Alcesti: chi è l’eroina indimenticata della tragedia greca

Alcesti: chi è l'eroina indimenticata della tragedia greca

Alcesti, in greco antico Ἄλκηστις, è una figura della mitologia greca, trasportata poi in innumerevoli tragedie arrivate fino ai giorni nostri. La figura di Alcesti, infatti, è stata resa immortale dall’omonima tragedia di Euripide.

L’Alcesti euripidea ha ispirato innumerevoli autori posteriori: tra questi, il poeta Geoffrey Chaucer e l’italiano Vittorio Alfieri, che hanno tratto liberamente elementi dal mito greco modificandoli secondo il parere e le necessità del tempo; cosa che ha fatto anche la grande scrittrice Marguerite Yourcenar. Anche Platone, nel suo Simposio, parla di Alcesti: infatti, per il filosofo greco l’eroina è quanto più vicino possa esserci all’amore disinteressato, all’Eros più puro che non esita al sacrificio dinanzi alla necessità.

C’è una costante, però, nelle infinite rappresentazioni di questa eroina senza tempo: la sua fedeltà. Il filone originale del mito, infatti, narra di Alcesti che si offre in sacrificio al posto del marito, Admeto. Ella è quindi il simbolo della sposa fedele, pronta a rinunciare alla sua vita per il coniuge. Per comprendere meglio il contesto teatrale in cui nasce quest’opera, è utile approfondire la struttura della tragedia greca e le sue evoluzioni storiche.

Chi è Alcesti nel mito e nella tragedia?

Elemento chiave Dettagli del mito
Ruolo Regina di Fere, figlia di Pelia
Simbolo Fedeltà coniugale e sacrificio altruistico
Opera principale Alcesti di Euripide (438 a.C.)
Salvatore Eracle (Ercole) che la strappa alla morte

Le origini del mito e la tragedia di Euripide

La fonte più precisa per quanto riguarda il mito di Alcesti è senza dubbio la tragedia omonima di Euripide.

Si narra che Alcesti fosse figlia di Pelia (figlio di Poseidone) e di Anassibia. Admeto, re di Fere, superò diverse prove prima di riceverla in sposa: infatti, dovette fare ricorso all’aiuto del dio Apollo, che gli donò un cinghiale ed un leone. Da qui, però, Admeto avrà un debito con la divinità che dovrà in qualche modo saldare. Purtroppo, il solo modo di saldare il debito per Admeto è il sacrificio in punto di morte.

Disperato, il re Admeto cerca qualcuno che sia disposto a sacrificarsi per lui: va addirittura dai suoi anziani genitori che, però, gli rifiutano il sacrificio. Admeto si vede costretto ad accettare la sua sorte, se non fosse per la sua sposa Alcesti, che si offre in sacrificio al suo posto.

Il sacrificio e l’intervento di Eracle

E’ davvero difficile da credere ma Admeto accetta senza batter ciglio questa proposta, accettando anche l’unica condizione posta dalla sua sposa: Admeto non dovrà più risposarsi, per evitare ai figli ulteriori dolori e la sofferenza di una matrigna che non li ama. La sposa di Admeto, quindi, spira sul letto nuziale, simbolo di una vita di coppia faticosamente conquistata e troppo presto ceduta.

Tutto sembra volgersi al peggio: nel palazzo, si preparano i lutti per la regina; finché non si presenta sulla scena Eracle, ignaro del lutto che ha colpito il suo amico. Admeto, da buon greco, adempie ai sacri riti di ospitalità tacendo finanche sul proprio lutto. Eracle, felice di essere nelle proprietà di Admeto, si lascia andare al giubilo finché non nota gli sguardi tristi che gli lancia lo schiavo che lo assiste.

Eracle pone delle domande allo schiavo, ed ottiene la verità. L’eroe prova tangibile vergogna del suo comportamento e vuole letteralmente dare un segno ad Admeto che, nonostante il grave lutto, l’aveva accolto senza batter ciglio nella sua casa. Eracle porta in dono ad Admeto una fanciulla coperta da un velo, che Admeto – per il voto fatto alla moglie defunta – rifiuta. Eracle lo costringe ad accettare il dono. Una volta da soli, Admeto scopre il volto dell’ancella ricevuta in dono: era Alcesti! Eracle era sceso nell’Ade ed aveva recuperato la sua sposa.

La concezione della donna per Euripide

Alcesti fa parte del filone delle donne euripidee che cambiano radicalmente il concetto di Donna nella tragedia greca. Incarna delle virtù universali: il coraggio, la fedeltà e la lealtà verso una causa, nella fattispecie verso il suo uomo.

Certamente, altre donne euripidee incarnano dei valori negativi: ad esempio, Medea e Fedra indagano altri due aspetti dell’animo umano molto più oscuri e non certo nobili come quelli di Alcesti. Ma c’è da dire che l’abilità euripidea risiede proprio in questo: egli non ha creato dei personaggi statici, atti ad essere dimenticati dalla storia, tutt’altro. Sono personaggi a tutto tondo, che identificano in pieno le varie sfaccettature della specie umana.

Alcesti, da questo punto di vista, si differenzia non poco: è stato spesso tacciato di essere un personaggio monotematico, senza sfaccettature, non credibile vista la sua eccessiva bontà. Questo non ha impedito alle generazioni ed ai millenni successivi di ricordarla come la figura che incarna alla perfezione l’ideale di lealtà, fino alla morte.

Crediti immagine: artsdot.com, Lord Fredrich Leighton, “Ercole lotta con la Morte per il corpo di Alcesti”.

Articolo aggiornato il: 19/12/2025

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