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Lobina

Lobina: l’esordio discografico con Clorofilla | Intervista

Lobina è una cantautrice genovese che con Clorofilla , il suo EP uscito il 12 giugno, compie il primo passo discografico e mostra la sua musica nel mercato italiano, facendosi spazio tra le tante uscite settimanali con la sua arma più preziosa: la sincerità. Cinque tracce con cinque titoli monoparola, essenziali e descrittivi collegati da una condizione di caduta e rincorsa, che sottolinea un processo di rigenerazione, una risalita verso la luce, verso l’energia motore della vita. La voce di Lobina è pulita, le melodie si intrecciano con elementi elettronici di tendenza, diventati parte integrante della nuova musica cantautoriale; la proposta musicale arriva senza mezzi termini, senza pretese, semplice e minimale.Il suono è definito dal produttore Simone Carbone e riflette lo stato d’animo di dover fare i conti con la volontà di scoprirsi sempre nuovi, sempre diversi, sempre pronti a respirare aria pulita. Clorofilla è un titolo evocativo, così come lo sono il timbro di Lobina e l’arrangiamento dei brani. Evocativo è l’aggettivo che descrive una musica nata dal pensiero, pubblicata per pensare, per creare un legame tra ascoltatore e artista, per ritrovarsi sulla stessa lunghezza d’onda.

Clorofila , intervista a Lobina

Partiamo dal titolo: Clorofilla . La clorofilla è vitale per la fotosintesi, poiché permette alle piante di ottenere energia dalla luce. Perché hai scelto questo titolo per il tuo primo EP? E nell’ambito musicale qual è la tua clorofilla?

Il titolo viene dalla necessità di assorbire la luce, che per me significa circondarmi di energia positiva per tornare a respirare e rinascere. La mia clorofilla musicale è quell’esatto momento in cui istintivamente inizia un buttar giù un testo o una melodia e tutto ciò che ho bisogno di esprimere diventa canzone.

In Precipitare, prima traccia dell’EP, dici «non resterò a guardarmi precipitare», un invito a ribellarsi, rialzandosi prima dello schianto. Qual è la caratteristica della tua musica, in grado di non farla “precipitare” nel mucchio di ascolti che poi cadono nel dimenticatoio?

Di base la mia voglia di lontano di ascoltare la mia musica equivale a voler trasferire, a voler comunicare qualcosa che faccia stare bene, che faccia vedere o che regali comunque un’emozione. La caratteristica della mia musica sicuramente è la sincerità e la necessità di entrare in empatia con le persone, chiaramente c’è un poi lavoro di arrangiamento, la scelta degli strumenti e di altri dettagli, ma deve sempre essere in linea con quello che sento.

Qual è la canzone a cui sei più legata di questo EP? Da quale esigenza nasce e cosa racconta?

Non ce n’è una a cui sono più legati, ma posso dirti che quella che mi sembra di più è Caos. Sono messo a nudo completamente, ho mostrato le mie fragilità senza vergogna, la amo molto.

In Leggera canti insieme a Marcelo ECE, come si è sviluppata questa collaborazione?

Quando è nata Leggera io sentivo già una voce maschile. Non così come spiegato, ma mentre cantavo e provavo immaginavo proprio un timbro specifico e quello di Marcello lo trovavo perfetto per questo brano. Così l’ho contattato e in realtà appena ha sentito il pezzo è rimasto entusiasta e ha mandato la sua parte.Sono onorata, anche perché ho trovato in lui una bellissima persona.

«Casa è il posto che fai dentro di te», un verso di Caos, canzone che mi richiama la scrittura e la vocalità di Francesca Michielin e in alcuni tratti anche Veronica Lucchese de La Rappresentante di Lista. Ti rispecchi in queste due artiste, sono presenti nei tuoi ascolti? 

Hai centrato in pieno! Assolutamente sì, Francesca Michielin in particolare per la sonorità e Veronica Lucchese per la sua potenza nella voce e nell’interpretazione, poi, che testi, la trovo una perla rara.

Immagine copertina: Ufficio stampa

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