Seguici e condividi:

Eroica Fenice

covid-19

L’arte al tempo del Covid-19: per gli invisibili non andrà tutto bene

Sono gli artisti: i musicisti, i ballerini, i teatranti, gli organizzatori e gli operatori, gli stessi che con il proprio lavoro rendono la macchina dello spettacolo fruibile a tutti. Sono gli stessi che in questa quarantena e nella vita di tutti i giorni accompagnano con la propria arte ciascuno di noi e rendono possibile la realizzazione di quest’ultima. Esseri umani che si trovano in balia delle onde, ora più che mai, nel periodo di pandemia, durante il quale sono emersi i complessi meccanismi organizzativi e tutelativi che minacciano una categoria lavorativa, poco sistematizzata e desiderosa di un riconoscimento a livello economico ed assistenziale. Colpiti dall’effetto economico del Covid-19, i lavoratori del mondo dello spettacolo sono stati i primi a dover ridefinire l’assetto della propria occupazione, non potendo del tutto contare sui provvedimenti presi dallo Stato, né su tutele finanziare, in quanto le indennità Covid-19 sono rivolte ai lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, aventi almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 all’interno del Fondo, con un reddito annuo non superiore a 50.000 euro, come stabilisce l’indennità lavoratori dello spettacolo (art. 38, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18). La potente macchina dell’arte paga infatti lo scotto di avere numerose figure non riconosciute, lavoratori cosiddetti “a nero”, artisti che per vivere della propria musica, ad esempio, hanno portato avanti la propria professione senza tutele a livello contributivo, fiscale e senza garanzie; sono proprio questi professionisti a pagare a caro prezzo l’intera emergenza. Ad oggi qualsiasi mestiere indipendente che abbraccia il comparto dello spettacolo è paralizzato, con un futuro incerto, senza possibilità di organizzazioni prossime: la prospettiva di ripresa a breve termine non prevede una data stabile per realtà come cinema, teatri, stadi, palazzetti, club, luoghi essenziali per lo svolgimento dello show; ma non solo, il danno sarà anche, psicologicamente parlando, ritornare alla mentalità pre-covid, al gusto dell’assembramento ad un concerto, al sedersi accanto ad uno sconosciuto in teatro.

Cosa succederà post Covid-19? Quando riprenderà un tecnico di palco, un fonico, un musicista, un attore a poter svolgere il proprio lavoro con dignità (non parlate di dignità indicando i concerti al drive-in) e con le giuste tutele giuridico-finanziare? È questo forse il tempo per stabilizzare una norma, istituire un albo, un’organizzazione che difenda un intero mondo lavorativo, per troppi anni avvitato su se stesso, lasciato ai propri compromessi interni? Se l’arte è riscatto, allora è giunto il momento che la macchina dello spettacolo sia ri-organizzata tutta: dalla punta dell’iceberg fino a tutto ciò che è sommerso.

La musica e la figura del musicista, del cantante, dell’operatore dello spettacolo al tempo del Covid-19, messa a dura prova, anche a causa delle poche agevolazioni e sovvenzioni per questa categoria. Ti va di esporre le tue paure, esigenze in quanto musicista, operatore dello spettacolo e la tua opinione riguardo ciò che si andrà ad affrontare?

Risponde Elisabetta Serio, musicista, pianista, compositrice:

Tempi veramente duri per chi lavora nel mondo dello spettacolo. È vero che si ha più tempo a disposizione per realizzare tutte quelle cose che per anni si è tenuto nel cassetto, inventandosi e reinventandosi. È vero che ognuno di noi cerca di fare delle proprie dinamiche, delle dinamiche creative, avendo più spazio fuori e dentro, soprattutto dentro. Ma questa è un’altra storia, perché, a conti fatti, non si vive di sola arte e di sola emotività. Ci troviamo di fronte ad una dicotomia: da un lato si ha fame di cultura e di arte, dall’altro si cerca di sbarcare il lunario.  Molti operatori dello spettacolo, e mi riferisco soprattutto ai facchini, ai service, a tutti quelli che consentono agli artisti di fare gli artisti, al momento sono a casa e chissà per quanto tempo ancora lo saranno. Si parla di gennaio 2021!!! In questa lunga siesta, bolla temporale o tempo africano, ci si aspetterebbe una mano sostanziosa da parte di chi governa. Aiuto che non è arrivato in tempi di pace figuriamoci in tempi di guerra. Perché in Italia non esiste una struttura che tuteli è una categoria che nemmeno esiste… I proclami non dovrebbero servire solo a conservare le poltrone ma a garantire tutela per tutti i cittadini, senza distinzione di genere. Ci si aspetta delle norme straordinarie per tutti, per garantire un presente possibile.

Risponde Ernesto Nobili, musicista, chitarrista, compositore:

La musica, che già non se la passava bene, è la prima vittima eccellente del Covid. Non me ne vogliano i moralisti e la nazionale virologi per la triste metafora. In molti di noi del settore si stanno rendendo conto della condizione disagiata in cui abbiamo, anche colpevolmente, lavorato finora, anelando blandamente a modelli europei, senza saperne molto, e senza mordente. Oggi, a casa, senza soldi e prospettive ci siamo tutti accorti che lo stato Italia non considera cittadini tutti coloro che si occupano di musica. Eppure tutti, mai come ora, ci chiedono disperatamente di contribuire ad addolcire le giornate, e da sempre si nutrono del nostro lavoro… Quello che mi preme è che bisogna urgentemente portare alla luce il fatto che il nostro lavoro non è fatto di famosi, ma di tanti che a stento sbarcano il lunario pur essendo fior di professionisti, qualcuno artista, e molti persino noti, e che siamo dimenticati. Ciò per ragioni, per me culturali, che hanno radici nella dicotomia musica alta vs musica da barbiere (di cui egregiamente mi occupo…). Eppure tutti usano il nostro lavoro. E quando dico nostro parlo di un bacino di lavoratori enorme, che va dalla stella al proprietario dell’ultima sala prove… Molte iniziative stanno nascendo, gruppi, movimenti. Sarebbe bene, con i compromessi necessari, arrivare compatti senza distinzioni geografiche e artistiche, ad avere interlocutori al governo di oggi, e di domani. Come Jack Lang nella Francia di Mitterand, tanto per citare una nazione di cui si fa tanto parlare tra musicisti per il proprio modello. Intanto un reddito di quarantena, poi intavolare uno studio su come aiutare chi promuove e crea musica, dai club all’ultima sala prove alla star del violino alle scuole di musica con una politica fiscale REALISTICA e perseguibile che abbatta drasticamente il nero e il dilettantismo. Bisogna fare attenzione anche perché leggo discussioni e proposte deliranti. Ad esempio sta nascendo una disgustosa e triste moda di puntare il dito contro i cosiddetti amatori non professionisti come i colpevoli di una situazione difficile, perché andando a suonare per poco svenderebbero il lavoro di musicista sul mercato. Credo che una cosa del genere non sia nemmeno commentabile, ma spiega lo stato di allerta molto bene.

Risponde Stefano Scopino, organizzatore di eventi musicali:

In questo periodo in cui siamo totalmente fermi e in cui non siamo in nulla e per nulla tutelati, abbiamo molta paura per il futuro. Proviamo ad immaginare diversi scenari dove poter continuare con il nostro lavoro, per proseguire nell’intento di portare musica e arte alle persone. Questa situazione, paradossalmente, rappresenta per noi uno “stimolo” per inventare cose nuove aprendo la mente verso nuovi orizzonti, ma quello che ci preoccupa maggiormente è l’interesse degli artisti e dell’audience verso piccole realtà come la nostra. La possibilità di costruire cose da soli è ormai sempre più reale, vedi le dirette sui social o gli streaming. In questo momento, concordiamo con gli artisti che hanno smesso di fare dirette gratuitamente, perché lo streaming a pagamento sarà sicuramente uno dei primi scenari di “mercato”, anche se questo comporta un cambiamento del concetto di “Tour”.

Risponde Pietro Scalera, allievo del conservatorio  San Pietro a Majella di Napoli, musicista, bassista:

La professione del musicista, come tutte quelle esistenti in campo artistico è fatta di un lungo percorso nascosto come un iceberg sotto lo specchio dell’acqua. Molti ignorano che oltre agli artisti di fama affermata esiste un gran numero di lavoratori nel mondo dello spettacolo che negli ultimi 20-30 anni sono stati costretti a condizioni di lavoro sempre più umilianti, meno tutelate e ovviamente a nero. A causa anche dell’inesistente attenzione da parte del legislatore questo fenomeno è andato dilagando, costringendo anche numerosi colleghi ad accettare paghe da fame pur di lavorare. La pausa imposta dalla pandemia globale è il momento giusto perché si proceda a punti chiave quali una regolamentazione degna di tal nome, la creazione di un albo, e regole che tutelino i lavoratori nel campo dello spettacolo e che consentano loro di essere riconosciuti e avere una vita professionale dignitosa.

Risponde Annalisa Madonna, artista, cantante, condividendo il comunicato che è stato scritto da numerosi musicisti,  durante il periodo Covid-19, per ribadire la condizione di difficoltà che vivono i lavoratori dello spettacolo. Utilizzando parole altrui, la cantante espone la sua opinione a riguardo:

«Il Covid-19 ha messo in ginocchio una categoria, quella dello spettacolo, che difficilmente riuscirà a rialzarsi in tempi brevi. Musicisti, attori, tecnici, promotori ed organizzatori di eventi, tutti sono nella stessa tempesta. Numerosi sono stati gli interventi di uomini e donne che vivono quest’ emergenza per far puntare un riflettore verso il nostro settore, che è stato il primo a chiudere e sarà l’ ultimo a riaprire. Diamo tutti il nostro contributo affinché i tanti gruppi spontanei che stanno nascendo in questi giorni sui Social confluiscano in un unico movimento che dia finalmente voce alla moltitudine tutta di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo. Chiediamo un reddito di quarantena che traghetti l’intero comparto cultura fino alla piena ripresa dei singoli settori interessati. Chiediamo che questa sia l’occasione per aiutare l’emersione ed il rilancio di un intero settore che da anni lotta per stabilizzare la propria condizione lavorativa. Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia.»

Ringrazio Annalisa Madonna, Elisabetta Serio, Ernesto Nobili, Pietro Scalera, Stefano Scopino.

[Foto https://www.pexels.com/it-it/foto/artisti-ballando-band-cantante-1763075/]

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply