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Eroica Fenice

La categoria Musica contiene 343 articoli

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In The End, l’addio dei The Cranberries

Finisce così un’era musicale. Quando la rock band irlandese più celebre al mondo e che ha partecipato con successo alla storia della musica anni Novanta, chiamata The Cranberries, annuncia il suo scioglimento. E lo fa con un album, il loro ultimo, In The End, rilasciato il 26 aprile. Probabilmente il sogno durato tutta la vita, quello di fare buona musica amata dal pubblico ed entrare nella storia delle rock band europee, finisce molto prima di oggi: ossia il 15 gennaio 2018, quando Dolores O’ Riordan morì improvvisamente a 46 anni in un albergo a Londra. L’annuncio della scomparsa della leader e chitarrista del gruppo avvenne poco dopo la registrazione di una demo che sarebbe stato le fondamenta del loro ottavo album, successivo a Something Else del 2017. Il disco è stato ultimato e rifinito quando all’inizio di quest’anno, esattamente un anno dopo la morte di Dolores, esce il singolo di esordio All over now; passano i mesi, e il gruppo annuncia all’inizio di aprile che, con questo album, i The Cranberries si sarebbero sciolti, che la voce di Dolores non avrà più nuove canzoni da cantare e Mike e Noel Hogan e Feargal Lawler non l’accompagneranno più con i loro accordi e le loro note. In The End, l’addio ufficiale Una perfetta armonia durata trent’anni, se non si considera il periodo di pausa che la band si prese dal 2003 al 2009, appena dopo la pubblicazione di Stars con i loro più grandi successi. Allora, si pensò ad un’interruzione definitiva, ma molte band riescono a risalire a galla dopo aver attraversato un periodo di tempesta, capita ai grandi dopo anche tantissimi anni di idillio inframmezzati da incomprensioni o semplicemente la necessità di prendere strade diverse. E così accadde anche per i The Cranberries. Forse niente più poteva far pensare ad uno scioglimento dopo aver già vissuto una resa e aver ricominciato di nuovo, ma per il pubblico, e anche per i componenti della band, non c’è The Cranberries senza Dolores. C’è da dire che chiudono in grande stile: In The End è, senza dubbio, un bellissimo disco, che tiene le radici ben salde nel loro percorso artistico, non facendoci assolutamente rimpiangere le malinconiche melodie che si intrecciano alla voce unica di Dolores in capolavori come “Zombie” o “Linger” o “Ode to my family”, felici di poter ancora un’ultima volta ascoltarla, almeno in una canzone. Proprio quella che dà titolo all’album è commuovente, trascinante ed intensa, degna di qualsiasi altra canzone della band. In “Wake me when it’s over” aleggia un bel rock nostalgico, “A place i know” ha un ritmo cadenzato, la musica ricorda l’alternative e il loro folk irlandese storico, tutto avvolto nella leggera voce di Dolores che ripete, con lo stesso tono, più volte il ritornello. Lo stesso vale per “Got it”, “The pressure” e “Lost”, ma tutto, come se fosse parte di un continuum con i nostri ricordi, finisce per essere ascoltato pensando alla mancanza di Dolores e alla sua voce che ha regalato tante emozioni, che […]

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ENEA: recensione dell’album degli EPO

ENEA è l’ultimo album degli EPO, quintetto rock napoletano, che ha collaborato per l’occasione con Roy Paci ai fiati e Rodrigo D’Erasmo agli archi. Prodotto da Daniele “Ilmafio” Tortora, è uscito il 1° marzo per la SoundFly. La carriera degli EPO (Ciro Tuzzi, Michele De Finis, Jonathan Maurano, Gabriele Lazzarotti e Mauro Rosati) inizia nel 2000, da allora hanno realizzato quattro dischi: Il mattino ha l’oro in bocca (2002), Silenzio Assenso (2006), Ogni Cosa è Al Suo posto (2012) e l’EP Serpenti (2016). Tornano ora con ENEA, 10+1 tracce per tre quarti d’ora di rock in napoletano: Addò staje tu, ‘A primma vota, Nun ce guardammo arete, Dimmello mò, Luntano, Damme ‘na voce, Sirene, Auciello, Malammore, Ombra si’ tu, Appriesso ‘e stelle (traccia bonus del CD). Tutti i testi e le musiche sono degli EPO, tranne Ombra si’ tu, cover del brano di Canetti e Valente del 1925. L’album ENEA è caratterizzato dall’utilizzo del napoletano, che ne influenza positivamente la musicalità (per eventuali “problemi” di comprensibilità, sul canale YouTube degli EPO troviamo anche i testi “tradotti”). Il titolo è ispirato al viandante del mito, dato che ENEA degli EPO costituisce un viaggio tra sonorità diverse, sempre trasognate e rilassanti, in una sorta di soft rock. Influenzato ovviamente da un uso non marginale di archi e fiati, che danno una nota particolare e riflessiva a questo album. ENEA degli EPO: track by track Apre l’album il brano Addò staje tu, storia di una persona che cerca di ricominciare da una passato difficile, con l’aiuto di una presenza costante ma silenziosa. Si prosegue con ‘A primma vota, un invito a vivere ogni piccolezza del quotidiano come fosse la prima volta, per poter agire per amore. Il successivo Nun ce guardammo arete è un invito a non pensare al passato e a guardare avanti, legato al successivo Dimmello mò, che è un richiamo alla giovinezza, in cui ci si chiede dove si sia andati a finire. Inizia con Luntano – una canzone su di un amore andato perso e su di chi sia stata la colpa in ciò – la parte dell’album dedicata all’amore, alle delusioni e alle speranze. Queste sono trattate in Damme ‘na voce, storia di un amore che sta per iniziare e delle incertezze degli innamorati. Sirene è invece il canto di un marinaio in mezzo al mare, che pensa alla sua amata ed al canto delle sirene che forse non gli permetterà di tornare da lei. Auciello, temporanea digressione, è dedicata ad una ragazza leggera come un cardellino, che può essere portata via dal vento. Con Malammore si torna al tema amoroso, questa volta cantando di un amore tormentato, tema anche della successiva Ombra si’ tu, lettera amara di un innamorato a chi lo ha ingannato e deluso. Chiude l’album Appriesso ‘e stelle, parlando di chi lotta per cambiare il mondo, anche se sembra un combattimento contro i mulini a vento. L’album degli EPO è insomma un viaggio tra ritmi, tematiche e sonorità diversi eppure ben amalgamati, ENEA scorre veloce quasi come […]

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Vico dell’amore perfetto di Andrea Marano | Intervista

Vico dell’amor perfetto : primo album di Andrea Marano | Intervista Pubblicato il 5 Aprile per Radici Music Records, Vico dell’amor perfetto è il primo album da solista di Andrea Marano, musicista partenopeo con già diversi anni di esperienza alle spalle, grazie al progetto musicale L’Albergo dei poveri, con il quale ha calcato i palchi del Meeting del Mare e del Neapolis Rock Festival. Oltre a poter vantare riconoscimenti come il Premio della Canzone d’Autore Raffaele Spasari e il Rock’n’Law Contest, Marano ha anche collaborato come autore con i Jalisse, scrivendo loro il testo de L’Alchimista. Coadiuvato, per la parte musicale, da Gabriel D’Ario, Vico dell’amor perfetto è un album che affonda le sue radici in quella tradizione nata nella seconda metà del secolo scorso grazie ad artisti come Fabrizio De Andrè e Gian Maria Testa. Marano mette al centro del suo lavoro la parola, grazie alla quale plasma i racconti del suo album, e, per farlo, utilizza un approccio musicale prettamente acustico, estraneo a influenze elettroniche e digitali. Il disco si compone di sette tracce (Vico dell’amor perfetto, L’Amore di Jana, Gaetano Bresci, Il bar dei militari, Pois, Al sole del sud e Cartolina a Port’Alba), sette racconti che partono da Genova, da Vico dell’amor perfetto per l’appunto, e approdano a Napoli, lasciandoci una suggestiva Cartolina d(a) Port’Alba. In questo viaggio poetico e musicale, c’è anche spazio per il tragico amore di Jana, uccisa dal marito, e per l’esperienza politica di Gaetano Bresci, il militante anarchico che nel 1900 assassinò il re Umberto I di Savoia. Storie che rimandano a eventi lontani, remoti nei luoghi e nel tempo, ma che trovano nel loro contenuto una concreta attualità, data l’universalità delle passioni evocate da Marano. Il tentativo del cantautore di iscriversi nella grande tradizione cantautorale del nostro paese può dirsi più che riuscito, tale da augurare ad Andrea di riscuotere consensi, non solo tra la cosiddetta “critica”, ma anche tra il pubblico. Per l’occasione dell’uscita del disco, abbiamo intervistato Marano, che ci ha permesso di immergerci con più consapevolezza nel mondo di Vico dell’amor perfetto. Intervista ad Andrea Marano, autore di Vico dell’amor perfetto Da L’Albergo dei Poveri all’esordio discografico da solista con Vico dell’amor perfetto, cosa puoi raccontarci della tua carriera da musicista? Il mio percorso musicale è un tutt’uno con la mia crescita come persona. Quando finì l’esperienza con l’Albergo avevo voglia di vivere la musica in una dimensione privata, ma non ho mai smesso di scrivere. In quel periodo ho cominciato ad interessarmi alla parte autorale ed ho potuto sperimentarmi anche in quella veste. Poi c’è stata una fase in cui il bisogno di evolvere e di trasformare i testi originari in qualcosa di pubblicabile si è fatto più spazio e così ha preso forma Vico dell’amor perfetto. Come nasce Vico dell’amor perfetto? È nato tutto dalla scoperta di quella strada di Genova e dalla titletrack. In quella canzone rifletto sul significato di queste due parole, che messe una accanto all’altra per me sono esplosive a livello […]

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Compilation Eroica #12, i migliori brani di Aprile

Compilation Eroica #12: bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Per la nostra Compilation Eroica #12 di Aprile, abbiamo scelto tre brani: Futuro Presente dei Blindur, La canzone di pietra di Alessio Arena e Piove sulla mia anima di Laura Battiloro e William Iovino. Compilation Eroica #12, Futuro Presente dei Blindur e La Canzone di pietra di Alessio Arena I Blindur, progetto musicale di Massimo De Vita, conquistano nuovamente un posto nella nostra compilation con Futuro Presente. Pubblicato l’11 Aprile, Futuro presente è il secondo singolo che ha anticipato l’uscita di “A” per la Tempesta Dischi, terzo album del gruppo. Un sound che convince nuovamente per la sua pregevolezza di caratura internazionale, un invito, quasi uno sfogo, a liberarsi delle proprie angosce e delle costrizioni sociali: per sentire il proprio tempo e immaginare un “un futuro un po’ più presente”. «Ci sono troppe domande/ e non c’è mai abbastanza tempo per capire/ in mezzo ai lampi di luce/ possiamo solo goderci questo temporale/ Che cosa ci vuoi fare se non siamo all’altezza/ se non sentiamo niente/ nemmeno la tristezza»  Classe 1984, diviso tra l’Italia e la Spagna, Alessio Arena è un cantascrittore e La canzone di pietra è sicuramente un ottimo esempio di un artista che riesce a conciliare una grande vena musicale ad una altrettanto valida capacità di scrittura. Pubblicato per Apogeo Records il 19 aprile e realizzato insieme a Bruno Tomasello, Luigi Esposito e Emiliano Barrella, il brano vuole essere un manifesto della fuga dall’orrore che intraprendono tutte quelle persone costrette dalla guerra a scappare dal proprio paese, abbandonando i propri affetti e mettendo a rischio la propria esistenza. «La canzone di pietra sarà un altare per la tua religione/ non sentirai il peso che spezza il fiato che cerca lo spazio del tuo nome/ in mare affonda una cometa/ la mia canzone di pietra» Piove sulla mia anima di Laura Battiloro e William Iovino Il crollo del Ponte Morandi dello scorso 14 Agosto è sicuramente una delle pagine più tragiche e oscure della storia della nostra Repubblica. Tra le vittime anche quattro ragazzi di Torre del Greco: Giovanni Battiloro, Antonio Stanzione, Gerardo Esposito e Matteo Bertonati. Piove sulla mia anima è un tributo che Laura Battiloro, sorella di Giovanni, ha voluto dedicare al fratello. Pubblicato il 10 Aprile e realizzato grazie alla collaborazione di William Iovino, il brano ripercorre il dolore di Laura, intenta a tenere viva la memoria del fratello e a dover necessariamente affrontare questo strazio per poter andare avanti. «Piove sulla mia anima mentre ti allontani/ sento ancora il tuo respiro/ sento ancora le tue mani/ Piove sui miei polsi/ i miei progetti malandati/ e corri a vivere il tuo tempo/ almeno quello che rimane»    Fonte immagine: https://www.facebook.com/laurabattiloro2/photos/a.1103063223229235/1103954656473425/?type=1&theater        

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Psycho Club ed il loro EP-r1mo | Intervista a Giovanni Russo

Psycho Club: vi presentiamo il nostro EP-r1mo | Intervista Pubblicato lo scorso 5 Aprile, EP-r1mo è il primo disco ufficiale di inediti dello Psycho Club, progetto musicale Hip-Hop fondato nel 2009 da Giulio “Eba” Valentino. Al servizio del progetto musicale ci sono anche Giovanni “Jorys Mantello” Russo, Oreste “Xero” Mitrotti e il producer KD Music. Originari della Puglia, i quattro artisti danno vita a un album Hip-Hop dalla costituzione eterogenea e trasversale, che spazia da sonorità più vicine al rap sperimentale ad altre più moderne e sperimentali che strizzano l’occhio alla trap. Il disco mostra inoltre come il gruppo abbia utilizzato diversi approcci di scrittura: da brani aggressivi con metriche piene di tecnicismi ad altri con un imprinting più disteso ed introspettivo. Per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con Giovanni Russo, Jorys Mantello, che ci ha raccontato un po’ dello Psycho Club. Psycho Club, intervista a Giovanni Russo Come è nato lo Psycho Club? Il progetto Psycho Club nasce nel 2009, dalla volontà di Giulio “Eba”, il fondatore. Ha voluto lasciare il gruppo “aperto” quindi “Club”, è inteso in questo modo. Nel corso degli anni ci sono state infatti diverse collaborazioni con davvero tanti artisti locali. Il progetto è così, la formazione non è sempre fissa ma potrebbe variare di volta in volta. Eba è dell’83, tu sei dell’81 e Xero è del 93, appartiene dunque ad una generazione diversa dalla vostra. Cosa vi accomuna e cosa vi differenzia? Xero è un ragazzo maturo ma per la sua età è più vicino alla sfera della ‘trap’. Devo dire che, non per essere di parte, è davvero un talento, è davvero molto bravo e sicuramente si farà sentire. Mentre magari io ed Eba siamo più vicini come età e siamo più per l’old school. Per quanto riguarda il rap, siamo legati ad un genere più tradizionale anche se l’idea che abbiamo è quella di esprimerci come dei cantautori attraverso il rap. Vogliamo cercare di scrivere dei testi significativi, cercando di essere il meno scontati possibile. Oltre l’amicizia, dato che Xero ha collaborato con il progetto fin dall’inizio, a lui ci lega la musica, insomma. Vi alternate tra due approcci, uno più vicino alle sonorità old school ad altre che strizzano l’occhio alle sonorità “trap”. Cosa ci puoi dire di più a riguardo? Il sound è stato curato da Marco “KD Music”, un produttore molto bravo e molto conosciuto nell’ambiente rap. Tutte le tracce del disco, eccetto una (Fuck You Merde, nda), sono state prodotte da lui e quindi, per quanto riguarda il sound, hanno questo filo conduttore. Mentre le tematiche sono abbastanza varie. Come avviene la creazione di un brano? Lavorate insieme a KD Music sul lato musicale, oppure lui realizza il beat e dopo voi scrivete le strofe? Allora, a volte lavoriamo insieme ma altre volte basta soltanto dargli delle indicazioni: lui quasi ci legge nel pensiero e ci dà ciò che vogliamo. È sempre riuscito a rispecchiare le nostre esigenze ed è sempre stato parte integrante del brano ma anche […]

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Musica soul, la musica dell’anima: origini e protagonisti

 Musica soul: Musica soul | Riflessioni Soul, letteralmente “anima” in inglese, è un termine usato per riferirsi essenzialmente ad un genere musicale, la “musica dell’anima”, sviluppatasi negli Stati Uniti intorno agli anni ‘50, dalla commistione di sonorità jazz e del rhythm&blues con la musica gospel, dalla quale provenivano moltissimi interpreti della musica soul, passati in pochi anni dalle cappelle delle chiese protestanti alle sale da concerto. Le origini stilistiche del soul sono da individuarsi nel jazz, nel rhythm&blues sviluppato in una versione urbanizzata e commerciale, nel gospel, nel pop, nel blues e nello swing. La musica soul risultò essere la base per i gruppi r&b degli anni ‘70, ‘80, e ’90 e fu sempre fonte d’ispirazione per i musicisti di tutto il mondo, che ne riproposero la tipologia tradizionale. Diritti civili ed aspetto religioso I primi due decenni della musica soul, che vedono affermarsi i caratteri distintivi di questo genere, basato su ritmo trascinante, virtuosismi vocali, cori e fiati, sono gli anni in cui la minoranza nera rivendica i propri diritti in modo sempre più convinto e la musica non può fare altro che diventarne espressione. Sbagliato, tuttavia, sarebbe scindere la religiosità dalla musica soul, di derivazione prettamente afroamericana, in cui appare costante un atteggiamento di esaltazione spirituale, legato peraltro all’esistenza terrena, con una carica religiosa che finisce per diventare caratteristica musicale, anche in ambito laico. La musica è sempre cornice, ed anzi finisce addirittura per scandire i vari momenti, della vita collettiva. Il soul, nello specifico, si esprime con la vicinanza dello spirito religioso ad aspetti della vita profana, persino sessuali. I protagonisti della musica soul Il creatore della musica soul fu Ray Charles, che, con “I got a woman” nel 1955,  riuscì a fondere il lamento di derivazione gospel con l’impeto del r&b, fusione che fece scalpore, dividendo coloro che si elettrizzarono per il nuovo sound da chi rimase sconcertato e indignato per la commistione di sacro e profano. Ma l’artista andò oltre, introducendo nella sua musica anche rimandi jazz e country, predominante nel sud segregazionista, dove era cresciuto. Alle sue spalle, fortunatamente, Charles aveva Atlantic, come casa discografica, tra le prime, insieme a Modern, Specialty, Imperial, Motown ed Aristocrat (la futura Chess), a promuovere la musica nera in tutte le sue declinazioni. In effetti l’Atlan­tic rappresenta una delle eti­chet­te-chia­ve del soul, seguendo successivamente ar­ti­sti come Solomon Burke, Wil­son Pic­kett, Otis Redding e Aretha Franklin. Coloro che aiutarono Charles a trasformare la musica nera dal r&b al soul furono poi  Sam Cooke e Jackie Wilson. Cooke, considerato non a torto “il più grande interprete soul di tutti i tempi,” fu anche tra i primi a firmare personalmente le proprie canzoni, da quelle più vicine alle forme tradizionali del doo wop come “You Send Me” alla splendida “A Change is Gonna Come”, una delle espressioni più belle del soul “socialmente impegnato”. Altrettanto importante anche se spesso ignorato è Jackie Wilson, con maggior predisposizione per i live: animale da palco impareggiabile, dotato di grinta e di aggressività coinvolgenti, Wilson è penalizzato dalla registrazione in studio con pezzi spesso melodici e lenti, poco affini alla sua verve. A livello […]

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Crazy Over You, il debutto di Cloud, l’artista dall’identità anonima

Un basso e una chitarra funky seguite dalle atmosfere elettroniche evocate da un synth: stiamo parlando di Crazy Over You, il recente singolo rilasciato lo scorso 8 marzo da Cloud per Smilax Publishing Srl. L’identità di questo progetto musicale non è ancora stata rivelata. Sappiamo soltanto che dietro di esso c’è la sola mente creativa di un uomo che ha deciso di rimanere nell’anonimato per far sì che a parlare sia soltanto la musica, accantonando l’esigenza di apparire. Forse un po’ per gioco, forse per una sorta strategia di marketing, l’identità segreta e i caratteri musicali del singolo lasciano presagire a un qualcosa di sfuggente, proprio come una ‘nuvola’.  Un qualcosa arduo da da fissare in caratteri precisi, che con molta probabilità si evolverà in qualcosa in continuo divenire, sperimentando un’ampia e miscellanea gamma di sonorità. Crazy Over You potrebbe forse essere un primo piccolo manifesto di quello che (forse) sarà il suo primo album. O magari, chissà, questo ipotetico primo album potrebbe completamente disattendere le nostre aspettative, consegnandoci qualcosa di totalmente inaspettato. Noi di Eroica siamo riusciti ad entrare in contatto con lui (ovviamente non abbiamo scoperto la sua identità) e a porgli qualche domanda. Non abbiamo scoperto molto ma, forse, la nostra intuizione sul carattere in fieri del progetto di Cloud è giusta. Intervista a Cloud, autore di Crazy Over You Non hai ancora rivelato la tua identità: strategia di marketing? A prima vista potrebbe sembrare. In un mondo in cui tutti si mostrano 24 ore su 24 è altrettanto proficua l’antimoda di non mostrarsi. Da quando ci vuole un casco per essere bravi dj? Nel caso di Cloud purtroppo è una necessità dettata dal fatto che mostrarsi nell’ambiente che al momento ci circonda crea problemi e tensioni quindi evitiamo gli abiti di scena, ci concentriamo sulla musica e sarà divertente essere accanto alle persone che ti hanno sempre ostacolato e che non sanno di essere sedute accanto all’artista che sta cantando alla radio…un po’ come se qualcuno parlasse a Bruce Wayne di Batman, no? L’identità segreta sarà soltanto una misura temporanea? Assolutamente sì, non c’è cosa più bella di incontrare qualcuno per il quale la tua musica significa qualcosa. Che ricerca musicale c’è dietro questo primo brano e quale sarà quella che farai per il futuro disco? Sono semplicemente le influenze e i gusti che si fondono e vengono espressi, se qualcuno dice “in quella chitarra ci sento questo”, “quel synth mi ricorda quest’altro” allora vuol dire che si è entrati in contatto con la propria audience, che poi è la cosa più importante. Cosa vuole rappresentare Cloud? Uno spazio infinito in cui tutte le personalità, stili, influenze si fondono per creare musica…non è eclettico, è Cloud.   Fonte immagine: https://cdn.parcle.io/billboard-it/2019/03/Cloud-Crazy-Over-You-2.jpg

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Canzoni sensuali: la nostra top 10!

Canzoni sensuali: la nostra top 10! | Opinioni La musica. Quel vasto e caleidoscopico universo, in cui genio ed emozione si fondono per dar vita al più miracoloso spettacolo che esista. Terreno fertile di composizioni, arrangiamenti, parole che divengono poesia, esprimendosi nei generi più diversi. Canzoni popolari, melodiche, rock, jazz, metal, romantiche, soul, leggere, impegnate. Poi loro, le canzoni sensuali, così calde e feline da surriscaldare i sensi e l’anima a suon di note. Come un plettro che sfiora le corde di una chitarra e le dita che scivolano sui tasti di un pianoforte. Talvolta è la musica con la melodia allo stato puro a trasportare cuore e mente in un universo divino. Si pensi a I put a spell on you di Annie Lennox del 2014, il cui sound ammicca più di uno sguardo ammaliante. Le note fanno vibrare ogni fibra dell’essere, così avvolgenti ed erotiche, che sembra quasi possibile farci l’amore. Ma quando alla musica sensuale si uniscono le parole, una trama e un significato, allora si assiste davvero ad un’esplosione languida e coinvolgente. Quelle note cantate abbandonano la mente a fantasie, storie e percezioni, soprattutto se gli stessi testi descrivono nel dettaglio le emozioni più recondite poggiate tra pelle e labbra. Segue una rassegna di dieci canzoni sensuali, selezionate dal panorama della musica rock, pop e leggera. Canzoni sensuali. Top dieci 1. I Touch Myself dei Divinyls «I love myself, I want you to love me. When I feel down, I want you above me. I search myself, I want you to find me. I forget myself, I want you to remind me. I don’t want anybody else. When I think about you, I touch myself». Autentico inno al piacere e all’erotismo, questo sensuale testo del 1990 dei Divinyls porta la mente ad abbandonarsi alle più calde fantasie. Il corpo è musa ispiratrice dell’erotismo e in questo brano il senso si palesa senza veli. 2. Closer dei Nine Inch Nails «You let me violate you, you let me desecrate you. You let me penetrate you, you let me complicate you… I want to fuck you like an animal. I want to feel you from the inside… Help me tear down my reason, help me it’s your sex I can smell… I drink the honey inside your hive…». Puro erotismo, fuoco e piacere. Questo testo del 1994 dei Nine Inch Nails, dal ritmo ipnotico ed incalzante, esprime sesso al massimo livello. Forte e spregiudicato, più che semplicemente ammiccante, viola qualsiasi candore e induce a pensieri rudi e lontani dal mero romanticismo. Tutto ciò si percepisce particolarmente in alcune strofe riportate, in cui non c’è spazio per delicatezza, pudicizia e lenzuola di seta. L’istinto feroce predomina, seppur infine attutito dalla metafora del “miele dentro l’alveare”. Immagine pazzesca e delicata insieme di una pratica tra le più simboliche nel panorama dell’erotismo. 3. Whole Lotta Love dei Led Zeppelin «A-way down inside. A-way honey you need it… Shake for me girl. I wanna be your backdoor man. Oh. Cool, my baby. […]

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Ultime canzoni uscite: le novità musicali che devi conoscere

L’inizio del nuovo anno ha visto il ritorno sulla scena musicale, nazionale e internazionale, di diversi artisti. Vediamo insieme alcune delle ultime canzoni uscite in questi primi mesi del 2019. Ultime canzoni uscite: le novità italiane Partiamo dagli artisti di casa nostra e dalle loro ultime canzoni uscite. Diversi artisti del panorama musicale italiano hanno scelto il 15 marzo come data per rilasciare i loro nuovi singoli. Tra questi Dolcenera. La cantautrice pugliese ha pubblicato “Più forte”, brano da lei scritto e  prodotto da NEXT3. Si tratta di “una canzone d’amore – come da lei stessa dichiarato –  che è sempre la più difficile da scrivere perché tanto se ne è scritto”. “L’amore inteso in senso assoluto – ha aggiunto -, un sentimento che non conosce generi, età o altre differenze. Per me è stata una rivelazione pensare che il dolore che proviamo, nascendo da una mancanza di amore, può solo essere vinto, non ci rende migliori come lo fa l’amore. Siamo più forti del dolore… ma soltanto l’amore è più forte di noi”. Dolcenera sperimenta suoni nuovi. Musicalmente parlando, infatti, “Più forte” presenta elementi di novità: il suono del piano si fonde con un accompagnamento cubano e le percussioni e i fiati si mescolano con l’elettronica. Il brano è accompagnato da un video nato in Salento, diretto dal regista Gabriele Surdo e prodotto da Passo 1. “Nel video – come spiegato nel comunicato stampa della Universal Music  – corpi immersi in un liquido amniotico, bianco ed etereo, si animano lentamente e ciascuno con la propria individualità dialoga con l’ambiente circostante in uno stato di grazia, prendendo coscienza e consapevolezza di essere parte del tutto. In un risveglio collettivo la forza dell’amore curva la linea spazio temporale di questo limbo metafisico. Non esistono più orizzonti e confini e ci si ritrova tutti insieme e più forti”. https://www.youtube.com/watch?v=Miux1a9DJV0 Altro artista italiano che ha deciso di rilasciare il suo nuovo singolo il 15 marzo scorso è Fabrizio Moro. “Ho bisogno di credere”, questo il titolo del brano, è disponibile negli store e nelle piattaforme streaming e anticipa l’uscita del decimo album in studio del cantautore romano, “Figli Di Nessuno”, che sarà pubblicato il prossimo 12 aprile, a due anni dal precedente album di inediti, “ Pace”. “Ho bisogno di credere” è stato scritto dallo stesso Fabrizio Moro con la collaborazione di Roberto Cardelli, che si è occupato anche di curare la produzione dell’album.  “La fede è un conduttore fra un dubbio e questo immenso quando il resto perde il senso”, canta Fabrizio Moro, ricordandoci quanto sia importante credere in qualcosa, avere fede, per poter trovare la forza di andare avanti e continuare a camminare nonostante “le ginocchia rotte”. “Credo nelle buche dove sono inciampato, e credo nei giorni in cui ho sbagliato perché ogni mio errore, nel bene e nel male, mi ha reso quello che sono oggi – dice il cantautore romano -, un essere umano con tanti limiti ma, consapevole che nella vita, oltre alla libertà, va ricercata la fede… […]

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Gli Altri Occhi di Cara, progetto musicale di Daniela Resconi: intervista

Altri Occhi è l’ultimo lavoro discografico di Cara, il progetto musicale della cantautrice Daniela Resconi. In questi anni, la musicista di Cremona ha proposto una valida e solida alternativa musicale di cantautorato che, in questi anni, ha riscosso un certo interesse da parte dalla critica e dagli addetti del settore. “Vai o resti” e “Ti fai male solo tu”, brani tratti dal suo primo omonimo EP dell’Aprile 2014, sono stati infatti pubblicati in anteprima rispettivamente da Rolling Stone e Rockit.it. Inoltre, nel Giugno del 2015 pubblica il suo secondo EP “Non guardarmi”, inserito da Rockit nella lista dei 50 dischi e dell’anno. Nel 2016 esce il suo primo effettivo disco “Respira” che la porta a suonare al festival MIAMI di Milano e ad ottenere una candidatura nella categoria “Opera Prima” alle Targhe Tenco. Altri Occhi, pubblicato lo scorso 8 Marzo, è stato prodotto da Davide Chiari, registrato da Pierluigi Ballarin e conferma e innova lo stile personale di Daniela Resconi, con sonorità più essenziali che che continuano a mantenere quel carattere trasognato, sfumato, dal gusto un po’ retrò. Qualche giorno fa, per l’occasione, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Daniela che ci ha raccontato un po’ del suo nuovo album, dei suoi inizi e del suo futuro. Intervista a Daniela Resconi Come ti sei avvicinata alla musica? È successo per caso, a 17 anni avevo degli amici che avevano un gruppo punk e una loro batteria finì nel mio garage per motivi di spazio. Ho iniziato a suonarla così e dopo è stata tutta una cosa in divenire. Nasco batterista, l’ho fatto per un po’ di anni poi ho iniziato a ‘suonicchiare’ la chitarra e mi sono gasata diciamo. Sono passati un po’ di anni ed eccomi qui. Cosa ci puoi dire del tuo ultimo album, Altri Occhi? Le domande aperte… che paura! (ride, nda). Allora ho fatto determinate scelte che, in primis, a livello di gusto che nel tempo ho maturato, ho voluto semplificare un pochettino le produzioni e basare il disco sui pezzi. Infatti sono abbastanza semplici a livello di arrangiamento perché volevo un qualcosa di più sincero e onesto, riproducibile da sola live. Quindi, diciamo che, rispetto al disco precedente, questo è il cambiamento principale. A livello di tematiche più o meno sono sempre le solite cose che mi frullano per la testa (ride, nda): sensazioni varie su argomenti di vario tipo che butto lì, in modo non troppo descrittivo, perché non è una cosa che amo, ma più appunto a livello di sensazioni che vengono accompagnate dalla musica nella sua semplicità. Cosa puoi raccontarmi invece della candidatura alle Targhe Tenco come Migliore Opera Prima nel 2016? Ti dico che io non lo sapevo. A un certo punto mi arriva un messaggio su Messenger di una persona, che non conosco personalmente ma che mi seguiva e aveva scritto qualche recensione su di me, che mi fa i complimenti per la candidatura alle Targhe. E io: « Cosa?!». Sono andata a controllare online ed effettivamente ero tra le candidature e […]

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