Il lungo addio di FRANZ | Intervista

Il lungo addio di FRANZ | Intervista

Il lungo addio è l’ultimo singolo del cantautore, compositore e musicista italiano FRANZ. La canzone fa parte del suo nuovo progetto da solista, affiancato da una piccola orchestra. Il titolo deriva dal nome del settantaquattresimo numero del fumetto italiano Dylan Dog.

Ambientato in un periodo drammatico e complesso per l’intera umanità — quello della pandemia di COVID-19 — “Il lungo addio” è il frutto di anni tanto difficili da richiedere all’autore un lungo tempo di “stagionatura” creativa prima di poter completare il brano.

Il singolo gioca su una dicotomia profonda: morte-vita, soddisfazione-insoddisfazione, allegria-tristezza. Questo contrasto serve a sottolineare l’importanza e la bellezza della vita, anche nei momenti più bui e di maggiore sconforto. Si può affermare che “Il lungo addio” si presenta come un vero e proprio inno alla vita, ma che ironicamente prende forma… a partire dalla morte!

Per comprendere meglio la complessità del brano e la sua valenza storica, abbiamo avuto l’opportunità di porre alcune domande a FRANZ.

L’intervista a FRANZ sul suo ultimo singolo Il lungo addio

Il lungo addio parte ironicamente dalla “fine” di ogni cosa: la morte. La celebrazione dell’Aldilà è un tema centrale nel testo, da locus amoenus diventa, alla fine del testo, il luogo dell’insoddisfazione. In questa prospettiva, è proprio la consapevolezza della fine imminente a far risaltare l’intensità e il valore della vita: quando tutto può finire, è allora che la vita si mostra in tutta la sua straordinaria qualità?

In un certo senso sì. Quando sai che il tempo è limitato, ogni istante assume un peso diverso. Non è una questione di cinismo, ma di prospettiva. L’idea dell’Aldilà come luogo perfetto è rassicurante, ma forse proprio la consapevolezza della nostra imperfezione rende ogni momento prezioso. L’immortalità, paradossalmente, potrebbe essere inquietante se togli l’elemento della sorpresa, del rischio, dell’imprevedibilità e ahimè anche della sofferenza. Forse è questo che rende la vita così “straordinariamente incasinata” e, allo stesso tempo, meravigliosa.

Il lungo addio è nata durante un periodo che ha segnato profondamente le nostre vite: la pandemia. In che modo l’atmosfera sospesa e quasi apocalittica di quei mesi ha influenzato le scelte narrative e visive del testo e del video della canzone?

Quei mesi hanno fatto emergere una strana sensazione di sospensione, come se il tempo si fosse piegato su se stesso e, in quel vuoto, le nostre fragilità sono diventate più evidenti. Il lungo addio è anche figlio di quel momento: è un brano che riflette su come, paradossalmente, siano proprio le difficoltà e le perdite a renderci più consapevoli della vita. Anche il video riflette questa tensione, con i suoi contrasti e i colori volutamente esagerati, come a voler ricordare che, anche quando tutto sembra fermarsi, la vita continua a pulsare sotto la superficie.

Il brano si chiude recitando: “Che meraviglia l’Aldilà, abbiamo tutto proprio tutto, da qui all’eternità, ma ti confiderò che vorrei indietro la mia sporca, vilipesa, maledetta ed imperfetta umanità”. Oggi, il desiderio incessante di perfezione e di eccellenza sembra allontanarci da ciò che ci rende umani. È arrivato il momento di invertire la rotta? Quanto è urgente riscoprire il valore dell’imperfezione?

Assolutamente sì. Siamo ossessionati dalla perfezione, dall’efficienza, dalla brillantezza. Ma l’imperfezione è ciò che ci rende unici, è il dettaglio storto che dà carattere a un’opera, la nota sbagliata che può rendere una melodia memorabile. Forse è arrivato il momento di accettare che essere imperfetti è l’unica forma di perfezione a cui possiamo aspirare. E poi, senza l’imperfezione, come potremmo mai continuare a esercitare l’arte sottile della lamentela? 😉

Il brano Il lungo addio si distingue per una struttura vertiginosa che spiazza l’ascoltatore, soprattutto nel finale, dove emergono le contraddizioni accumulate fino a quel momento riguardo alla concezione dell’Aldilà. Anche nel videoclip, i contrasti sono evidenti, con l’uso predominante di colori pastello e vivaci. Quanto è importante, a tuo avviso, il gioco di contrasti sia a livello musicale che visivo in questa canzone?

I contrasti sono tutto. La vita è fatta di estremi e senza ombre i colori non risalterebbero. Nella musica come nel video, volevo catturare quel senso di vertigine, di straniamento, che si prova quando ci si confronta con l’assurdità dell’esistenza. È un po’ come ridere a un funerale o piangere a una festa: un cortocircuito emotivo che rende tutto più vero. E poi, senza contrasti, tutto si confonde in un’unica massa indistinta, come una foto sovraesposta.

Hai in programma qualche progetto interessante per il futuro? Sarebbe possibile avere un’anteprima di ciò su cui sta lavorando

Assolutamente sì. Dopo Il lungo addio, sto lavorando a nuova musica che continuerà a esplorare i contrasti che amo: leggero e orchestrale, moderno e classico, ironico e profondo. Dopo l’estate uscirà un nuovo singolo, e posso anticipare che sarà pieno di queste sfumature. Ma questa è un’altra storia, e merita di essere raccontata al momento giusto. 😉

Fonte immagine: Ufficio stampa

 

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