Eroica Fenice

No Time for Beauty di Makoto Holmberg, intervista

No Time for Beauty è il secondo album, dopo il primo EP Slow Night, di Makoto Holmberg, alias Andrea Apicella, uscito il 19 ottobre scorso per la VolumeUP. Cinque tracce di sola musica elettronica strumentale arricchita dal field recording, ne abbiamo intervistato l’autore.

1. Makoto Holmberg, dove e come nasce questo progetto di musica elettronica?

Il progetto nasce nel 2015, nella mia stanza, letteralmente. In quel periodo avevo la seria intenzione di fermare quello che era il mio percorso artistico per dedicarmi ad altro. Ho sempre avuto un rapporto di odio-amore con la musica. Quindi i primi lavori come Makoto Holmberg sono nati e si sono evoluti nella mia stanza, senza l’intenzione di pubblicarli. Quando ho capito che non aveva senso trattenere il materiale rinchiuso in un hard disk, allora ho deciso di condividerlo con il mondo. Essendo il mio un linguaggio sonoro molto vicino a generi ascoltati principalmente fuori Italia, sono riuscito a suonare, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, in improbabili posti, prima in Inghilterra e poi in Germania, presentando i miei improbabili lavori ad altrettanto improbabili serate di musica.

2. Qual è lʼispirazione per lʼalbum “No Time for Beauty”?

No Time for Beauty è un progetto che ho sempre sentito dentro. È tutto ciò che fin da ragazzo mi sarebbe piaciuto esprimere in maniera artistica. Quindi l’ispirazione non è partita da un agente esterno, ma semplicemente dalla promessa che mi ero fatto da adolescente nel momento in cui avevo deciso che avrei voluto fare musica.

No Time for Beauty: la musica elettronica di Makoto Holmberg

3. Come mai cinque tracce solo strumentali, qual è il loro significato?

Parto dal presupposto che la voce sia uno strumento così come lo è un basso, un pianoforte, il suono della pioggia o il rumore bianco. Credo che l’uso della voce nel senso classico del suo significato, cioè con il fine di farla emergere tra gli altri elementi di un brano, costringa chi fa musica ad attenersi a certi standard, sia in termini di resa sonora, di pulizia, sia in termini di strutture. Uno dei miei punti cardine per No Time for Beauty era proprio il non voler ripetermi all’interno dei brani. Nulla suona uguale per più di due volte, anche un semplice beat di batteria ha variazioni, seppur impercettibili, che danno l’idea di qualcosa di spontaneo, di improvvisato, di creato in maniera istintiva. Non penso che in questo genere di musica la presenza di una voce segni un netta differenza. Ci sono tanti elementi, e la voce è solo una di questa, non meno importante, ma neanche più importante. Dipende da ciò che si vuole dire e come lo si vuole dire.

4. In questo album rispetto al precedente c’è una maggior componente umana e di sottofondo grazie anche al field recording, come mai questa scelta? Altre differenze tra i due album?

Non amo particolarmente lʼidea del “campionato”, cioè di un elemento che viene tagliato e collocato più volte in una casella. Non mi piace perché è come se si cercasse di dettare un tempo e forzare quella che è l’evoluzione naturale di un oggetto sonoro.

Credo che il field recording mi dia la possibilità di superare questo ostacolo. La maggior parte del lavoro del compositore elettronico si svolge su software caratterizzati da griglie che danno un riferimento temporale, in certi casi “imprigionando” lʼidea del compositore stesso.

A me piace invece escludere questi riferimenti, e basarmi su questi rumori ottenuti dalla registrazione di una giornata di pioggia, di una passeggiata notturna, o quantʼaltro.

La differenza tra il mio primo EP, Slow Night, e questo, è che l’EP d’esordio voleva raccontare il mio mondo in maniera più eterea, mentre No Time For Beauty è un qualcosa di viscerale, crudo, intento a descrivere “cose” che sento dentro che davvero non saprei come spiegare a parole.

5. Potete dirci di più su qualche progetto che avete in cantiere?

Ho molto materiale al quale sto lavorando per il 2019. L’idea di rimanere fermo per più di un anno mi logora. Vestirò una nuova pelle, così come mi è capitato di fare nei due ep precedenti. Mi piacerebbe riuscire a collaborare con qualche artista della scena elettronica e scrivere un brano a quattro mani… Ma più di ogni altra cosa, vorrei riprendere a suonare live, magari in Italia, dove ho suonato pochissimo con il progetto.

Francesco Di Nucci

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