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Eroica Fenice

Simone Vignola e il suo Naufrago

Simone Vignola e il suo Naufrago

Simone Vignola e il suo “Naufrago”: l’ultima fatica di un artista poliedrico e dalle mille risorse | Recensione

Parlare di Simone Vignola cercando di inglobare tutti i suoi poliedrici interessi è un po’ come provare ad arginare il mare, giacché il suo mondo è un caleidoscopio di musica rifrangente e dai mille rispecchiamenti.
Abbiamo provato ad insinuarci nei meandri del suo universo, ascoltando “Naufrago“, che già dal titolo ricalca quel prototipo del viaggio incessante, oceanico e omerico nel gorgo della musica.
Classe 1987, nato ad Avellino, Simone Vignola è un cantautore e polistrumentista: il basso elettrico è il suo strumento di espressione principale, su cui riversa tutto se stesso, i suoi virtuosismi e il suo talento, così come l’utilizzo particolare della loop-station nelle sue esibizioni.
Molti sono stati i traguardi raggiunti da Simone Vignola: nel 2008 vince il prestigioso concorso “EuroBass Contest” (Miglior bassista emergente d’Europa) e nel 2010 il “BOSS Loop Contest” (Best Italian Looper).
Nel corso della sua carriera da solista pubblica ben 5 album, di cui 3 in lingua inglese, ristampati anche in Japan Edition.
Vignola realizza le sue creature, i suoi dischi, in maniera completamente autonoma, suonando tutti gli strumenti, cantando e pensando anche al missaggio e all’arrangiamento: un vero e proprio factotum e stacanovista ed è questa sua ostinata indipendenza il motore dei suoi lavori.
Nonostante la sua granitica e incrollabile autonomia, Simone Vignola non disdegna la partecipazione di altri artisti ai suoi album: ricordiamo, a tal proposito, i featuring con la cantante nipponica Naoryu (nel brano “Vado avanti”) e con il trombettista jazz Fabrizio Bosso (nel brano “Passion vs Regression”).
Inoltre, Simone Vignola è stato ospite ai maggiori festival dedicati al basso elettrico, ossia European BassDay, AsterBASS, EuroBassDay,  in Italia, Germania, Olanda e Stati Uniti.
Con il suo loop-show apre il Tour Italiano 2011 dei Level 42, il Tour Italiano 2013 dei Jutty Ranx, concerti per Caparezza, Richard Bona, Scott Kinsey e altri.
Inoltre, è presente sulle copertine di Bass Magazine (Giappone) e Linha de Frente (Brasile).
Simone Vignola è accolto con entusiasmo anche dalla diffusione radiofonica, con “Love Song” (Rotazione su NHK Japan e Radio Rai1), “The Time Flows” (Top100 Indie Music Like), “Sul Cesso” (Rotazione su oltre 200 radio Italiane) e “Mi sento meglio” (Rotazione Radio Lattemiele, “Artista della settimana” MTV New Generation).
Oltre a tutta questa carrellata di cose, che soltanto ad elencarle si percepisce la misura e la vastità della sua vita, Simone Vignola è anche dimostratore ed endorser con alcuni dei maggiori brand di strumenti musicali come Orange Amps, TC Helicon, TC Electronic e tanti altri.
Naufrago“, la sua ultima creatura, è stata finanziata tramite una campagna di fundraising, su Musicraiser, e si nutre proprio dal naufragio, dall’opera di novantanove impavidi e valorosi navigatori che hanno deciso di lasciare la propria impronta sull’isola di Vignola.
Ma ora immergiamoci, coi piedi e con la mente, nell’acqua fluviale, torrentizia e grondante di “Naufrago“, musica e testi di Simone Vignola.

Un viaggio, un incontro d’anime: “Naufrago” di Simone Vignola

Erri De Luca, in una sua celebre riflessione, parlava di “naufragio in terra” e ascoltare quest’album, da cima a fondo, è come mandare il proprio animo incontro agli scombussolamenti delle onde, verso la risacca e il maremoto, ma con le piante dei piedi saldamente poggiate al terreno.
L’album si apre appunto con “Naufrago” ed è un tripudio di richiami e intarsi letterari pregiati e raffinati, come ricami su uno scialle prezioso: zattere, bussole, albatri di baudeleriana memoria, vista appannata e timore di un sicuro naufragio.
Moby Dick di Melville e Il vecchio e il mare sembrano essere il sottotesto di questa richiesta d’aiuto in chiave fresca ed electropop, che sprizza fulmini azzurri come le onde che si preparano a ingoiare il legno di una nave.
In “Ballo” vi è invece l’inno alla vita nella sua accezione più spensierata e libera, selvaggia e senza niente in tasca, senza raccomandazione, regole e buone ragioni. Da ascoltare quando si ha bisogno di sciogliere i propri desideri in una melodia apparentemente allegra e innocente, ma melanconica e venata di nostalgia. Per poi mettersi a ballare.
Forse mi sono perso” richiama ancora il tema della perdita del proprio Io, del naufragio interiore, come quando un certo Ungaretti scrisse, nella sua “Allegria di naufragi“: “E subito riprende/ Il viaggio/Come /Dopo il naufragio /Un superstite /Lupo di mare“.
Il ritmo, la melodia, l’inciso sono potenti, coinvolgenti, si stampano subito in testa e ci si sente pervasi dal disorientamento martellante e cadenzato della canzone, dalla voce calda e vibrante che avviluppa l’ascoltatore in un labirinto sonoro confortevole.
Dal sapore quasi biblico è “Sono cenere“, che parla di angoli scuri, volti e anime che bruciano, illusionisti e giostre che girano senza macchinista: è l’epopea di un animo crocifisso in collina, che non riceve mai luce. Il ritmo incalzante e serrato contribuisce nuovamente a disorientare l’ascoltatore, per poi permettergli di ritrovarsi nello specchio di chi invecchia ed è cenere.
Un mondo per me” è legata a doppio filo a “Ballo“, con la stessa vocazione alla leggerezza, al disimpegno e alla voglia di immaginazione: rivendica saldamente il diritto al sogno e strizza l’occhio a sonorità vagamente funky.
In “Un’altra occasione” vi è quasi un monologo, un’accorata e lirica riflessione accompagnata da una melodia trasognata e scintillante: un vero e proprio inno che s’incarna nei tempi iniziali di una relazione, in cui “sembra l’obiettivo della vita andare a prendere un caffè con te“, in cui ogni stralcio e moto di vita è condensato nei primi, irripetibili attimi con l’amante. Da ascoltare con lo stomaco in subbuglio e con qualcuno a cui pensare. A patto che non lo si conosca bene.
La conoscenza tra due anime è invece alla base di “Sarà l’amore che provo per te“, in cui non vi è più l’eccitazione tempestosa dei primi maremoti emotivi ma la placida calma e quiete dell’amore, che subentra in un secondo momento, dipana il fiatone e ti lascia respirare serenamente e ciò è suggerito dal ritmo sicuro, deciso e dalle immagini notturne e rassicuranti allacciate alle note.
Sulla stessa scia, anche “Sei qui“: “Prendo a calci la vita, ma tu resti qui e capita ancora che ti lascio da sola, ma tu resti qui“.
In “Improvvisamente” e “Laia” vi è il ritorno ai primi sussulti iniziali: “Mi sono accorto di te, improvvisamente” e “Che ci posso fare se mi sono innamorato di te, Laia“.
L’amore per Laia, accompagnato da una cascata di note intriganti e quasi “colpevoli”, sembra suggerire l’insorgere di un sentimento sbagliato, forse non corrisposto: si parla di tattiche finalizzate a rendere l’altro fragile, confusione, scie del destino e passione.
Angelo“, invece, si commenta da sé: “Un altro figlio della politica e venderesti tua moglie per un pugno di mosche o solo per un contentino“. All’ascoltatore l’ardua sentenza: Angelo è un nome di persona oppure il simulacro allegorico di un Lucifero rovesciato, incontrato per sbaglio durante il naufragio?
Funky Malamente” è una sorta di lotta con la musica stessa, con lo showbiz, con l’archetipo della rockstar e con i suoi decaloghi sempre più alienanti e omologanti.
Il naufragio si chiude con “Oggi sto bene“, una vera e propria boccata d’aria dopo i marosi e la furia implacabile della natura, l’inno palpitante e spontaneo di un animo che si rinnova, che decide di vestirsi, scendere e guardare il mondo con occhi nuovi.
Perché ogni naufragio, ogni tempesta, porta sempre a ritrovare pezzi di sé, sepolti da qualche parte sotto la coltre dell’oceano.
E Simone Vignola lo sa bene.

 

Foto in evidenza: https://www.musicraiser.com/it/projects/11004-naufrago

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