Il teatro della solitudine: storie da Edward Hopper

Il teatro della solitudine: storie da Edward Hopper

Nighthawks, 1942 (Nottambuli)

Ore 4.00 a. m. Abbiamo fatto l’amore per ben tre volte questa sera, un caffè e poi le pago un taxi. Cosa potrà volere da me, una che conosco da due giorni. È il tipo di donna che dopo una settimana mi lascia l’accappatoio nel bagno, ne sono sicuro. Certe donne di Manhattan nascono così, ti succhiano prima il cervello e poi il conto in banca. Mani da pianista e testa da segretaria. Ha avuto una storia con il suo capo, mi ha detto a cena. Thelma, questo è il suo nome, ha un profumo italiano e si capisce dal colore del suo vestito che è in vena di conquiste. Domani cambio numero di telefono, la signorina dev’esserci abituata, alla seconda telefonata capirà che deve girare i tacchi.

“Hey, Tom hai del fuoco?” Tom è il ragazzo del bar, per vivere fa due lavori e uno di questi è il turno di notte in questo bar della city. Dice che per lui questo è un lavoretto momentaneo, eppure sono già tre anni che serve caffè nero ai tavoli. E poi c’è lui, il tenebroso. Ogni notte, nel suo doppio petto grigio, chiede a Tom di bere un whisky liscio. Ha l’aria dell’impiegato di banca che è stato lasciato dalla sua donna, che beve per dimenticare. Gli impiegati di banca li riconosco dalla tesa del cappello.

Stringo una Marlboro tra le dita: “Tom del fuoco?”. Sta lavando un bicchiere e mi guarda storto. Ha voglia di chiudere tutto e di andar via. “Mister non ho i fiammiferi”. Niente mancia, ma questo già lo sa. Thelma mi sfiora con le dita la mano sinistra; è un gesto automatico, il suo, mentre osserva lo smalto rosso sbeccato dell’altra mano.

Il tenebroso non alza mai lo sguardo dal bicchiere, poggiato sul bancone. Ha sentito che ho voglia di fumare ma non dice nulla, ma di sottecchi guarda la mia lei. Avrà notato i suoi capelli rossi e l’aria sfatta da ragazza facile; forse gli dà coraggio. Gli sarà venuta voglia di portarsela a letto. “Prego signori chiudiamo”. Tra poche ore in questo bar ci sarà più luce e tutti saranno tornati alle proprie vite. Thelma sarà più sola di prima aspettando il trillo di un telefono che non suonerà. Il tenebroso troverà un bar aperto per un altro giro di bevute. Tom aprirà i suoi libri di medicina sognando un’altra vita; io tornerò nel mio appartamento e seduto alla scrivania batterò a macchina un’altra storia.

“Per molti l’ alba è l’inizio del giorno, per me è la fine della notte”.

La solitudine del contemporaneo

Automat, 1927

Ecco, ci sono cascata di nuovo. Mi ha scaricato. Ho creduto alle sue promesse; che l’avrebbe lasciata, la moglie. Ed io, come una cretina, ho pensato che fosse vero. Ora mi ritrovo da sola, seduta dentro un freddo bar di Ny, davanti ad un caffè caldo preso da una stupida macchinetta automatica, e sono qui ad aspettare che lui mi chiami e mi riprenda come l’ultima volta.

Ho creduto alle sue bugie, ci volevo credere. La crisi coniugale, il fatto che non avessero più rapporti, i figli che si erano fatti grandi, la malattia di lei. Non era vero nulla.

Mi ero fatta bella per lui, questa sera, ho indossato un cappotto verde bosco e quel vestitino leggero che gli piace tanto. Il cappello giallo è un regalo di mia sorella Louise, che è stata in luna di miele a Parigi. Louise è, tra le due, la preferita di papà. Lei è stata sempre più fortunata di me con gli uomini. Ha sposato un broker e hanno preso una bella casa nel Village.

Compio trent’anni il prossimo luglio. Lavoro come spogliarellista quando nella vita sognavo di cantare e ballare a Broadway. Avere tre figli con l’uomo giusto, una casa grande nel New Jersey e un cane di nome Bobby.

Che freddo che entra da quella porta a vetri, lo scaldino non basta a riscaldare l’ambiente. Ho le gambe ghiacciate come questo tavolo dal piano di marmo. Il ragazzo al bancone mi sta fissando. È un giovane cinese. Non parla una parola d’inglese, forse è per questo che hanno messo un distributore automatico. Mi sento sola e questo caffè, senza zucchero, fa schifo come la mia vita. Dovrei comprare uno di questi distributori automatici e metterlo in cucina così da ricordarmi che c’è sempre una possibilità di scelta tra caffè dolce e caffè amaro.

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