Giro di Danze è il nuovo singolo degli NFF, disponibile dal 12 dicembre su tutte le piattaforme. Un brano che affonda le mani nel presente e ne restituisce tutta la tensione, raccontando un conflitto che si ripete nel tempo e che riguarda molti più di quanto sembri. Tra urgenza espressiva e desiderio di non rinunciare alla speranza, la band sceglie una scrittura diretta, capace di trasformare il disagio collettivo in racconto musicale.
Giro di danze degli NFF | Intervista
Giro di Danze viene presentato come un invito scomodo, quasi una stretta allo stomaco. Da dove nasce l’urgenza di scrivere un brano che non cerca di rassicurare chi ascolta?
E’ un brano molto realistico, uno spaccato della società attuale. Non vuole dare false illusioni, ma vuole invece far riflettere sulla condizione dell’uomo.
Nel testo parlate di apocalissi che si susseguono e di parole che sembrano mancare, nonostante ce ne siano “mille pronte a esplodere”. È la fotografia di un momento storico in cui ci sentiamo tutti sovraccarichi ma spesso senza voce?
Spesso si avrebbe voglia di far sentire la propria voce e di manifestare, però capita di aver paura e di sovente essere troppo distratti e svogliati a tal punto da lasciar perdere.
In questo momento storico, soprattutto grazie ai social, c’è spazio per dar voce a molti, forse pure troppo, e questo crea una certa confusione tale da non riuscire a trovare una sintesi comune.
Il titolo richiama un movimento circolare, quasi inevitabile. Vi sembra che certi meccanismi sociali continuino a ripetersi, come se fossimo intrappolati in una danza che cambia musica ma non passi?
La storia si ripete e la storia dell’essere umano è un eterno ciclo. Ci siamo svegliati in un mondo che, se non fosse per il progresso tecnologico, sarebbe praticamente uguale al basso-medioevo.
Il brano racconta una contrapposizione netta tra chi detiene il potere e chi lotta per i propri diritti, senza rinunciare però alla speranza. Quanto è difficile oggi mantenere uno sguardo lucido senza scivolare nel cinismo?
Questa è sicuramente una buona domanda. Viviamo in una società molto cinica e diventa molto complicato trovare davvero la lucidità. Noi cerchiamo di tener viva la speranza attraverso la nostra musica, proviamo a lanciare dei messaggi.
La vostra scrittura riesce a essere diretta senza diventare didascalica. È una scelta consapevole lasciare spazio all’ascoltatore, evitando di indicare una sola lettura possibile dei fatti?
Le nostre canzoni hanno l’obiettivo di dare spunti di riflessione anche su temi importanti riguardanti la vita in ogni suo aspetto.
Dopo un percorso che va dall’introspezione di “Introspezioni” a brani sempre più legati al presente, sentite che la vostra musica stia diventando anche un modo per prendere posizione, oltre che per raccontare voi stessi?
Non è nelle nostre intenzioni prendere posizioni nette. Sicuramente scrivere canzoni è un po’ come raccontarsi. Come detto, lasciamo spazio alla riflessione e alla libera interpretazione soggettiva di ognuno.
fonte immagine: ufficio stampa
