Cross Occupato: dalla speculazione al diritto alla casa

CROSS

Napoli. Salita Arenella, 60. Il Palazzo è il Cross Occupato, in cui vivono famiglie e precari in emergenza abitativa. Quella del Cross è la storia di una lunga speculazione immobiliare, e ne abbiamo parlato con una delle occupanti.

Partiamo dall’inizio: da dove viene questo Palazzo?

Il Palazzo viene da una clamorosa speculazione immobiliare che il Comune di Napoli favorì tra il 2005 e il 2007. Il TAR la bloccò annullando i permessi di costruzione. Nell’affare erano coinvolti personaggi come Antonio Della Monica, patron di Cavamarket e ras di Forza Italia nel Salernitano, imputato (e anche arrestato) in diversi processi per aver stornato 300 milioni, lasciando per strada tanti lavoratori, ma anche per truffa, abusi edilizi, voto di scambio etc.

Entriamo nel dettaglio.

Cavamarket fallì e Della Monica si lanciò nelle speculazioni immobiliari con una serie di “scatolette” srl, a cui arrivarono prestiti a pioggia, concessi dalle banche senza garanzie. Nel caso di via Arenella a costruire fu la “Valsuo srl”, una società con soli diecimila euro di capitale, che ottenne un prestito di oltre sei milioni. L’area acquisita avrebbe dovuto vedere la ricostruzione “filologica” di un rudere del ‘700 abbattuto quarantadue anni prima, ma – con diverse variazioni dei permessi da parte dell’amministrazione comunale – si costruì l’attuale palazzina di tre piani, con un altro locale fronte strada e 48 box auto interrati. I vicini fecero ricorso al TAR, la Valsuo srl dichiarò il fallimento e la palla restò in mano alle banche e alla relativa curatela fallimentare.

Con quali capi d’accusa fu presentato il ricorso?

Essenzialmente quattro: l‘opera viola il piano regolatore, che prevede per quell’area solo costruzioni di attrezzature pubbliche o assoggettate a uso pubblico; l’abuso del principio di ricostruzione “filologica”; la violazione consistente delle distanze minime tra i palazzi; un’errata lettura della norma di riferimento per la ricostruzione di ruderi da parte dei dirigenti comunali che hanno concesso i permessi (norma che – se ben letta – non avrebbe permesso a monte la costruzione). La sentenza del TAR ha riconosciuto la violazione delle distanze minime e ha annullato tutti i titoli abitativi edilizi rilasciati, ma ha rinunciato ad approfondire sulla concessione “filologica” per ragioni di economia processuale.

Da quanto tempo il palazzo è in stato di occupazione?

Il Cross Occupato nasce circa cinque anni fa e attualmente è abitato da una cinquantina di persone. Con il gruppo di occupanti e la rete del movimento per il diritto all’abitare “Magnammece ‘o pesone”, abbiamo cercato da subito un dialogo con l’attuale amministrazione comunale per far emergere la speculazione multimilionaria che era stata compiuta e regolarizzare la situazione degli occupanti. L’avvocatura, infatti, si impegnò a non difendere ulteriormente le ragioni di quel ricorso in aula, ma a chiedere comunque la fissazione dell’udienza per arrivare a una sentenza definitiva del Consiglio di Stato, sentenza che è arrivata dopo ben cinque anni.

Due anni fa, agli abitanti del Cross sono arrivate prima offerte e poi minacce da persone che sostenevano ci fosse un “accordo” per risolvere ogni problema sul palazzo. Organizzammo diverse iniziative pubbliche contro queste intimidazioni, a cui partecipò anche il Sindaco. Da allora la situazione è stata più o meno stabile: le aste che avevano ad oggetto il palazzo, il cui valore continuava vertiginosamente a scendere, erano sempre deserte.

Qual è la situazione adesso?

Qualche mese fa, abbiamo scoperto che il Cross è stato acquistato a gennaio/febbraio 2018 dalla Agroinvest srl, che fa riferimento a personaggi tra cui i Laezza (collegati a varie inchieste legate allo smaltimento di ecoballe nella zona di Acerra). Circa una ventina di giorni dopo la vendita, il ricorrente originario dichiara che, benchè il TAR gli avesse dato ragione sull’abuso, è venuto meno il suo interesse all’esecuzione della sentenza. E il Consiglio di Stato dichiara a sua volta la sentenza del TAR improcedibile. Nel giro di un mese, dopo 5 anni di attesa, la sentenza di primo grado scompare per magia e i permessi annullati tornano miracolosamente in vita. Ad oggi, non sappiamo cosa voglia fare la nuova proprietà, visto che non si è qualificata in nessun modo nè con noi nè con il Comune.

Quali sono le attività della rete “Magnammece ‘o Pesone”?

“Magnammece ‘o Pesone” nasce più di otto anni fa, in una città in cui l’emergenza abitativa va sempre aumentando. Con molti e diversi gruppi di persone abbiamo occupato sei palazzi che – tra le mille difficoltà e pressioni – continuano a resistere. Rivendichiamo il diritto ad avere un tetto sulla testa per chi non ha le possibilità economiche di pagare un affitto. Negli anni siamo riusciti a ottenere la possibilità di una residenza di prossimità per gli occupanti case che gli permetta di poter avere servizi essenziali come il medico di base o la possibilità di iscrivere i figli a scuola; abbiamo fatto esperimenti di albergaggio sociale con cui il Comune, in accordo con dei privati, riesce a dare una casa a soggetti in gravi condizioni economiche per un periodo di tempo determinato; abbiamo contribuito alle delibere comunali che riguardano i beni comuni della città e che aprono ampi scenari su un nuovo utilizzo collettivo, partecipato e sociale. Inoltre, abbiamo sportelli attivi, autogestiti, in cui vengono moltissime persone con problemi di sfratti in corso, affitti a nero etc. e cerchiamo di aiutarli grazie a una rete di persone con svariate competenze che si mantiene sul mutualismo e sulla solidarietà, in uno scenario in cui le persone economicamente più svantaggiate vengono lasciate sempre più ai margini della società.

Fonte immagine: Pexels

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