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Viaggio nella discografia di Calcutta: le 5 canzoni più amate di sempre

Canzoni di Calcutta: le 5 più amate

Dopo un’attesa lunga cinque anni, Calcutta ha annunciato il suo nuovo album Relax. Un titolo ironico per i migliaia di fan che hanno atteso con impazienza il suo ritorno. Ma per le canzoni di Calcutta, l’attesa è sempre valsa la pena. La sua capacità di trasformare dettagli quotidiani in potenti metafore d’amore e malinconia lo ha reso una delle voci più iconiche della musica italiana contemporanea.

Chi è Calcutta: biografia del pioniere dell’It-pop

Edoardo D’Erme, in arte Calcutta, è un cantautore di Latina classe 1989. Il suo nome d’arte, scelto volutamente “per suonare male”, è diventato sinonimo della rivoluzione It-pop. Dopo un esordio nel 2012 con l’album Forse…, la svolta arriva nel 2015 con Mainstream (Bomba Dischi), un album che, come confermano fonti autorevoli come Rockol, ha ridefinito la scena indipendente italiana. Il successo è consacrato nel 2018 con Evergreen, che ottiene la certificazione di doppio disco di platino dalla FIMI e lo porta a essere il primo artista indie a esibirsi all’Arena di Verona. Il suo stile unisce la tradizione cantautorale di Battisti a un linguaggio diretto e a immagini surreali.

Le canzoni di Calcutta: una guida all’ascolto

Canzone e album Significato in breve
Cosa mi manchi a fare (Mainstream) La difficoltà di superare la fine di un amore, mascherata da un’apparente indifferenza.
Hübner (Evergreen) Una riflessione sul conflitto tra carriera e amore, ispirata a una scelta del calciatore Dario Hübner.
Del verde (Mainstream) Un inno all’amore puro ed essenziale, che si contrappone alla frenesia della vita moderna.
Paracetamolo (Evergreen) Metafora dell’effetto che l’amore ha sulle emozioni, paragonato all’azione analgesica del farmaco.
Sorriso (Milano Dateo) (Evergreen – Deluxe) Il desiderio che il ricordo di un amore passato possa ancora provocare un’emozione, un sorriso agrodolce.

Analisi delle 5 canzoni più amate di Calcutta

1. Cosa mi manchi a fare


È la canzone che ha lanciato Calcutta nel panorama nazionale. Attraverso immagini apparentemente casuali (“Ricordami le olive sono buone”), il testo esprime il tentativo di riempire un vuoto affettivo. Il ritornello è una resa disarmante: nonostante la finta noncuranza, l’assenza dell’altra persona rende necessario “reimparare a camminare”.

2. Hübner
Il titolo fa riferimento a Dario Hübner, calciatore che nel 2001 scelse una squadra meno prestigiosa per restare vicino alla moglie. Calcutta usa questa storia per riflettere sul proprio dilemma: la carriera lo porta lontano dagli affetti, e a volte dovrebbe “fare come Dario Hübner” e scegliere l’amore.

3. Del verde
Una delle canzoni di Calcutta più romantiche. Il desiderio di un amore semplice e autentico (“Vestiti da Sandra che io faccio il tuo Raimondo”) si scontra con la realtà. È un appello a “ricominciare” lontano dal caos, in una dimensione quasi bucolica.

4. Paracetamolo
Il verso “Lo sai che la Tachipirina 500 se ne prendi due diventa 1000” non è nonsense. Il paracetamolo è noto per attutire non solo il dolore fisico, ma anche le reazioni emotive. Raddoppiare la dose è una metafora per descrivere come l’amore possa amplificare o anestetizzare i sentimenti, rendendo tutto più intenso e rischioso.

5. Sorriso (Milano Dateo)
Una canzone indie sulla persistenza del ricordo. L’io narrante, tra Milano e Roma, si rivolge a una persona del passato, sperando che il solo sentir parlare di lui possa ancora provocare un “sorriso che la spaccherà in tre”. Un’immagine potente che descrive la forza agrodolce della nostalgia.

Bonus: Calcutta come autore per altri artisti

Oltre alle sue canzoni, Calcutta ha prestato la sua penna a numerosi artisti, tra cui Elisa, J-Ax & Fedez e Francesca Michielin. Una delle collaborazioni più riuscite è “Io non abito al mare” (2017), un brano che esalta la difficoltà di comunicare e il bisogno di tenerezza. La poetica di Calcutta, unita alla voce della Michielin, crea una ballata di rara intensità.

Immagine in evidenza da Wikipedia

Articolo aggiornato il: 28/09/2025

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A proposito di Di Costanzo Mariachiara

Mariachiara Di Costanzo, classe 2000. Prossimamente laureata in Lingue e Culture Comparate all'Università degli Studi di Napoli L'Orientale. Appassionata di moda, musica e poesia, il suo più grande sogno è diventare redattrice di Vogue.

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