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Eroica Fenice

Gian Marco Castro

Out of the Past: la musica contemporanea di Gian Marco Castro

1995, Sicilia: sono queste le coordinate spazio temporali di Gian Marco Castro, pianista dall’età di 11 anni, compositore di premiate colonne sonore e di musica contemporanea. Ha all’attivo un EP “Healing” e un album intitolato Out of the past, uscito con l’etichetta discografica INRI Classic: due tasselli di un puzzle che aspetta il proprio completamento con un concept album. Al centro di questa trilogia, il tema del viaggio: un viaggio che interseca ispirazioni e esperienze, fondendo il modello di piano solo all’elettronica.

Gian Marco Castro, come ti sei avvicinato alla composizione? Cosa significa per te comporre?

Ho iniziato come pianista ed ho intrapreso lo studio del pianoforte ad 11 anni, quando frequentavo le scuole medie. Sono poi entrato al conservatorio e da quel momento c’è stato un cambio repentino di idee: mi sono dapprima avvicinato alla composizione, poi alle colonne sonore e alla musica contemporanea, approcciando un nuovo percorso di studio fatto di elettronica e elettroacustica. A 18-19 anni ho composto demo per colonne sonore: è così che ho conosciuto Riccardo Cannella, regista di Palermo, con cui ho collaborato per alcuni suoi lavori. Grazie a lui ho avuto modo di ascoltare Richter, appassionandomi sempre più alla musica contemporanea; infatti è dal 2016 che scrivo brani strumentali contemporanei. Out of Past è il mio ultimo album, secondo di una trilogia che ha come tematica il viaggio e che aspetta il 2020-2021 per concludersi con l’ultimo progetto: un concept album. Riguardo la composizione, per me è un continuo trasformare le mie emozioni in musica; tutto influenza la mia ispirazione ed il mio stile compositivo: i luoghi che visito, le persone, gli eventi, ciò che mi circonda.

Gian Marco Castro, uscire con INRI Classic è un grande biglietto da visita. Quali sono stati i passi che ti hanno permesso questa collaborazione?

Ero su Instagram, sono incappato nelle stories di Levante, siciliana come me, di cui apprezzo tanto la musica; curioso di sapere da quale etichetta fosse prodotta, ho poi avuto modo di scoprire che la INRI aveva anche un reparto neoclassico. Così ho inviato il materiale alla INRI Classic, credendo fosse un messaggio spedito per caso, invece dopo circa due mesi ho ricevuto una risposta: erano interessati alla mia musica e mi hanno richiesto altre demo. Da lì un contratto, un’esperienza molto entusiasmante, che mi ha dato fiducia, perché quando un’etichetta così importante apprezza la tua musica, davvero avverti di essere sulla strada giusta. La mia idea era quella di produrre un EP, la INRI mi ha chiesto un album e per me è stata un richiesta positiva: ho arricchito il mio progetto, trasformandolo con brani composti appositamente, che ormai sono i preferiti di tutto il disco.

Se dovessi scegliere due brani del tuo album per far entrare l’ascoltatore nel tuo mondo, quali sceglieresti?

Sceglierei Through your eyes poiché è un brano piano solo: sono nato come pianista, il pianoforte è la base della mia musica;  affiancherei a questa scelta Fall is coming, un brano che ha il pianoforte, ma anche gli archi, i synth, insomma tutto quello che è venuto dopo il mio studio da pianista, con l’insieme delle influenze raccolte attraverso la composizione di colonne sonore. Lo sceglierei proprio per evidenziare la mia evoluzione; inoltre Fall is coming riprende il tema del mio prossimo concept album, che mi piacerebbe rinviasse all’autunno, stagione preferita e particolarmente cara alla mia vita. In autunno tutto nasce e tutto muore, è una stagione dalla doppia faccia, proprio come la mia musica: è malinconica, ma cosa significa malinconia se non felicità di provare tristezza?

Out of the Past: esigenza di cambiamento? Quali sono le variazioni più evidenti rispetto ai precedenti lavori?

Sì esatto, proprio così: esigenza di cambiamento, quello di uscire dal passato, da un tunnel, da una galleria, da un qualcosa che ti ha fatto crescere e che ti ha rafforzato. Per quanto riguarda le variazioni, sicuramente la più eclatante è che rispetto al primo EP vi è una complessità musicale maggiore data dalla presenza di brani che contengono pianoforte, synth, archi, un mix delle mie conoscenze acquisite negli anni.

All’interno nella tua esperienza pianistica quanta componente emozionale e quanta virtuosistica c’è? Su cosa punta la tua musica?

Non punto al virtuosismo, perché ritengo sia bello, ma vincolante: per la maggior parte degli ascoltatori solo se sai suonare con gran velocità, allora puoi essere ritenuto brano. Io voglio che gli altri mi percepiscano per quello che sono, ovvero un compositore, non un pianista bravo: è tutta qui la differenza. Chi compone esprime le sue emozioni, a partire dall’atto creativo; chi esegue, non può trattenere tutta questa componente emozionale. La musica contemporanea è molto più libera, ma anche per questo più complessa, poiché si basa solo su emozioni e sensazioni.

Un titolo in una canzone orienta l’ascoltatore su quello di cui si parlerà nel brano. Scrivere un titolo per un pezzo strumentale cosa comporta? Ci racconti come è nato qualche titolo?

La musica contemporanea è soggettiva e così come la musica, anche i titoli scelti lo sono. Questo significa che ognuno può dare un proprio significato al brano, cercando una corrispondenza con il titolo dato dall’autore. Molto spesso i compositori descrivono ogni traccia, anche tramite i social oppure spiegano il perché e il senso dei brani nei live. Io di solito scelgo i titoli prima di comporre: A moment before happiness ne è un esempio. Ho composto sul titolo e sull’emozione che mi dava. Avendo l’influenza delle colonne sonore, nelle quali per scrivere hai bisogno di guardare prima il film e legarti alle immagini che sono presenti, ho sperimentato la composizione su titolo. Invece per Fall is coming il titolo nasce con l’idea di creare un legame con il prossimo album di cui vi ho anticipato e raccontato.

Ringraziamo Gian Marco Castro per il suo tempo.

Foto di Marco Triolo

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