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Eroica Fenice

King of the minibar

King of the minibar, intervista ad Andrea Bruschi, in arte Marti

Andrea Bruschi, in arte Marti, è un musicista e un attore italiano. Ha iniziato la sua carriera negli anni ’90 e da allora ha accumulato anni di esperienza e successi, tanto nel campo della musica, che in quello della recitazione. Il 3 febbraio è uscito King of the minibar, ultimo disco di una trilogia iniziata nel 2009.

In vista dell’uscita di King of the minibar, abbiamo intervistato Andrea Bruschi

Salve Andrea, la sua carriera artistica, come musicista, nasce negli anni ’90. Come lo ricorda quel periodo?

Buongiorno a lei (sorride). Ricordo che era ancora il 90’ e quindi le cose erano diverse. Sono vintage ma cerco di frenare la mia nostalgia. Gli anni ’90 erano molto interessanti perché c’era ancora un fermento artistico da ventesimo secolo, cioè le persone uscivano di casa per conoscere le cose non essendoci internet, che come in un romanzo di P. K. Dick, ha sostituito la realtà con una parallela. Si andava nei negozi a comprare i dischi, che erano ancora un oggetto artistico da possedere gelosamente godendosi tutti i particolari dell’opera. Si andava ai concerti e si controllava la fede musicale delle persone per strada, cioè si riconoscevano i propri simili per come erano vestiti realmente nella vita e non nelle foto sui social che possono essere anche forvianti. Penso che l’esperienza di uscire di casa (non lo dico con ironia) sia sempre fondamentale e quindi per me gli anni 90’ sono gli ultimi scampoli di una vita diversa, sia quella interiore che esteriore. La mia formazione viene ancora da più lontano dagli anni 70/80’, che si stanno poi capendo meglio adesso perché ci vuole una certa distanza nelle cose. Detto questo io sono riuscito a realizzare i miei progetti artistici in modo più efficace nel nuovo millennio quindi sono grato agli anni ’90 e ’80 che mi hanno dato le fondamenta, ma anche al ventunesimo secolo in cui spero ci sia più ascolto, oltre alla velocità che lo sta caratterizzando.

«Cassavetes diceva: trovate persone che volete emulare e supportatele. Non importa dove siano e che forma d’arte facciano, sia musica o qualsiasi cosa. Supportatele perché, avanti nel percorso, saranno loro il vostro supporto». E lei chi ha supportato?

Le parole di Cassavetes sono sante… supportare significa per me seguire, nutrirsi dell’artista, anche vampirizzarlo ed amarlo. Insomma parlo di passione, che con il cinismo non ha nulla a che vedere. Io ho sempre seguito gli artisti che mi hanno parlato, che mi hanno preso, nella mia stanzetta a Genova San Fruttuoso, che è il mio quartiere natale, e mi hanno fatto volare nell’iperspazio e mi hanno salvato la vita. Io ho seguito artisti musicali e non solo. Li ho cercati, li ho studiati, li ho amati e li ho incontrati, quando possibile, per ringraziarli e sostenerli. Perciò il movimento/etichetta che abbiamo creato intorno al disco è dedicato a Cassavetes. Questo è il mio percorso. Avere uno dei miei artisti preferiti, Igort, che mi dona la sua arte per il disco fa parte di questa filosofia. 

Il 3 febbraio è stato pubblicato Kinf of the minibar, che chiude la trilogia iniziata nel 2006. Qual è il suo pensiero alla fine di questo progetto?

Sono contento perché fare le cose in cui ci si esprime veramente è sempre una guerra fatta di tante battaglie, ma è anche come ti comporti sul campo che fa la differenza. Ho portato a termine una missione e una visone artistica, e mi rende felice. Per valutare la cosa ci vuole distanza, ma forse non toccherà più a me. Anche se parla ad una persona sola, sono contento.

Le canzoni del disco sono tutte bellissime, ma In my garden mi ha colpito particolarmente. Come nasce? Ha avuto una musa particolare per questo brano?

La ringrazio molto! È uno dei brani che preferisco e sono molto felice dell’esecuzione al piano di Simone Maggi e degli arrangiamenti drammatici dell’orchestra di Anne Marie Kirby, che abbiamo fatto a Londra con dei musicisti straordinari. L’idea del brano mi è venuta l’ultimo dell’anno di qualche anno fa, mentre Berlino festeggiava il capodanno e io ero a casa al piano da solo. Il mio appartamento versa su un giardino che è anche un piccolo cimitero. Sparavano i fuochi d’artificio e mi è venuta l’immagine di una persona che aspetta l’amata per portarla in un’altra dimensione e non festeggiava il capodanno, ma aspettava il giorno in cui lei sarebbe uscita dal labirinto dove stava o, se ancora non esistesse, si sarebbe manifestata. Se poi sono io quella persona chissà… Lascio l’ultima parola al sommo poeta: «Proprio accanto al dolore del mondo, e spesso sul suo suolo vulcanico, l’uomo ha sistemato i suoi piccoli giardini di felicità». (Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano, 1878)

Recentemente lo abbiamo visto nei panni di Andreas di Cecco nella fiction I medici. Una bella esperienza, immagino.

I Medici sono stati una bellissima avventura e mi spiace di essere morto subito nella serie. Lavorare in inglese a questi livelli è un sogno che spero continui.

Progetti futuri?

Prossimamente sarò “Ravera“, un poliziotto della mobile di Milano nella serie Sky 1993 per la regia di Giuseppe Gagliardi e ritornerò nella serie RAI Questo Nostro Amore 80, inoltre sto terminando le riprese di un film commedia che uscirà ad Aprile: l’opera prima di Simone Godano.
Inizieremo a portare live “King of the minibar“ in Italia e Germania, e non vedo l’ora di suonare queste canzoni dal vivo con la band.

Grazie Andrea per l’intervista concessa

Grazie mille per le preziose domande.

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