Plagi musicali famosi: i 5 casi più noti

Plagi musicali famosi: i 5 più noti della musica

Ascoltando una canzone, almeno una volta ci siamo chiesti «questa canzone non assomiglia a…?». Difatti, da alcune melodie contese sono nati diversi casi di plagi musicali famosi. Negli anni casi di plagi musicali hanno catturato l’attenzione del pubblico e hanno portato a dibattiti intensi.

Vediamo quindi più da vicino i cinque casi di plagi musicali più famosi della storia:

The Beatles e Chuck Berry

Tra i casi di plagi musicali famosi, il più celebre è sicuramente quello tra i Beatles e Chuck Berry. Il tutto ebbe inizio con la richiesta di Timothy Leary, uno psicologo e amico di John Lennon, di scrivere una canzone come slogan per la sua campagna elettorale. Da questa richiesta, e dopo numerose demo, nacque Come Together. La struttura musicale, però, risulta estremamente simile a quella della canzone di Chuck Berry del 1956 You can’t catch me. Una somiglianza, questa, che ha portato il detentore dei diritti di Berry, Morris Levy, ad andare in giudizio contro John Lennon per plagio. Il caso si concluse con un accordo extragiudiziale: per rimediare Lennon avrebbe inciso alcune canzoni di Levy.

Verve e Rolling Stones

Tra i casi di plagi musicali famosi ce n’è uno della durata di vent’anni: quello tra i Verve e i Rolling Stones. La storia inizia nel 1997 quando i Verve, una band allora pressoché sconosciuta, arrivarono rapidamente al successo con la canzone Bitter Sweet Symphony anche grazie all’iconico videoclip. Forse molti non sanno che per questa canzone furono utilizzati quattro secondi della versione orchestrale della canzone The Last Time dei Rolling Stones. I Verve chiesero ed ottennero il permesso di inserire quei secondi di brano; non si accordarono, però, sul permesso circa l’utilizzo di questo brano, un permesso questo fondamentale per poter effettivamente guadagnare dal singolo. Difatti, i Verve non hanno mai guadagnato da questa canzone. Solo recentemente Ashcroft ha deciso di reclamare i diritti del pezzo, e la disputa si è conclusa quando Mick Jagger e Keith Richards, che in passato non si erano mai espressi sulla questione, si sono detti d’accordo sull’esclusione dei loro nomi dagli autori del brano.

Oasis e Coca-Cola

Nella storia dei casi di plagi famosi non vennero risparmiati neanche i fratelli Gallagher, della band inglese Oasis. I due fratelli di Manchester furono accusati di aver plagiato I’d like to Teach the World to Sing dei New Seekers, un brano divenuto molto famoso dopo esser stato utilizzato dalla Coca-Cola in un jingle degli anni ’70. Difatti fu proprio l’azienda dell’iconica bibita a citare in giudizio gli Oasis, i quali dovettero prima modificare alcune parole della propria canzone e poi risarcire ai New Seekers una somma pari a 500 mila dollari.

Radiohead e Lana Del Rey

Nel 2018 la band rock britannica Radiohead ha fatto causa alla pop star americana Lana del Rey per plagio: i Radiohead accusarono l’americana di aver plagiato la loro canzone più famosa, Creep, con la traccia Get Free del disco Lust for Life. La storia fu confermata dalla cantante stessa sul social X, all’epoca Twitter, sottolineando come fosse difficile trovare un accordo e che la band britannica richiedesse il 100 per cento dei ricavi. Tra i casi di plagi musicali famosi questo risulta un caso molto particolare, in quanto si tratterebbe di un plagio di un altro plagio: infatti all’uscita di Creep, nel 1993, i Radiohead furono a loro volta accusati del medesimo reato. La canzone in questione era The Air I Breath degli Hollis, scritta da Alber Hammond e Mike Hazlewood; i due fecero causa ai Radiohead, e ottennero di essere inseriti nei credits della canzone e un’esigua parte dei ricavati.

Al Bano e Michael Jackson

Nella storia, come abbiamo sin qui visto, molto ricca di casi di plagi musicali famosi, uno in particolare ci può sembrare surreale: stiamo parlando della battaglia legale, della durata di nove anni, tra il cantante di Cellino San Marco e il Re del Pop. Nel 1987 Al Bano compone, con Willy Molco, I Cigni di Balaka. Quattro anni più tardi, nel 1991, Michael Jackson, all’apice della sua carriera, lancia un suo nuovo album, Dangerous, tra le cui tracce vi è anche Will you be there. Sarà il figlio del cantante italiano a riconoscere le somiglianze tra le due canzoni, e Al Bano darà mandato ai suoi avvocati di presentare un esposto per plagio. Nel 1994 il giudice scrisse nella sentenza che le due canzoni risultavano effettivamente identiche, il che spinse Al Bano a chiedere un risarcimento di 14 miliardi di lire dal “king del pop.

Tre anni più tardi, nel 1997, il cantante americano, prima di esibirsi a Milano, decise di presentarsi a Roma per rispondere alle domande dei magistrati ed esporre la sua versione dei fatti. In questa sede Jackson sostenne di non aver mai ascoltato la canzone del “maestro”, è così che si riferì ad Al Bano, e saranno poi i legali del cantante americano a ribaltare la situazione. Difatti i legali sostennero, di fronte ai giudici, che se il loro assistito aveva plagiato qualcuno questi non era Al Bano, bensì Eddie Lane e Don Baker, autori di Bless you for being an angel, un brano scritto sessant’anni prima.

A quel punto la Sony Music Publishing, proprietaria di Bless you for being an angel, decise di citare in giudizio sia Jackson che Al Bano. Una scelta molto scaltra da parte dei legali del cantante americano: infatti Jackson era il proprietario della ATV Music Publishing che, nel dicembre del ’95, accettò di fondere proprio con la Sony Music Publishing. Quindi Jackson era, in un modo o nell’altro, già proprietario di Bless you for being an angel, e si auto-denunciò per metter Al Bano con le spalle al muro.

Fonte dell’immagine dell’articolo Plagi musicali famosi: i 5 più noti: Pixabay

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