Artemisia Gentileschi: il soggiorno a Napoli della pittrice

mostra di Artemisia Gentileschi a Napoli

Artemisia Gentileschi (Roma, 1597 – Napoli, 1654) fu un importante pittrice del ‘600 e seguace della scuola di Caravaggio. Una delle sue più celebri opere è “San Gennaro nell’anfiteatro”, che le fu commissionato durante il suo lungo soggiorno a Napoli. La città infatti ha voluto omaggiarla con una grande esposizione che si è tenuta  nelle Gallerie d’Italia di via Toledo fino al 19 marzo 2023. L’esposizione è stata realizzata grazie alla collaborazione della National Gallery di Londra, il museo di Capodimonte, l’Archivio di Stato di Napoli e l’Università l’Orientale raccogliendo opere provenienti dai musei di tutto il mondo, dai documenti e da collezioni pubbliche e private.

«Poi disse d’aver sonno e salì in camera. C’era in quella stanza, un letto di sergia verde che in tutto somigliava al suo di Napoli. Le parve d’esser arrivata a casa e che il viaggio fosse finito […] Morire a letto, ecco l’unica fine che Artemisia non s’era prevista, quando incalzava e quasi frustava il proprio destino. Morire a letto non di accidente fulmineo né di tragica peste, ma di un male lento, incerto, malizioso, che può durar degli anni: così muore la più parte degli uomini Anna Banti, 1947

La storia di Artemisia

Determinata e talentuosa, Artemisia Gentileschi lascia il segno come una delle poche artiste donna del suo periodo. Figlia di Orazio Gentileschi, pittore caravaggista, apprende l’arte del dipingere fin da piccola ereditando tratti inconfondibili. Una vera maestra di luci e ombre, l’uso dei colori scuri e la forza di espressività dei suoi personaggi non lasciano dubbi sul suo talento. Il soggiorno napoletano dell’artista, attestato tra il 1630 e il 1654 e interrotto da una parentesi londinese tra il ’38 e il ’40, costituisce il capitolo conclusivo di una vita vissuta intensamente. Nonostante ciò, questo periodo non suscitò un forte interesse artistico se non per il clamore che Artemisia smosse come eroina protofemminista. Le sale della grande mostra tenuta a Napoli si sono immerse nel mondo della Gentileschi, rispecchiando profondamente l’atmosfera delle sue opere attraverso l’utilizzo di luci, ombre e giochi di chiaro scuro. Sono state esibite cinquanta opere dell’artista confrontandole con le influenze degli artisti attivi del suo tempo: da Massimo Stanzione, Paolo Finoglio, Francesco Guarino fino ad Andrea Vaccaro.

Le grandi commissioni

Nella prima fase del suo soggiorno napoletano, Artemisia Gentileschi è strettamente legata alla corte vicereale a cui deve i suoi primi prestigiosi incarichi, tra cui il “San Gennaro nell’anfiteatro”. Fu commissionato dal Vescovo di Pozzuoli, Martin de Leon y Cardenas, che decise di innovare l’antico tempio del Rione Terra, per trasformarlo in una delle più belle chiese in provincia di Napoli. La scelta di Artemisia fu audace: mai prima di allora una donna era entrata in una chiesa da professionista per dipingere un quadro. La sua risposta fu: «Dimostrerò alla Vostra Signoria di cosa è capace una donna». Così dipinse un capolavoro così importante per la storia di Napoli.

I maestri e il loro tempo

Le intuizioni dei grandi artisti assumono un valore ancora più potente se inquadrate nella loro epoca. Scopri come i geni del passato hanno rotto le regole e plasmato la nostra identità visiva leggendo l’indagine principale:

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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