delicatezza della salute mentale, rappresentata nel video musicale in cui i due cantanti sono intrappolati in una teca di vetro. A distanza di anni, è possibile un’ulteriore interpretazione della profondità di testo e video, a seguito del coming out di entrambi gli interpreti.

«Isn’t it lovely, all alone?
Heart made of glass, my mind of stone
»

Fonte immagine: Amazon Music

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