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Eroica Fenice

Intervista a Gino Giovannelli, pianista e compositore di Overwhelmed

Intervista a Gino Giovannelli, pianista e compositore di Overwhelmed

Overwhelmed è il disco d’esordio di Gino Giovannelli, pianista e compositore napoletano, classe 1988, laureatosi presso il Conservatorio San Pietro a Majella e perfezionatosi a New York con artisti del calibro di Phil Markowitz, Kenny Werner, Kevin Hays e AAron Goldberg. Ha inoltre composto le musiche originali del cortometraggio “Feel Like Sharing” di Lorenzo Marinelli, premiato alla Official selection HP Master of Short Film Cannes 2017.

5 domande a Gino Giovannelli, autodidatta “megacurioso”

Partiamo dalla domanda più difficile, chi è Gino Giovannelli?

Sono un ragazzo di buona famiglia, padre medico, madre casalinga. Non so perché ho cominciato dicendo questa cosa: in qualche misura questo background mi ha penalizzato perché ha accresciuto le aspettative che le persone avevano nei miei confronti. Quasi come reazione all’ambiente sofisticato in cui sono cresciuto, ho cercato stimoli del tutto estranei a quel mondo, frequentando il liceo artistico e dedicandomi alle mie passioni per il disegno, la boxe e Stevie Wonder. La mia prof d’arte mi ha orientato verso la scelta di diventare un musicista: ascoltavamo Petrucciani, Herbie Hancock e i Take 6 durante le ore di lezione. In seguito mi sono imbattuto in Piano Blues, documentario prodotto da Martin Scorsese, con la regia di Clint Eastwood e da lì non ho più abbandonato questa strada. Ho iniziato a suonare il pianoforte da autodidatta a 15 anni, quando i miei mi regalarono una tastiera a Natale. Una sera, dopo il liceo, sentii un live di Frank McComb e, pressato dall’urgenza di cercarmi un impiego, il giorno successivo mi sarei dovuto presentare alla Feltrinelli per un lavoro nel reparto musica. Invece decisi di mettere su un trio.

Com’è nata l’ispirazione per Overwhelmed?

Prima di partire per New York, nell’inverno del 2014, conobbi una persona con cui ho vissuto una storia travagliata e che è stata determinante per la composizione del pezzo che ha dato il titolo al disco. “Sopraffatto” dagli eventi, dalle circostanze, dalla vita, in una città a 7000 km di distanza, con un visto turistico che mi costringeva a esibirmi nei locali senza poterne fare parola con nessuno, e questo mi trasmetteva un senso di malinconia e solitudine. Questo pezzo racchiude la mia esperienza di quei mesi: una notte mi sedetti alla tastiera e suonai tutta la melodia per intero, dal nulla. Tornato a Napoli, misi insieme un gruppo di musicisti e così è nata la partnership con Luigi di Nunzio (sax), Marcello Giannini (chitarra), Umberto Lepore (contrabbasso) e Salvatore Rainone (batteria). L’ingrediente fondamentale è stata la grande sinergia che ci ha uniti, che ha permesso di dar vita al disco.

Quali sono i brani per te più significativi?

Lonesome Child, dedicata a mio nipote. Il giorno della sua nascita, tornato a casa dalla clinica, mi misi al pianoforte e suonai l’intro del pezzo, venuta dal nulla, mentre il resto è frutto di una serie di interpolazioni, come quando mi sognai Brad Mehldau che mi suggeriva gli accordi. Like Sunday l’ho scritta un giorno in cui mi sembrava fosse domenica, ma non era domenica, ed è stato uno dei primi pezzi che ho portato agli amici per suonarla insieme. Findind Sylvia riprende il titolo di una canzone di Stevie Wonder, uno dei modelli che mi hanno sempre ispirato.

Come descriveresti la tua musica a parole?

Se volessi citare Art Blakey, storico batterista di jazz, dovrei dire è intensa, intensa, intensaLa mia musica deve essere per forza così. Sono sicuro di quello che creo, non ho dubbi se questa cosa può piacere o meno, ho dubbi solo su come si fa a portarla in giro. La diffusione musicale attualmente va incontro alle esigenze di mercato, ai gusti della massa, e le canzoni tendono a ruotare intorno allo stesso centro tonale e non ha tensione da un punto di vista tecnico e acustico, per cui si può ascoltare anche passivamente. Prova ad ascoltare Charlie Parker passivamente, lo stuti dopo un minuto! Per il jazz ci vuole una guida all’ascolto. Nonostante ciò esso non può essere destinato a morire perché affonda le sue radici nel melting pot di culture, quindi più ci metti questo elemento e più la musica jazz si nutre sempre di nuova vita.  

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando ad un nuovo disco e ho composto la colonna sonora di un docu-film intitolato “Il principe delle pezze” di Alessandro Di Ronza, acquistato da Sky, la cui uscita è prevista per il prossimo inverno.

Prima di concludere, una curiosità: i suoi acerrimi “nemici” sono, nell’ordine, Maria De Filippi, Gigi D’Alessio e Giovanni Allevi, per cui è bene pensarci due volte prima di affermare che la sua musica contiene “eco di Allevi”: si rischia di urtare la suscettibilità dell’artista che, com’è noto, racchiude sempre in sé un briciolo di narcisismo.

Fonte immagine: YouTube.com

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