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I Whitey Brownie debuttano con Another Pink | Intervista ad Alessandro Trani

I Whitey Brownie debuttano con Another Pink | Intervista ad Alessandro Trani

I Whitey Brownie debuttano con l’EP Another Pink | Intervista ad Alessandro Trani

Another Pink è il lavoro discografico d’esordio della band Whitey Brownie, trio di Latina composto da Micol Touadi (voce), Alessandro Trani (batteria) e Alessandro Pollio (tastiere), che fonde musica Jazz ad altre sonorità della black music: dall’ R’n’B all’Hip-Hop, passando anche per il soul. Un prodotto sperimentale ben fatturato dal quale emerge chiaramente l’abilità musicale dei tre membri della band, capaci di creare un disco che riesce a coniugare la sperimentazione musicale di generi, forse un po’ ostici a un pubblico di ampio raggio, a un mood gradevole e orecchiabile, con testi che oscillano dall’italiano all’inglese.

Pubblicato lo scorso 27 Dicembre per l’etichetta Rest in Press, l’EP si compone di cinque tracce (Green, Never, As You Like, Carillon e Clouds) ed è stato registrato presso il Sud Studio Digital Sound di Cosenza sotto la supervisione artistica di Pantu. In occasione dell’uscita dell’album, abbiamo parlato con Alessandro Trani che ci ha raccontato un po’ del mondo, delle esperienze, delle visioni musicali e degli obiettivi dei Whitey Brownie.

Intervista ad Alessandro Trani dei Whitey Brownie

Come nasce il gruppo Whitey Brownie?

Il nucleo originario risale al 2015 circa, da una mia idea di suonare jazz ma non in maniera convenzionale. Abbiamo iniziato un po’ per gioco, soprattutto a livello strumentale perché all’inizio era più un progetto strumentale, a mescolare i classici del jazz a quelli dell’Hip-Hop. Quando abbiamo visto che questa cosa funzionava, soprattutto a livello live, abbiamo deciso insomma di farla crescere e, nel 2017, siamo arrivati alla formazione attuale, ovvero un trio che vede me alla batteria, Alessandro Pollio alle tastiere e Micol Touadi alla voce. Da lì abbiamo iniziato a scrivere i nostri pezzi e a farli diventare dei brani originali.

Venite da esperienze musicali diverse?

Tutti noi abbiamo una formazione accademica legata comunque al Jazz. Micol per esempio al Conservatorio ha fatto canto Jazz e anche noi proveniamo da esperienze musicali fortemente Jazz. Però eravamo stanchi del solito modo di suonarlo in Italia e quindi abbiamo provato a mescolarlo con altri generi della black music: il Funk, l’Hip-Hop, l’R’n’B… Quindi abbiamo creato questo sound che ci appartiene molto di più.

A cosa ti riferisci con «il solito modo di suonarlo in Italia»?

Te lo racconto con un esempio molto divertente. Quando si andava alle jam jazz, almeno fino a un po’ di anni fa, se provavi a girare il jazz un po’ più sul funk venivi guardato storto. Adesso, fortunatamente, non succede più e diciamo che la nostra è un po’ una risposta provocatoria a questo atteggiamento italiano.

Un atteggiamento un po’ bacchettone?

Esatto, troppo legato al “real book”, a quello che c’è scritto sulla parte, ad essere rigidi sulla struttura di un brano, ad essere un po’ troppo inquadrati quando si pensa al jazz, in generale. Per noi, invece, la black music non deve avere questi vincoli.

Another Pink è dunque il primo EP dei Whitey Brownie. C’è un significato particolare dietro questo titolo?

Guarda, in realtà, quando abbiamo registrato l’EP a Cosenza, l’anno scorso, questo rosa era un colore che ci faceva pensare un po’ al nostro sound e, guardando anche la copertina dell’album, questo liquido e questa fluidità sono state cose che ci hanno fatto subito pensare alla nostra musica. Poi ne abbiamo parlato a Marco Cito, il fumettista che ha realizzato tutte le nostre grafiche, e lui ha avuto l’idea di questo soggetto che si trova sulla copertina del disco. Il titolo Another Pink è un’idea del nostro produttore, Pantu, ed è appunto come se fosse un nuovo colore, un nuovo rosa, diciamo così.

Another Pink è un EP, a breve seguirà un album?

Speriamo, noi non ci siamo mai fermati e stiamo lavorando a brani nuovi. Diciamo che il disco è in cantiere però prima ci occuperemo di portare in tour l’EP, ci saranno varie date che partiranno da Marzo e staremo fuori tutta l’estate, quindi se ne parla per l’autunno prossimo.

A proposito di esibizioni live, vogliono essere uno dei vostri punti di forza, come cercate di raggiungere questo obiettivo?

Noi abbiamo scritto in funzione di un lavoro live, abbiamo sempre scritto pezzi che potessero funzionare dal vivo perché la black music ha delle radici molto legate al rapporto con il pubblico, all’empatia con esso.
La scorsa estate abbiamo fatto un bel giro, in lungo e in largo per l’Italia e quest’anno vogliamo raddoppiare e fare molte, molte più date. Vogliamo portare la nostra musica in giro perché crediamo che sia davvero l’unica cosa che ancora conta davvero.

È opinione abbastanza frequente che, al giorno d’oggi in Italia, è difficile suonare la propria musica dal vivo perché non c’è spazio, quindi tu un po’ smentisci quest’opinione? 

La smentisco a metà, nel senso che non è facile e di certo non sarò io a dire che è facile, però, penso che con una costanza e con un lavoro di squadra, che non è più soltanto quello della band, è fattibile. Senza un’agenzia stampa, senza un booking e senza un produttore che segua la linea del progetto è davvero difficile. Quindi ormai si lavora con un team molto più ampio, non è più il quartetto o il quintetto che forma la band che può creare un progetto credibile che può affermarsi. Io comunque penso che sia ancora possibile fare musica in Italia, non è più come negli anni ‘70/’80 in cui subito c’erano dei palchi a disposizione, c’è una gavetta molto più lunga, le occasioni sono poche ma se ben gestite è ancora possibile fare questo lavoro in Italia.

Ringraziamo Alessandro Trani dei Whitey Brownie per la gentilezza e la disponibilità.

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