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Eroica Fenice

La terra sotto i piedi Daniele Silvestri

La terra sotto i piedi, il nuovo album di Daniele Silvestri

Venticinque anni di carriera e nove album in studio e Daniele Silvestri definisce ancora la musica come il suo più grande amore. Ne La terra sotto i piedi, il suo nuovo album, Silvestri alterna sonorità cantautoriali ed elettroniche senza rinunciare a brevi ma incisive incursioni nel mondo rap.

«Ti è venuto in mente che a forza di gridare / Hai più di cinquanta anni / Dovresti riposare / E invece, ancora col megafono / Ma che malinconia». Sono le parole che un (non)-fan potrebbe rivolgere a Daniele Silvestri che in Complimenti Ignoranti sfrutta molti dei luoghi comuni per rappresentare il pubblico dei social, quello delle emoticon e degli insulti preventivi. Ma Daniele Silvestri ha ancora il coraggio e la voglia di gridare e La terra sotto i piedi lo dimostra.

Infatti, ciò che si può sicuramente riconoscere a Daniele Silvestri, soprattutto dopo la partecipazione sanremese, è un impegno a “sporcarsi le mani” per costruire qualcosa di concreto. Necessario riconoscerglielo perché non era assolutamente scontato che un uomo di cinquanta anni con venticinque anni di carriera alle spalle salisse sul palco dell’Ariston per cantare un disagio giovanile. Un disagio diffuso, di cui tutti sono più o meno consapevoli ma che viene accettato con estrema rassegnazione.  Con Argento Vivo Silvestri ha perlomeno provato a mettere a fuoco quel disagio, cosa che inspiegabilmente un’intera generazione non prova neanche più a fare. Ed è emblematico che solo in Argento Vivo quello sguardo sempre un po’ malinconico ma mai triste sulla realtà sfoci in un finale senza speranza: «Se c’è un reato commesso là fuori / È stato quello di nascere». Niente mezze misure, nessun compromesso e niente giochi di parole. Diretto e tristemente reale. Necessario. Non c’è quella fiducia finale che troviamo di solito come in Qualcosa Cambia: «Qualcosa cambia / E se non cambia ancora / Cambierà / Impara a non guardare solo l’emergenza / Vedrai che in lontananza / Il cielo è rosa / Qualcosa cambia».

Se in Acrobati le atmosfere erano dichiaratamente più rarefatte con un Silvestri in bilico che dall’alto guardava il mondo senza volersi tuffare nella frenesia, con La terra sotto i piedi si torna a quel mondo che dall’oblò dell’aereo sembrava ben organizzato perché «Tu ancora non ci credi, ma servono radici / Mi serve gravità, la stessa che negavo fino a ieri / Quando predicavo di essere funamboli sospesi». Infatti, in Scusate se non piango, canzone impreziosita da uno splendido video con la regia di Valerio Mastandrea, si racconta di spazi occupati, resistenze e sgomberi. Silvestri definisce il video “un piccolo miracolo” dati i pochi fondi e il risultato. “Miracoli” che si rendono possibili quando ci sono quelle reti umane e culturali che lavorano con tenacia e amore a progetti importanti, come nel caso del Collettivo Angelo Mai. In Scusate se non piango emerge l’esigenza di far convivere la vita “privata” e quella sociale. Pur parlando di sgomberi e resistenze, al centro della scena c’è semplicemente un ragazzo innamorato che vede il tutto da un’altra prospettiva.

Le quattordici tracce registrate a Favignana con la Magical Mystery Band (Fabio Rondanini, Gabriele Lazzarotti, Daniele Fiaschi, Duilio Galioto) in otto giorni sono il risultato di un lavoro pensato e realizzato in modo strutturale. Silvestri ha spiegato che per quasi tutti i brani c’era prima un abbozzo di tema centrale con parole e musica, poi lo sviluppo della base musicale e poi il pezzo completo con la parte restante del testo. L’album è impreziosito dalle partecipazioni di James Senese, Davide Shorty, Rancore, Manuel Agnelli e Niccolò Fabi.

Ne La terra sotto i piedi, come in tutti gli altri lavori di Silvestri, continua ad essere evidente la presenza di una penna intelligente che gioca con le parole mettendole al servizio delle idee e della musica. Forse sono proprio le parole che raccontano i sentimenti e i loro mutamenti che ci dicono qualcosa in più del Silvestri con venticinque anni di carriera alle spalle. Non c’è più l’amore da colpo di fulmine de Le cose in comune o di Occhi da orientale, è un amore diverso, più maturo che cerca la forza di sopravvivere al cambiamento accettandolo con consapevolezza. Il tutto riuscendo a trovare lo spazio anche per un altro tipo di amore, quello calcistico. Con La vita splendida del capitano, Silvestri omaggia Francesco Totti proprio nei giorni in cui l’altro capitano, Daniele De Rossi annuncia la sua separazione dalla Roma.

La terra sotto i piedi, come detto, è un album che tratta anche di attualità, un’attualità che non può prescindere dalla comunicazione e dalla tecnologia. Se in Tutti matti il tema della comunicazione viene introdotto, «I telefoni sono specchi / Ma solo se sono spenti / Per questo ricaricare / È fondamentale / Non pensi? / Per non rischiare di vedersi tristi», una riflessione più profonda e poetica arriva con Concime, forse la canzone che da sola spiega l’intero album:

«Lo so che è difficile da immaginare
Ma c’è stato un tempo in cui comunicare
Era molto più scomodo, meno immediato
Per questo un discorso era più ragionato
Se avere risposte richiede dei mesi
Diventa importante non esser fraintesi
E le dichiarazioni di guerra o d’amore
Non ammettevano errore

Mi manca la terra sotto i piedi
Un solido riferimento in basso da cui attingere conforto
Anche quando non lo vedi
La base da cui puoi spiccare un
salto sapendo che al ritorno la ritrovi
Mi manca molto più del desiderio di scoprire mondi nuovi
La terra sotto i piedi».

In definitiva, La terra sotto i piedi è un album con cui Daniele Silvestri ha dimostrato di saper tenere unite tematiche e sonorità più o meno intime attraverso il racconto di una quotidianità in cui la sua vita si fonde con quella degli altri fino a diventare la nostra.

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