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Eroica Fenice

ParcoSofia

ParcoSofia: La Maschera torna a sorprendere

“ParcoSofia è l’immagine perfetta che unisce Napoli all’Africa.”

Inizia con questa frase il nuovo viaggio de La Maschera raccontato nel loro secondo disco ParcoSofia, uscito a tre anni di distanza dal loro primo lavoro  O’ Vicolo ‘e L’alleria. Presentato per la prima volta al Cinema Astra l’8 Novembre con uno showcase intimistico e molto comunicativo. In una sala gremita di ragazzi che sono accorsi per dare  il loro sostegno a quegli altri ragazzi, come loro,  seduti dall’altra parte del palco che, con la loro musica, hanno saputo dare voce alla loro voce.
In tre anni, che hanno stravolto la vita del gruppo napoletano,  hanno calcato i palchi più importanti della Campania e  non solo (si ricordi il Concerto al Teatro Bellini, sold-out in pochissimo tempo) e  si sono imposti al grande pubblico, tra gli interpreti più autentici della canzone napoletana di oggi.
Illustri i nomi che hanno contribuito alla realizzazione di quest’album: Daniele Sepe, Gnut, Luciano Chirico, i ragazzi della Full Heads Tommaso Primo, Dario Sansone e molti altri.

Bookmakers, giornalisti e discografici  hanno definito Parco Sofia il disco della riconferma. Ma ai ragazzi di Napoli non piace questa definizione.
“La discografia di oggi ci ha abituati a considerare il secondo disco, come quello più importante. Perché nel secodo disco devi riconfermare. Ma non c’è niente da riconfermare, se nella musica ci metti sempre te stesso. Questo non è una riconferma, è semplicemente una fotografia diversa della stessa persona.”

Un viaggio che parte dalla Case Popolari. Il mondo multiforme, scomodo e poetico, che i ragazzi de La Maschera ci hanno abituato a conoscere in maniera autentica, non più stereotipata, semplicemente vera.
Un viaggio che arriva a toccare le coste dell’Africa, quest’universo altrettanto variegato e brulicante di cose da raccontare. Altrettanto ricco  di storia e di cultura nelle viscere e altrettanto spesso bistrattato. Eppure, altrettanto unico nel suo modo di reagire.
Napoli e l’Africa diventano allora metafora di mondo. In un viaggio incredibile che inizia da ParcoSofia, percorre i vicoli della Napoli più irriverente che c’è, e arriva in Senegal.

ParcoSofia. Agglomerato di 50 case che al suo interno probabilmente ospita 200 inquilini. Eppure ogni casa popolare di ParcoSofia racconta una storia. Ogni suo personaggio è rappresentato come un eroe delle piccole grandi cose quotidiane. Ma sotto resta sempre un po’ rom, forse un po’ disadattato, ma per questo ancora più eroico. Perché vero.

La copertina del disco raffigura un bambino che viene trasportato da una barca che ha i colori del Senegal  per dare un passaggio a ” ‘nu palumbo”E in questa raffigurazione si dischiudono i grandi significati di questo disco.
L’invito è quello di restare bambini. La peggiore cosa che possa capitare all’uomo è “Non riuscire più a guardare le cose come fosse la prima volta. Dunque non riuscire più a sorprendersi.”
ParcoSofia è un inno alla gioia, all’amore per la vita che nasce ancora una volta dalle piccole cose, pure dalle avversità. La Maschera è esemplare nel cantare l’allegria amara della nostra terra e della nostra cultura così simile a quella africana che sa rispondere agli schiaffi con il sorriso.
ParcoSofia celebra l’incontro di culture diverse che si riflette nelle sonorità e nei testi generando un disco multietnico . A testimonianza del fatto che la musica unisce sempre e mai divide.

ParcoSofia: Fratellanza e diversità di  Napoli e dell’ Africa. Due terre innamorate e brucianti allo stesso modo.

C’è una fortissima sperimentazione innovativa nelle sonorità che fondono il calore della musica popolare napoletana e le sfumature più vibranti della musica africana.
Binomio sancito da due canzoni soprattutto: Te vengo a cercà, prima traccia del disco  “Ma… chest’ è Napule e nun è Africa. E ‘o stesso sole c’ abbrucia e ce fa ‘nnammurà”; e Salaam Aleikum, entrambe realizzate insieme a Laye Ba.
Accanto a queste, nel disco, si ritrovano nelle tracce  la marca inconfondibile de La Maschera e le fotografie di Napoli ,una città  che sa sorridere e reagire.
Con Case Popolari,  si ritorna all’origine. Poetica dichiarazione  di chi non dimentica da dove è partito. Ma  je nun me scordo ‘e quanno Sofia, ultima rosa d’o’ noveciento, facenn ‘a parte ‘e essere cuntenta, cercava ‘e capì”.
Pallomma ‘e mare, già cantata spesso ai live,  è una canzone che sa creare sempre un’atmosfera dolcissima perché si ricollega ad un ricordo d’infanzia di Roberto: le estati passate a Praia a Mare con la famiglia, quando il nonno restava a pescare fino a mattina inoltrata. Ogni frutto che il mare donava era gioia e la nonna stava a casa ad aspettare Orata e stelle.
Forse sorprende che il gruppo abbia scritto solo due canzoni d’amore. La seconda, cantata in collaborazione con Gnut,  è in questo disco ed è una Serenata che va ascoltata ad occhi chiusi. Spegnete la luce e lasciatevi trasportare.
Come era accaduto nel primo disco, anche in ParcoSofia l’ultima canzone è quella che “è arrivata più inaspettata”: 13 primavere. Scritta mentre il disco era già in corsa, è il perfetto saluto per un disco che è una combinazione di elementi che solo qui si potevano trovare.

Al di là di ciò che si può dire di questo disco- che non sarà mai abbastanza perché ParcoSofia è un disco che va ascoltato e sentito, nel modo più vero del termine-, La Maschera ha mostrato ancora una volta, con queste parole e con questo messaggio, di avere un’impronta comunicativa unica e un’identità molto più forte di tante barriere che spesso vengono erette. Anzi, una voce addirittura in grado di scardinarle tutte.
ParloSofia è un disco universale.

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