Fabrizio Moro torna ad incantare: grande successo all’Augusteo

Dopo lo splendido live del luglio 2018 all’Arenile Reloaded, Fabrizio Moro torna ad incantare il pubblico partenopeo in uno dei palcoscenici più prestigiosi della città: il Teatro Augusteo. Instancabile e mai pago di emozioni, il cantautore romano ha costruito questa tournée, che prende il nome dal suo nuovo album “Figli di nessuno”, intorno al concetto di rinascita.
Una rinascita musicale, in primis, dato che erano anni che non lo si vedeva in una forma così smagliante. Troppo spesso relegato nel limbo del mainstream, Il cantante ha tirato fuori tutta l’energia rock che aveva latente imbastendo il suo concerto sulle sonorità che caratterizzavano i primi album –  agli esordi era noto per le sue cover degli U2 -. E non a caso, la canzone che dà il titolo al disco esemplifica, con la sua ruvidezza, la strana situazione di limbo (Noi siamo in mezzo // Fra una partenza ed un traguardo che si è infranto// Noi siamo figli di nessuno) in cui Moro si è trovato incatenato.
Rinascita musicale, dicevamo, ma anche e soprattutto sentimentale. Una vita non semplice la sua, in cui le dipendenze e le fobie l’hanno fatta spesso da padrona, ma che il 44enne è riuscito a trasformare con la sua voce graffiante in poesia cantata. Sí, perché il vincitore di Sanremo 2018 è un ottimo paroliere, capace sia di interpolare nei suoi versi le venature più profonde dell’amore, sia di sdradicare e mettere alla gogna il degrado del suo tempo.

Accompagnato, come sempre dalla sua consolidata band di talentuosi musicisti, il cantante al Teatro Augusteo ha messo su uno spettacolo di oltre due ore con una scaletta ben congeniata e che ha visto i suoi più grandi successi, tratti da ben 13 fortunati album di una carriera in crescendo, iniziata ormai più di 20 anni fa, alternarsi ai nuovi e ai meno noti. E i brani di apertura, “Quasi” e “Tutto quello che volevi” sono stati proprio l’emblema del suo volersi mettere in gioco, del suo continuo sperimentare con la musica, quasi sia “l’unità di misura per capire la distanza fra le bolle di speranza”. Discorso analogo vale per “La felicità“, tratta da “Pace“, raccolta di brani in cui il cantautore racconta sé stesso, le sue paure e le insoddisfazioni che attanagliano l’umanità intera.
Dolore, ricerca e non solo, l’ex giudice di Amici ha portato sul palco anche le sue gioie e le sue aspirazioni che si ritrovano specialmente nella canzone più bella di Sanremo del 2017, “Portami via”, nella quale prega la figlia Anita di essere condotto per mano dall’amore, “da qui all’eternità“. Per il figlio Libero ha scritto, invece, il toccante brano “Filo d’erba”, in cui cerca di risollevare il ragazzo dalla devastazione che una separazione porta inevitabilmente con sé. Altro storico pezzo eseguito, simbolo del suo impegno sociale e civile, è “Pensa“, dedicato alle vittime di Mafia e Camorra, con il quale ha vinto la cinquantasettesima edizione del Festival di Sanremo nella categoria Giovani, e che ieri è stato cantato a squarciagola da tutti; l’attualità è al centro dei suoi testi, così come appare evidente in “Non mi avete fatto niente“, denuncia nuda e cruda della condizione esistenziale che la società post attentati sta affrontando, che gli ha permesso di trionfare ancora, insieme al cantautore Ermal Meta, al Festival. A queste si è aggiunta, nel recente album, “Me ‘nnamoravo de te”, un inno malinconico ai tempi che furono con la speranza di “un futuro pulito di un’alba migliore.”

Fabrizio Moro e il suo emozionante viaggio al Teatro Augusteo

Un concerto, quello di ieri sera, intimo e suggestivo, un viaggio che scava sia nelle fragilità costitutive dell’essere sia nei nodi problematici della realtà che vengono dipanati e portati alla luce nelle sue strofe con semplicità ed efficacia.

Fabrizio Moro, che punta a diventare un riferimento per la musica italiana così come Ligabue e Vasco Rossi, non è solo politica e impegno. Ma anche amore, gioia e rock.

Un cantante e un autore che non si inserisce – per sua fortuna – nell’attuale offerta musicale nazionale dove prevale la banalità e la ricerca del rapido quanto inutile successo commerciale a “tempo determinato”, avvicinandosi, invece, alla grande tradizione cantautorale italiana. Il viaggio di ieri sera si è concluso con la canzone “Pace” appartenente all’omonimo album che, insieme ai pezzi di “Figli di nessuno”, ci restituisce il riflesso più sincero di chi sia oggi Fabrizio Moro.

“Cerco solo il modo di trovare la Pace che non ho“, bisbiglia mentre la cerca ma nel contempo vaga. “Ho programmato la mia dieta e gli impegni/che da domani avrò/Faccio la spesa dentro a un centro commerciale/mentre osservo la bellezza e mi ripeto/dovrei approfondire quello che non so”.

Ma senza pace interiore non si va da nessuna parte, non si è capaci neppure di abbandonarsi all’amore. C’è forse una speranza, come il brano suggerisce in chiusura: “vedo me stesso nei tuoi turbamenti/e poi mi chiedo se senti dentro che/Io cerco te”. Ed è una ricerca di pace, di amore, di bellezza quella del cantautore che conduce con forza e tenacia, unendosi per mano a milioni di persone che condividono le stesse paure, gli stessi dubbi e timori e gli stessi momenti di felicità.

Foto: https://www.flickr.com/photos/_pek_/42811890372

Marcello Affuso

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A proposito di Marcello Affuso

Direttore di Eroica Fenice | Docente di italiano e latino | Autore di "A un passo da te" (Linee infinite), "Tramonti di cartone" (GM Press), "Cortocircuito", "Cavallucci e cotton fioc" e "Ribut" (Guida editore)

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