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Eroica Fenice

Il BLU di Micaela Tempesta, intervista

Il BLU di Micaela Tempesta, intervista

BLU è l’esordio discografico da solista di Micaela Tempesta pubblicato lo scorso 18 Maggio. Anticipato dal singolo Invincibili edito lo scorso 4 Maggio, il disco si dimostra un prodotto di pregiata fattura. Un album dalla natura ancipite, in bilico tra il racconto dell’emotività e la cognizione di causa di una realtà arida e difficile. BLU è il suo manifesto, un colore notoriamente malinconico ma sensibilmente denso, profondo. Tale spessore si esterna anche nelle scelte musicali, scelte musicali elettroniche eleganti che oscillano tra diversi generi come l’R’n’B, l’Hip Hop, il Soul e il cantautorato italiano. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere e la fortuna di fare quattro chiacchiere con Micaela Tempesta che ci ha dato modo di conoscere la genesi dell’album e di conoscerlo meglio in alcuni suoi aspetti.

Micaela Tempesta e il suo BLU, l’intervista

Chi è Micaela Tempesta? Quali sono i suoi trascorsi musicali? 

I miei trascorsi sono abbastanza “sfigati”. Ho iniziato a fare musica verso la fine degli anni ’90, quando c’è stata una rivoluzione sia nel modo di fruire che nel modo di fare musica. Un periodo che poi ha portato a questo scatafascio odierno: vedi i talent, lo streaming…

Ho cominciato scrivendo in inglese e, insieme ad alcuni miei amici che avevano una casa di produzione, abbiamo fatto 3-4 pezzi che abbiamo poi licenziato all’estero. Roba dance, nulla di importantissimo ma comunque ci hanno aiutati a fare qualche soldino. Poi ho cominciato a lavorare sul mio progetto personale, sempre in inglese e con i miei amici ma vidi che non era molto semplice e quindi staccai per un po’. Nel frattempo c’è stata appunto tutta questa rivoluzione nella musica, anche nel modo di acquisirla da parte della case discografiche. Io sono stata almeno 10 anni a fare il pendolino tra Napoli e Milano perché a Milano c’erano le case discografiche. A Napoli adesso c’è qualcosa, ma negli anni ’90 c’era davvero pochissimo. Ho preso un po’ di porte in faccia ma non mi sono arresa. 

C’è un filo conduttore nell’album? Un collegamento tra il titolo e la copertina?

Guarda, il titolo è venuto prima dell copertina. Anzi la copertina è uscita per caso mentre rovistavo tra le vecchie foto di famiglia. Trovai questa foto che aveva questa moquette blu e altri elementi blu. È stata una cosa fortuita.

Si chiama BLU perché è un colore che rappresenta un po’ un modo di essere. È quella cosa che abbiamo un po’ tutti noi napoletani: siamo “tristi” ma siamo intensi e ritmici in quello che facciamo, riusciamo comunque ad andare avanti. 

Qual è stata la ricerca musicale? 

La ricerca musicale l’ho fatta insieme a Massimo De Vita. Una volta scelte le canzoni da inserire nell’album abbiamo cominciato a fare degli ascolti che si avvicinassero al mio modo di far musica che è R’n’B ma anche un po’ soul e un po’ cantautorato italiano. Abbiamo fatto una ricerca abbastanza breve perché Massimo ha capito subito cosa mettermi addosso. Io ascolto molta musica nera, impazzisco per Lauryn Hill e quindi siamo andati in quella direzione. Ovviamente il risultato non è proprio quello (ride, ndr), ma delle radici le manteniamo. 

Nel tuo brano “060607 (Napoli)”, a differenza di una certa narrativa che cerca di far emergere degli aspetti positivi nelle tante situazioni negative della città, indorando la pillola, mi sembra che tu ci vada giù abbastanza pesante, senza fronzoli. Non a caso dici: “Sono nata in una cartolina, mille colori a mascherare la violenza e la miseria di una città che non cammina e fa dell’arroganza una regola per la sopravvivenza”. Cosa puoi dirmi di questo brano e cosa puoi raccontarmi di Napoli. 

Napoli è dicotomica, è doppia. È tante cose e pochissime cose, ci sono cose meravigliose e cose tremendamente brutte: non ci sono vie di mezzo. Ho cercato di fare un’osservazione in maniera distaccata. Alle cose che non vanno, noi siamo abituati. Noi viviamo addomesticati da questa città che non ti lascia scegliere. Non ho fatto altro che dire le cose come stanno: siamo arroganti, anche i più educati. Veniamo da generazioni e generazioni di arroganza. Dall’altro lato, comunque, è una città che ti dà sempre ispirazione e ha sempre una storia da raccontare. Ma in ogni caso bisogna fare i conti con la realtà: la realtà è che siamo bellissimi ma in altri casi bruttissimi. 

Cosa puoi dirmi invece del brano “Favole”, hai detto che è stato ispirato da Wall-E e la cosa mi ha incuriosito molto. 

Wall-E ha un po’ predetto quello che potrebbe accaderci e in fondo quello che stiamo diventando: gente che sta davanti a uno schermo, che non si guarda più, che non si tocca più, che ingrassa, che perde l’uso delle mani, dei piedi, costretta a trasferirsi su un altro pianeta perché il nostro è pieno di spazzatura. La cosa che mi ha fatto tenerezza è una scena in cui due ragazzi parlavano, fianco a fianco, ma attraverso lo schermo. Non si guardavano e questo è quello che sta accadendo a noi, ci stiamo distaccando dalla realtà. 

Da quello che mi hai detto su “060607 (Napoli)” e “Favole” mi viene da pensare che dietro l’album ci sia una grande voglia di fare i conti con la realtà. È così ?

Sì, assolutamente. L’unico filo conduttore che riesco a trovare a tutto l’album è proprio la vita. Sta diventando effimera, non stiamo più vivendo, non ci parliamo più con tutta questa tecnologia. Io sono pro alla tecnologia ma bisogna dosarla. 

Riguardo i progetti futuri cosa puoi dirmi invece. 

Adesso sto preparando il live con le strumentazioni elettroniche perché il disco è tutto elettronico e devo imparare perché fino ad oggi mi sono esibita con chitarra e voce o con il pianoforte. Spero con l’inverno di portare un po’ in giro il disco ma non posso anticiparti niente perché, se non sono pronta non parto, non ce la faccio ad “arronzare” le cose. 

Ringraziamo di cuore Micaela Tempesta per la gentilezza e la disponibilità concesse.