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Eroica Fenice

La categoria Musica contiene 289 articoli

Musica

1989, il gruppo napoletano dall’anima elettronica

Lanciato il 13 ottobre il primo EP del gruppo napoletano 1989, Alberi nudi, una cornice di elettronica per voci italiane «Limpido è lo sguardo sulla mia realtà», recita uno dei cinque brani di Alberi nudi, primo EP nato dallo sperimentalismo del gruppo partenopeo 1989. Le sue anime, Antonio Ardito, Andrea De Prisco e Guido Molea, dopo il sound pop e la lingua inglese caratterizzanti l’iter musicale dei Guido e la legge di Murphy, dal 2015 perseguono la spasmodica ricerca di un linguaggio appagante. Ognuno ha contribuito con le proprie inclinazioni: Antonio è il drummaster; Andrea l’esperto di mastering e mixaggio; Guido lo sperimentatore di synth digitali e analogici. La scelta dell’elettronica con brani in italiano si presenta come un approdo coraggioso in un ambiente poco abituato agli sperimentalismi dall’afflato internazionale. La tradizione si inscrive nella perizia innovatrice, una svolta di cui solo il 1989 poteva farsi portavoce, come lo stesso frontman Antonio Ardito ha affermato. Un’atmosfera pulviscolare, aerea. «Grida con me», ma è un urlo sommesso. Il tono procede come avanzano le onde, si espande come i rami di un albero nudo. L’elettronica dei 1989 è il sottofondo esatto di una voce che celebra la sorte di un’anima smarrita. «Abbiamo tutto / non abbiamo niente / la paura di uscire fuori allo scoperto» si recita in Riflesso (/Anime sole). Lentamente fuori dal guscio, l’io si imbatte nel mondo, «vogliono cambiarmi nelle mie ferite». Allo stesso tempo «scoppia nel mio petto il mio desiderio antico di vita», e di sbattere la testa contro il muro del reale. L’anima desidera sradicarsi dall’aridità dei cerchi di questi Alberi nudi, nella speranza di tuffarsi in Mari, ritrovando un Noi. «Ci dividono silenzi carichi di fulmini e punti irrisolti». L’ambiguità risiede nella tortuosità del viaggio, che non si esime dal ripensamento e dalla necessità di evasione, «tutti i modi possibili per cancellarci». Lo stesso build up esplode in modo sommesso, portando con sé i detriti di un tripudio di coralità strumentale. Il crescendo melodico è accompagnato a una remora ideologica, la partenza. «Lasciami certezze e ritorni / sento che anche fuori sei dentro». Intervista al gruppo 1989 Da Guido e la legge di Murphy ai 1989: quali sono state le difficoltà riscontrate nella ricerca del sound di Alberi nudi? Le difficoltà sono state senz’altro dovute alla nostra ignoranza nell’ambito della musica elettronica “suonata”. Siamo sempre stati affascinati dalle sonorità dei grandi gruppi che si avvalevano dell’elettronica, Depeche mode e Radiohead su tutti, e sapevamo che quella era la musica che volevamo fare ma non eravamo assolutamente in grado di poterla suonare come loro. Come in ogni percorso vi è un inizio, e 1989 ovvero ex G&LDM era alla sua fase embrionale. Le sonorità di G&LDM erano comunque provenienti dal sound anglosassone (melodie trascinate e testi in inglese) e con richiami ad alcuni riferimenti a quelli che secondo noi sono tipici della musica elettronica, quali la ripetitività e il flow incalzante senza per forza l’utilizzo di troppe parole o del tipico schema strofa-ritornello. Difatti le strutture […]

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Ferruccio Quercetti debutta come solista: Almost Mine

Recensione del concept album di Ferruccio Quercetti, Almost Mine: The Unexpected Rise and Sudden Demise of Fernando (Part 1) Ferruccio Quercetti, – da più di vent’anni chitarrista e cantante della band blues/punk/noise bolognese dei Cut – ha debuttato come solista (sotto lo pseudonimo di Ferro Solo) con l’abum Almost Mine: The Unexpected Rise and Sudden Demise of Fernando (Part 1), pubblicato in digitale, cd e vinile lo scorso 9 Novembre su RIFF Records   e Fernando Dischi e supportato da Area Pirata e Deambula Records. Almost Mine è la prima parte di un concept narrativo sviluppato su diverse uscite. Il disco contiene dodici tracce, dalle sonorità rock ’n’ roll e post punk con venature folk e blues, spalmate su 37 minuti e 57. Diverse le collaborazioni di cui si è avvalso Ferruccio Quercetti per questo suo esordio da solista: dai Giuda di Roma al gran completo (in He Spies) a Sergio Carlini (Three Second Kiss), Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut), Riccardo Frabetti (Chow), Luca Giovanardi (Julie’s Haircut), Ulisse Tramalloni (Julie’s Haircut) . Da anni sulla scena musicale con i Cult, Quercetti ha così spiegato la sua scelta di pubblicare un album da solista: «Provare a difendermi dal mondo, dagli altri e soprattutto da me stesso con il primitivo arsenale espressivo di cui dispongo è quello che faccio più o meno da sempre. Per questo fine la mia arma preferita è sempre stata la musica, o meglio il rock and roll, nelle sue varie forme e accezioni, suonato un po’ come mi viene. Negli ultimi anni, ispirato da alcune vicende private piuttosto intense, ho ricominciato a scrivere canzoni con la chitarra acustica, come facevo da ragazzino, quando non avevo nessun altro con cui suonare. In breve le canzoni sono diventate tante e ho iniziato a suonarle dal vivo e a registrarne qualcuna sotto lo pseudonimo di Ferro Solo. Poco dopo ho iniziato a coinvolgere degli amici che mi hanno permesso di dare ai pezzi una veste sonora sicuramente più interessante di qualsiasi cosa che mi sarei potuto inventare io ed ecco come siamo arrivati a quello che potete ascoltare su Almost Mine». Ferro Solo e le avventure di Fernando In Almost Mine Ferro Solo racconta le avventure del suo alter ego, Fernando. L’album è un vero e proprio concentrato di energia distribuita in modo eterogeneo. Nel disco confluiscono le varie influenze che l’artista bolognese ha “raccolto” in decenni di carriera musicale. Un disco appassionato nel quale emerge l’anima rock dell’artista bolognese. Come accennato sopra e, come si intuisce dal titolo, questo disco costituisce solo la prima parte di un progetto più ampio, sviluppato su diverse uscite. Le canzoni sono collegate da una continuità narrativa e, a quanto pare, il secondo capitolo delle avventure di Fernando è già pronto e aspetta solo di essere pubblicato. D’altronde, lo stesso autore, parlando del disco, ha confermato che Almost Mine è solo la prima parte del suo concept album: «Benvenuti alla prima parte di Almost Mine: The Unexpected Rise and Sudden Demise of Fernando. Queste canzoni vengono da un luogo molto oscuro, talmente oscuro che sono riuscito raccontarlo solo vestendo i panni di qualcun altro. Attenzione però: la […]

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I Mescalina verso Sanremo Giovani

I Mescalina approderanno sul palco di Sanremo Giovani il prossimo 20 e 21 dicembre, per la finale del concorso che porterà sul palco dell’Ariston le nuove proposte emergenti della musica italiana. La band campana nasce nel 2017 e sceglie il nome Mescalina congiungendo le diverse iniziali del circuito napoletano che il quartetto compone ogni qual volta raggiunge la sala prove: Melito (ME), Scampia (SCA), città situate nel limbo (LI) di Napoli (NA) danno vita al nome del gruppo: ME/SCA/LI/NA. Provenienti da strade musicali diverse, i componenti della band hanno trasformato la propria moltitudine di influenze in una musica estremamente rock ed al contempo pop. La voce di Sika, col giusto scream, sempre precisa e ferma si mescola bene ai ritmi serrati del basso di Cesare Marzo e della batteria di Claudio Sannino, lasciando libera la chitarra, suonata da Giancarlo Sannino, in grado di dare maggior respiro all’arrangiamento proposto. Senza compiere il passo più lungo della gamba, attraverso il primo e unico singolo dei Mescalina, Chiamami Amore Adesso, è possibile definire l’idea di cercare un suono intenso che ricordi l’atmosfera punk anni ’90, in una dimensione prettamente rock british, incorniciata e avvolta da un velo pop, che rende riconoscibile la band, il brano e sopratutto rende il pezzo estremamente orecchiabile e cantabile. Definizioni a parte, ci troviamo davanti ad un singolo che calibra bene lo stile e la forma, con un testo (a cura di Luigi Sica) che talvolta brilla di originalità, mentre per altri versi ricorda rime già scritte; il racconto di un’unica notte “d’amore” che non ha futuro e non ha radici affondate nel passato, sembra convincere maggiormente per il versante musicale (a cura di Giancarlo Sannino): ritmo deciso con numerosi stacchi, armonia nuova e spiazzante, fanno sì che il ritornello sia climax di un percorso ascendente e lo renda sincero ma allo stesso tempo armonicamente dirompente. Lo special, a differenza del ritornello gioiello, possiede una minor forza comunicativa, ma in fondo, quel che conta in una canzone pop è il ricordare l’inciso ed i Mescalina ci sono riusciti a pieni voti. Prodotti dal Maestro Umberto Iervolino, i Mescalina ci fanno respirare un sound nuovo rispetto al solito singolo proposto per Sanremo, ma sorvoliamo sull’etichetta con cui è definita la band: Porno Pop, poiché inappropriata e data solo per definire un personaggio, marcando un tratto caratteristico, che la band non possiede. Il testo racconta una notte di sesso, il ritmo è tipicamente stretto, la band si propone con un look particolarmente dark, ma non sono i requisiti giusti per un’etichetta del genere. Speriamo non restino intrappolati in un genere che non gli appartiene, ma portino avanti una musica ben decisa e delineata, ormai da troppo tempo dimenticata in Italia e sul palco dell’Ariston. Siete vincitori di Area Sanremo. Come mai avete deciso di partecipare a questo concorso? Come avete vissuto questa esperienza? È stato un percorso abbastanza lungo, non ce l’aspettavamo. Noi abbiamo deciso di parteciparvi, ma è stato un caso riuscire ad esserci al casting, poiché il giorno stabilito […]

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Francesco Di Bella, un diavolo rock in dub style al Sannazaro

Si è tenuto mercoledì, 12 dicembre il concerto per la presentazione del nuovo album “O’ Diavolo” del cantautore napoletano Francesco Di Bella al Teatro Sannazaro. Il cantautore ha tenuto sotto scacco emotivamente il pubblico per un’ora e mezza, nella quale non si è potuto fare a meno di ballare e sciogliersi in un tripudio di ritmo e sonorità incalzanti. È stata l’occasione giusta per presentare, tra l’altro, i nuovi componenti della band: Salvatore Rainone alla batteria e Roberto Porzio alle tastiere. In scaletta anche i vecchi brani, tratti da “Ballads Café” del 2014 e “Nuova Gianturco” del 2016, che hanno avuto una forma diversa. Il nuovo album di Francesco Di Bella “O’ Diavolo” Il suono tagliente di una chitarra, un ballo tribale cadenzato, lo scoppio fulgido di luci rosse offuscate, in un’amalgama di atmosfere ancestrali, una maschera a sancire l’apertura di uno spettacolo al cospetto di Ade e i movimenti scomposti di un ragazzo che si appresta a condividere la sua catabasi in un clima di tragedia euripidea. È la tappa napoletana del “O’ Diavolo” tour al teatro Sannazaro del cantautore napoletano Francesco Di Bella che ha presentato il suo ultimo album “O’ Diavolo”. Il cantautore è salito sul palco con una maschera, ha dato vita ad una danza irregolare, rapito da un suono ritmico, ha sancito l’epifania di una nuova sonorità, un lavoro divergente rispetto ai suoi ultimi due album. I suoni affilati e secchi della chitarra hanno spezzettato l’atmosfera, hanno preso forma divenendo i caratteri di un manifesto di una nuova sonorità, una sonorità pungente, ma allo stesso tempo malinconica, anche un certo ritorno al vecchio sound dei 24 Grana. Il singolo ” O’ Diavolo”, il brano che apre l’album, ha aperto il sipario. Si sono manifestate, già dai primi battiti della cassa, emozioni velenose, grumi di emozioni che si sono fuse immediatamente in toni rabbiosi, in un messaggio chiaro: «O Diavolo sona, o’ diavolo canta, ‘o diavolo piace a tutte quanta». Ecco la tornada del brano che ci ricorda una presenza, senza tempo che scorrazza tra noi mortali. Il diavolo è emblema di questo ultimo lavoro di Francesco Di Bella. Il diavolo porta con sé la zavorra del piacere, la dona a coloro che vogliono fare di ciò una virtù. Ti invita ai suoi banchetti prelibati, si fonde nei meandri della esistenza di ognuno di noi divenendo fumo dolciastro, che ottenebra i cuori e l’amore e distilla odio, competizione, denaro, piacere nei beni materiali. Su ciò il cantautore vuole porre l’accento: sulla contemporaneità, sull’annichilimento dell’epoca contemporanea. Lungi dall’essere solamente figura negativa, il diavolo ha costantemente rappresentato nelle nostre esistenze anche il piacere sano della vita, incarnandosi, tuttavia, divenendo il corpo di tutto ciò che è piacere. In questo lavoro Di Bella, però ce lo presenta come la materializzazione di un certo nichilismo e dell’edonismo consumistico. Il diavolo striscia, è in una costante frizione con la nostra anima, crea solchi indelebili: non si può rinunciare al piacere dell’amore, della musica, dell’erotismo, ma il cantante ci ammonisce, bandisce un certo […]

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Francesco Sbraccia e il suo ultimo album Etimologia | Intervista

Francesco Sbraccia è un musicista di Teramo nato nel 1990. Nel 2014 pubblica i suoi primi brani, seguiti dall’ EP in inglese “No Worries“. Ha aperto concerti di artisti del calibro di Skin, Cosmo e Galeffi. Ha collaborato a stretto contatto con compositori di fama internazionale, tra cui il premio Oscar Nicola Piovani. A gennaio 2018 è uscito su YouTube il video del suo primo singolo in italiano “La tua qualità” che sarà presente nel suo ultimo album Etimologia, in commercio dal 9 Novembre 2018 per Genziana Dischi. Compositore e maestro di pianoforte, Francesco Sbraccia ricrea un habitat sonoro ideale dove tornare a respirare, pensare e vivere. Questo album esprime infatti l’ urgenza espressiva, meditata a lungo, delle cose essenziali ed importanti della vita. I brani sono semplici, privati di ogni peso, accompagnati da una musica lieve ed orecchiabile. Francesco Sbraccia- L’ intervista Etimologia è lo studio linguistico sull’ origine delle parole, perché hai voluto intitolare il tuo album in questo modo? L’album si chiama “Etimologia” per analogia con la branca della linguistica che hai appena definito. L’intero disco è dedicato al rispetto e al recupero del proprio tempo naturale, quello che ci fa stare bene e in armonia con gli altri e con l’ambiente. Dico recupero perché ho l’impressione (e personalmente è sicuramente così) che si sia perso negli ultimi anni, in cui la condivisione delle attività e delle informazioni è cosi rapida da risultare vorticosa e indurre a pensare che se non si sta al suo passo si è inattivi e inetti. A me piace vivere con tempi più lenti e di cose diverse dalla condivisione di un “successo” su un social network. “Etimologia” è l’espressione di questa mia inclinazione che ho negato negli ultimi anni, un tornare alle “origini” di questa negazione per vincerla e assecondare di più il mio modo di essere. Le parole delle canzoni raccontano la storia dell’ artista. Quali emozioni e/o esperienze hai voluto raccontare alle persone appassionate di musica che ti ascolteranno? In Etimologia parlo di rispetto di se stessi, del proprio tempo, delle proprie inclinazioni. Lo faccio con parole lontane dalla tecnologia, non contestualizzate in un tempo preciso, senza riferimenti espliciti al presente, a messaggi vocali, YouTube, Whatsapp; in questo senso è un lessico “classico”, che ho scelto per creare una sensazione di intimità, uno stato d’animo contemplativo. Etimologia è anche sinonimo di origine. Quale canzone esprime maggiormente la voglia di tornare ad essere fedele a te stesso? Senza alcun dubbio “Naturale”. È nata in un momento di crisi profonda, le sono particolarmente affezionato. Perché dopo un album in lingua inglese hai deciso di interpretare tutte le canzoni di Etimologia in lingua italiana? L’ho fatto per esigenze di musicalità, mi sentivo incapace di scrivere in italiano in un modo che mi soddisfacesse anche musicalmente. Col tempo ho trovato come essere me stesso anche scrivendo in italiano. Ne sono contento perché le sfumature della nostra lingua, ovviamente, mi appartengono molto di più che quelle inglesi, e posso cercare di comunicare quello che voglio non soltanto […]

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Francesco Di Bella: “‘O Diavolo Tour” approda al Teatro Sannazaro il 12 dicembre

Francesco Di Bella, “‘O Diavolo Tour” : l’artista approda  al Teatro Sannazaro il 12 dicembre, per la presentazione del suo nuovo disco di inediti. Magrolino, dagli occhi vispi e con un timbro rauco, graffiato e inconfondibile. L’andatura sempre uguale, del resto lui non è mai cresciuto, come cantava in Vesto sempre uguale. La risata fresca da eterno guaglione del centro storico napoletano e di Piazza San Domenico: Francesco Di Bella si porta addosso, come un aroma delicato, una napoletanità malinconica e ombrosa, con negli occhi i fasti e la distruzione di un’epoca che non tornerà più. Francesco Di Bella, pietra miliare del sound napoletano ed ex leader della storica band 24 Grana, approda al Teatro Sannazaro di Napoli in via Chiaia 157, alle ore 21 del 12 dicembre. Di Bella, col suo gruppo, ha scritto la storia del sound di Partenope, tra dub, reggae, sonorità mediterranee, post-punk e rock elettronico, configurandosi come una delle stelle polari del panorama musicale della città. Dopo lo scioglimento dei 24 Grana, Francesco Di Bella aveva portato in giro, con il progetto “Francesco Di Bella & Ballads Café”, i successi dei 24 Grana in chiave acustica e intimistica, con Alfonso Fofò Bruno alla chitarra. Era stata poi la volta di “Nuova Gianturco“, nel 2016, album che accarezzava la Napoli di periferia, quella che dava le spalle al mare. Non la Napoli di mille colori di Pino Daniele, ma quella sofferta, periferica e dislocata dai colori più vividi. Ora, è la volta di “‘O Diavolo”. O Diavolo”, titolo che oltre all’intero album dà il nome anche al brano d’apertura, deriva dalla parola greca Διάβολος (diábolos),  che include tra i suoi significati innanzitutto quello di “colui che divide”. Il diavolo agita le acque, crea spaccature e perturbazioni e fascino proibito. Il diavolo è il leitmotiv di questo periodo storico, fatto di piacere miscelato col nichilismo: il piacere del godimento fine a se stesso, dell’edonismo, delle arti, del cibo e della musica, e il nichilismo, che sull’altare di quello stesso piacere, polverizza e annulla ogni responsabilità. Il diavolo è la torre di Babele, il caos atavico della nostra epoca che spinge le genti nel suo vortice,  seducendole col fascino distruttivo degli oggetti corruttibili e delle gioie materiali. Ma il diavolo non potrà mai prendersi pienamente l’anima di tutte le cose, e non potrà mai prendersi l’amore. Bisogna ripartire proprio dall’amore, non quello banalizzato e mercificato e sulla bocca di tutti, ma l’amore ancestrale che sgorga dalla musica, il mezzo di comunicazione più innocente e scandaloso che ci sia. L’unico a poter combattere “‘o diavolo”. Lo scorso 18 ottobre, è uscito, in anteprima su Fanpage, “’O Diavolo”, il video del singolo che ha anticipato l’album, la cui etichetta è “La Canzonetta Records”. La tracklist è la seguente: ‘O Diavolo Scinne Ambresso Stella nera Rivelazione Il giardino nascosto Rub-a-dub style Canzone ‘e carcerate Sulo pe’ te Notte senza luna Non rimane che lasciarsi sedurre dalla voce di Di Bella il 12 dicembre al Teatro Sannazaro, e farsi inebriare da una […]

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Frances P., intervista ad una giovanissima musicista sarda col blues nel sangue

Intervista a Frances P., giovane musicista: dalla Sardegna ai sogni, da dietro le quinte fino al palcoscenico. Frances P. è un nuovo fresco germoglio di musica, sgorgato dalla realtà di un’isola misteriosa e misterica. Frances P. viene dalla Sardegna, il suo ep d’esordio, “No Regrets” è composto da quattro canzoni per voce e chitarra ed è semplice e istintivo come lei, una ragazza giovanissima che ha come stelle polari Ed Sheeran, Stevie Wonder e Paolo Nutini. Un po’ r’n’b, decisamente blues, questa ragazza farà sicuramente parlare molto di sé. Entriamo nel mondo di Frances P., dando la parola direttamente a lei e alla sua musica. Ciao Francesca. Grazie per la disponibilità. Innanzitutto, chi è Frances P.? Da brava amante dei Nirvana, il tuo nome mi fa pensare alla canzone “Frances Farmer Will have her revenge on Seattle”. Frances P. è un nomignolo che mi diede mia sorella quando iniziai a far sentire le mie canzoni alla famiglia. A dire il vero inizialmente era “Francis” ma poi il mio migliore amico proprio per quella canzone mi consigliò di mettere la “e” al posto della “i” ! Chi è Frances P. deve ancora scoprirlo appieno la stessa Frances! Sono una persona molto semplice e questa semplicità la porto anche nella mia musica, non sono una che usa paroloni o fa cose spaziali con la voce. Nei miei testi scrivo come vanno le cose e con la voce esprimo come mi sento, mi sfogo e quando mi esibisco lo racconto agli altri. Come hai capito di voler fare la musicista? Mi è sempre piaciuto il mondo della musica ma preferivo sempre stare dietro le quinte, non amavo mettermi in mostra perché è sempre stata una cosa molto personale. Dopo aver visto la reazione degli altri riguardo la mia voce e le mie canzoni sono rimasta spiazzata, non avrei mai creduto che sarei potuta piacere o che potessi essere “brava”, ma ciò mi ha fatto pensare che forse non era solo una pazzia o un qualcosa da sognare la notte, bensì una possibilità. Il tuo album come è nato? Quali sono le tue influenze maggiori? Le canzoni contenute nell’ep appartengono tutte a periodi diversi della mia vita, alcune canzoni son state scritte qualche anno fa, altre nel 2018, ho voluto racchiudere quelle in cui credo di più in questo cd. Sicuramente la canzone scatenante è stata “No regrets like mama”, la prima composta. Questa canzone mi ha fatto davvero credere che io ce la potessi fare, mi ha fatto credere nelle mie capacità; è sicuramente la mia preferita. Le influenze maggiori son date da Paolo Nutini e Stevie Wonder, i quali sono stati fondamentali per il primo brano, e Ed Sheeran. Parlaci della situazione culturale e musicale in Sardegna. La Sardegna è ricca di cultura e musica, purtroppo le possibilità per chi vuole sfondare nel mondo musicale non son troppe. Ogni cosa della mia terra mi aiuta a trovare ispirazione, fra tradizioni e paesaggi. Spesso quando compongo penso alla musica folk sarda, alle armonie […]

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March. pubblica il suo album d’esordio: Intervista

March. (nome d’arte di Marcello Mereu) esordisce con Safe & Unsound, un album di 14 brani interamente cantati in inglese (a parte Un’estate fredda) in cui rabbia, nostalgia ed energia positiva escono dalla sua voce profonda. Eroica Fenice ha intervistato il cantante… la parola a March. Ciao Marcello, partiamo dal tuo nome d’arte: March. è semplicemente un diminutivo del tuo nome o cela qualcos’altro? ​Ciao a tutti! March. è in effetti un diminutivo del mio nome, tra l’altro ho diversi amici che mi hanno sempre chiamato March. L’altra ragione è che sono nato il 4 marzo, quindi è un mese a cui sono particolarmente affezionato. Lo so, è anche la data di nascita di grandi cantautori come Lucio Dalla e Umberto Tozzi… È un onore per me!    Vivi lontano dalla tua patria da tantissimo tempo. Cosa ti manca di più? Pensi che in futuro potresti ritornare a vivere in Italia? ​Sono attaccatissimo all’Italia e ci torno spessissimo per lavoro e per trovare la mia famiglia in Sardegna. Ho passato quasi due terzi della mia vita all’estero, ma mi mancano tantissime cose dell’Italia. Alcune forse un po’ banali come il caffè; senza un buon caffè non vivo. Altre più profonde come il senso dell’umorismo e di auto-ironia che trovo spesso anche fuori (l’avevo ritrovato tantissimo in Inghilterra quando ci abitavo), ma non con altrettanta costanza. E poi mi manca troppo il mare, soprattutto in inverno e in primavera.    La tua formazione culturale e gli studi di psicologia influenzano in qualche modo la tua musica o corrono su due binari completamente diversi? ​ ​Sono contento che mi faccia questa domanda, grazie. Per me corrono su binari assolutamente paralleli e a volte proprio sullo stesso binario! Per me i testi di una canzone sono sempre stati importantissimi. Fra i miei autori e cantanti preferiti ci sono Fiona Apple, Depeche Mode e Alanis Morissette che hanno scritto davvero delle opere d’arte dal punto di vista dei testi, combinando la possibilità di parlare di temi profondi con delle melodie e musicalità accattivanti e orecchiabili. Io sono un po’ all’antica da questo punto di vista. Mi piace ascoltare musica leggendo i testi e riflettendo a tute le emozioni che un brano mi può trasmettere. Capire o cercare di capire la psiche umana sarà per me sempre un interesse enorme e una ricerca continua. Riuscire a esprimere anche solo una frazione di questa anche parziale comprensione o ricerca tramite la musica è un vero privilegio.   Safe & Unsound è il tuo album d’esordio pubblicato con l’etichetta discografica indipendente Cello Label. Il fatto che si tratti di una realtà di origini italiane è stato d’aiuto per la collaborazione? ​Assolutamente. Benché l’album sia interamente in inglese (fatta eccezione per Un’estate Fredda, bonus track e versione italiana del mio prossimo singolo Long Cold Summer), lavorare con tanti italiani ha creato una vera immediatezza nella comunicazione. Non avrei potuto sperare di meglio dal punto di vista umano.   Nel 2016 c’è stato un caso di omicidio di un nostro connazionale in territorio egiziano che ha avuto […]

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Memorandum: nuovo album di Fabiana Martone | Intervista

In occasione dell’uscita dell’album Memorandum, intervista a Fabiana Martone, cantante attiva nel panorama napoletano con diverse esperienze e progetti (per citarne alcuni il quartetto al femminile Sesèmamà e la collaborazione con i Nu Guinea). Memorandum è il nuovo album di Fabiana Martone, realizzato mediante una campagna di crowdfunding, che le ha permesso di registrare, produrre e distribuire 11 tracce. Il disco, pubblicato da SoundFly con distribuzione Self, è stato presentato lo scorso 11 novembre alla Feltrinelli di Napoli. Memorandum ha visto Fabiana Martone nelle vesti di “autrice, arrangiatrice, direttore artistico, e produttrice artistica ed esecutiva”, supportata nella realizzazione di questo progetto da Luigi Esposito e Bruno Tomasello. Nella scrittura dei testi la cantante è stata affiancata da diversi autori: Ciro Tuzzi, Marco d’Anna, Emanuele Ammendola, Luca Di Maio, Alessio Arena, Umberto Lepore, Salvatore Rainone e da Bruno Savino di SoundFly. Fabiana Martone e Memorandum Il mondo di Fabiana Martone è colorato di un’atmosfera rarefatta che si sostanzia attraverso una voce carismatica. Tutto è perfettamente incastonato: la stretta consonanza tra testi, melodie ed armonie è il vero asso nella manica di questo lavoro. Si avverte nota dopo nota, brano dopo brano, la volontà di portare avanti un progetto, di rendere realtà qualcosa che già esisteva ed andava solo trasformato in musica. Una bella magia potersi lasciar trasportare dalle undici canzoni di Memorandum, aventi un ciclo tematico nel quale si susseguono i momenti di una giornata: dalle canzoni del mattino (Geopolitica sentimentale, Memorandum e Niente ‘e che), si giunge poi alle tracce del dopo pranzo (Me passa ‘o genio e L’albero di Carnevale), continuando con quelle della sera (Sospesi a Corso Malta, Era solo avere, Citofonare Martone) e, completando quasi il cerchio con il pezzo di una notte insonne (La quadratura della luna), si termina con le canzoni dei sogni (Il fuoco e Sirena). In Memorandum vi è la partecipazione di un ricco team di musicisti (Fabrizio Fedele, Emiliano Barrella, Luigi Scialdone, Lorenzo Campese, Gabriel D’Ario, Francesco Fabiani, Davide Maria Viola, Derek di Perri, Michele Maione, Lino Cannavacciuolo, Marco D’Anna, Rainone e Lepore  e gli stessi Esposito e Tomasello), che hanno reso l’album ancora più variegato ed emozionale. Il cerchio di Memorandum si chiude con una preziosa novità all’interno del disco, in quanto l’album contiene un artbook con undici tavole (una per ogni canzone) realizzate da vari artisti, illustratori, disegnatori e pittori (Martina Troise, Cyop e Kaf, Nikkio, Clelia Leboeuf, Nando Sorgente, Nicola De Simone, Dario Protobotto, Vincenzo Aulitto, Alexandr Sheludko, Alessandro Rak), i quali hanno avuto la possibilità di trasferire l’interpretazione dei brani di Memorandum in una forma d’arte differente dalla musica. Memorandum, un monito da scolpire nella testa, un album da ascoltare con calma, per assorbirne messaggi, passaggi e vibrazioni positive. Quattro chiacchiere con Fabiana Martone Come nasce questo disco e quali sono state le influenze musicali che hanno segnato Memorandum? Era una mia idea da un po’ di tempo, quella di provare a fare un disco io, piuttosto che realizzare una collaborazione con qualcuno. Già avevo registrato dischi, il primo da solista, il secondo come cantante, il terzo in cui […]

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Compilation Eroica #7, i migliori singoli di Novembre

Compilation Eroica #7, i singoli di Novembre Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. A comporre la nostra compilation questo mese troviamo quello che ormai si è affermato come un Big della musica italiana, Maldestro, che recentemente abbiamo anche avuto l’onore di intervistare (cliccare qui per l’intervista), con il singolo La Felicità uscito in contemporanea con il suo nuovo album Mia madre odia tutti gli uomini. Fabiana Martone, che probabilmente ricorderete come cantante dei Nu Guinea e delle Sesèmamà, con il singolo Era sulo ajere tratto dal suo album da solista Memorandum presentato a La Feltrinelli di Napoli a Piazza dei Martiri l’11 Novembre. A chiudere La fine del mondo di Anastasio, il giovane rapper di Meta di Sorrento che a X-Factor, puntata dopo puntata, sta entusiasmando il pubblico, strappando applausi e meritati consensi. Compilation Eroica #7, La Felicità di Maldestro Pubblicato l’8 Novembre, La Felicità è il nuovo singolo di Maldestro tratto dal suo ultimo album Mia madre odia tutti gli uomini. Su un sottofondo di pianoforte accompagnato dagli archi si eleva la graffiante voce di Maldestro che dà vita a un brano struggente. Il racconto di una ricerca della felicità dolorosa e tormentata. Maldestro racconta però questo dolore con grande sensibilità, dando alle sue parole la consistenza di una carezza incerta ma pur sempre confortante. Tra i fallimenti e le carezze che ci aiuteranno a crescere/ E a capire che da soli non si può combattere/ Ricordiamoci ogni volta di tenere i pugni stretti/ Quando insieme si è costretti a perdere/ Ogni lacrima dagli occhi che negli anni hai trattenuto/ Ma non tornerà il passato a dartele//   Compilation Eroica #7, Era sulo ajere di Fabiana Martone Pubblicato il 19 Novembre, Era Sulo Ajere è il singolo di Fabiana Martone tratto dal suo album da solista Memorandum e scritto insieme a Ciro Tuzzi. Introdotta dall’organo di Luigi Esposito, la delicata e suadente voce di Fabiana Martone che racconta di un amore perduto e lontano. Guarda però a quest’amore, senza rabbia o rancore, ma con un sorriso leggero, mettendo a nudo il suo animo, immagine evocata dalle gambe nude che compaiono nel video e che percorrono le vie del Vomero. Quanno po cercavo miezo ‘a gente/ L’uocchie tuoje celesti/ si me cercavano/ chesta notte è fatta pe’ nunn’ avè/ cchiù turmiento/ ‘a luna m’accuntenta/ e nun me chiede cchiù niente// Compilation Eroica #7, La fine del mondo di Anastasio La fine del mondo, pubblicato il 23 Novembre sul suo canale Vevo, è l’inedito di Anastasio il giovane concorrente dell’attuale edizione di X-Factor, sicuramente tra i migliori artisti proposti dal format televisivo di Sky. La rabbia e le rime di Anastasio danno forma, insieme alla strumentale curata da Don Joe, a un brano iconico che si serve di immagini apocalittiche per scardinare […]

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