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Eroica Fenice

Non lo so: La musica sessuale di Sibode DJ

Non lo so: la musica sessuale di Sibode DJ

L’11 Maggio Simone Marzocchi, in arte Sibode DJ, pubblicherà per la casa discografica Brutture Moderne il suo terzo lavoro da solista, Non lo so.

Il disco è dedicato a Mirko Bertuccioli, il compianto membro dei Camillas, una delle band di riferimento del pop psichedelico italiano.

Il percorso che ha portato al disco è senza alcun dubbio tortuoso.

Si parte innanzitutto dalla difficile coesistenza tra l’esuberanza artistica di Simone Marzocchi ed il rigore che contraddistingue la sua figura professionale.

Sì, perché prima di essere Sibode DJ questo misterioso uomo, quando più gli fa comodo, assume le sembianze di compositore e musicista per l’orchestra Corelli e per il Teatro delle Albe di Ravenna.

Questa esigenza espressiva si è ben presto tramutata in una necessità quasi epidermica, fino a divenire un’appendice dell’inerme corpo del povero Simone Marzocchi, ormai incapace di tenere a freno Sibode DJ che, in questo processo quasi di scissione molecolare, prende vita e “sibodizza” tutto ciò che lo circonda.

Per capire che cosa si può trovare all’interno di questo disco si possono utilizzare le parole dell’autore stesso: “Roba forte, roba da ballare, roba da cantare e gridare, roba da stare lì piccoli piccoli, roba che ti fa respirare un po’ più profondo come quando mandi giù un pianto che non esce ma che c’è, roba scema, roba che fa ridere, roba che ci fai quello che vuoi, roba sexy, roba giusta”.

Ed in effetti sono proprio tutte queste robe che si trovano dentro.

Nel suo nuovo progetto infatti non c’è nessun riferimento classico, non c’è posto per la compostezza e il politically correct.

E’ un folle flusso di coscienza, disordinato, a tratti affascinante, a tratti fastidioso ma, anche nel fastidio, si è colti da una sorta di fascino per l’oscuro perché, c’è poco da fare, per ascoltare questo disco bisogna rimboccarsi le maniche, sporcarsi la camicia ed entrare nell’oscura grotta che Sibode DJ ha progettato con le sue folli e psichedeliche sovrastrutture musicali.

Il disco sin dalle prime note presenta interessantissimi riferimenti ad ambienti completamente disparati.

Il brano di apertura ha delle melodie quasi classicheggianti, con un organo di vago ricordo bachiano di sottofondo ed un testo irriverente a fare da contorno.

Segue “Sbagliato o No”, un bel brano che strizza l’occhio al cantautorato anni 70, con tanto di moog tipico di quell’epoca.

Meno male” ha una melodia tipicamente di pop psichedelico (e qui ci si riallaccia in qualche modo anche alla dedica al cantautore dei Camillas, venuto a mancare di recente causa covid) con un video ed una melodia molto anni ’80.

Suko” vede un altro stravolgimento sul tema proponendo una melodia che potrebbe funzionare perfettamente come sigla per un cartone animato giapponese dei primi anni 2000.

Gli Animali della Giungla è invece un brano jazzato; sia le melodie che il testo riprendono fedelmente il tema annunciato nel titolo del brano tanto che i fiati presenti sembrano quasi simulare dei versi di elefanti.

Già a questo punto del disco sono state raggiunte importanti vette di follia, stranamente però il brano “Non mi lavo più”, nonostante il titolo decisamente poco rassicurante, va a differenziarsi per la sua intensità, conferita mediante la ridondanza di un testo esasperato e una base darkwave ben costruita.

Sullo stesso livello di intensità emotiva anche il brano, dal titolo ancor meno rassicurante, “Liquido Seminale” seguito dalla spensierata “Grande Felicità” e dalla rockeggiante “Fuori Piove”.

La decima traccia è “Calera” probabilmente il brano più interessante del disco, con un lato cantautorale che ricorda un poco Giovanni Truppi, a dimostrazione di come certe presunte “irrazionalità artistiche” in realtà possano funzionare anche nell’ostile mercato discografico italiano.

I testi vedono sempre un alternarsi di componenti demenziali, provocatorie, ironiche ad altre più ricercate ed intense. Un esempio è rappresentato esattamente da questa parte dell’album; si passa infatti dal testo ben costruito di “Calera” ad “Al Mercato” il cui testo è dato da un ossessivo ripetersi di melanzane, zucchine, carote.

Il disco si chiude con una sorta di carillon psichedelico in “Non lo so”.

Il lavoro nel suo complesso è sicuramente proiettato ad un’ottica live, tant’è che in molti brani sono inseriti alla fine della traccia degli spezzoni di battute fatte dallo stesso Sibode DJ durante alcuni suoi concerti.

Queste tipologie di lavori meritano sempre particolare attenzione, dietro l’ironia molto spesso ci sono persone con profonde conoscenze del settore in cui operano. Senza avere una profonda conoscenza musicale sarebbe stato impossibile fare il minuzioso lavoro di destrutturazione realizzato dal polistrumentista in questa occasione.

Insomma, lunga vita alla follia.

 

Fonte immagine: Facebook

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