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Eroica Fenice

Conversazioni Cromatiche su Napoli: il primo incontro con Sylvain Bellenger

Conversazioni Cromatiche su Napoli: il primo incontro con Sylvain Bellenger

Anche quest’anno, dirette dall’entusiasmo di Benedetta de Falco, si terranno le Conversazioni Cromatiche su Napoli. Si è già alla terza edizione di quelli che sono stati definiti dalla stessa organizzatrice degli «spaccati della città campana che incoraggiano a non arrendersi». Obiettivo di tali incontri quello di alimentare la passione civica e l’amore per una delle città più antiche d’Italia, spesso ricordata unicamente per poco rincuoranti notizie di cronaca.

La sede ospite dei tre incontri è l’Intragallery, la galleria d’arte contemporanea che si affaccia su Via Cavallerizza a Chiaia, luogo pullulante di vita e di arte. Ad assistere al primo incontro delle Conversazioni, sono infatti anche le opere esposte, frutto del genio di Roberto Caracciolo, che con il cromatismo hanno parecchio a che fare. Le loro pennellate sono volutamente ben distinte, i colori decisi, quasi a suggerire l’argomento portante delle Conversazioni.

Sembra infatti essere stato invitato a riflettere su un colore l’ospite speciale del primo incontro. Si tratta di Sylvain Bellenger, direttore del Museo Nazionale di Capodimonte. Un personaggio ben noto, ma dalle cui parole si evince la purezza con la quale si esprimerebbe uno studente fra i banchi della sua università, al suo primo incontro con un mondo nuovo ed entusiasmante, da lui attentamente scelto. Anche di questo ha parlato Bellenger, di ciò che lo ha portato al contatto costante con opere inestimabili, allontanandosi dalla sua natale Francia, ma non sentendosi mai uno straniero.

I primi viaggi a Napoli

La sua prima volta a Napoli lo aveva visto ancora bambino, quando si innamorò di una tartarughina su una bancarella che la madre non gli permise di acquistare. Ancora lo ricorda con un sorriso sulle labbra, ma la seconda volta fu quella decisiva. Incantato da un professore straordinario, decise di studiare Filosofia, così da diventare professore ancora giovanissimo. La passione lo aveva portato lontano, ma trovava così stancanti le lezioni «che passavo tutti i pomeriggi steso a letto!». Sotto consiglio di una amica decise così di venire a Napoli, a godere dell’aria fresca della costiera amalfitana, e il suo incamminarsi per la città lo ha portato proprio a Capodimonte. Lì, la folgorazione: La crocifissione del Masaccio. «Quella Maddalena arancio, che ha la forma fisica del dolore, lo comunica anche se la si vede di spalle, è senza volto». Così, una volta a Parigi, ha deciso di studiare Storia dell’arte. La sua carriera era già iniziata in quel museo, ed è lì che poi è tornato.

Lo scorcio sulla sua vita è necessario a comprendere quale sia stato il colore da lui scelto: l’arancio. Proprio quell’arancio della Maddalena del Masaccio, ma anche l’arancio come colore della luce, quell’arancio che è vicino al rosso, colore di San Gennaro, ed è vicino al giallo, quel giallo con cui probabilmente erano affrescate le pareti di Pompei, prima di essere deteriorate dal calore della lava. Tutti questi colori sono vicini alla sua idea di Napoli, ma non può dimenticare l’ombra nera che su di essa si staglia. La città può divenire tragica in un pomeriggio di pioggia, «quando i panni stesi vengono ritirati». Napoli è anche la città dei contrasti, una delle caratteristiche dei napoletani è l’ironia, che altro non è se non una commistione tra luce e ombra, riso e pianto.

Conversazioni cromatiche e il tesoro di Capodimonte

Bellenger definisce Capodimonte unica al mondo, non così distante poi dal centro città, ma non abbastanza conosciuta dai napoletani. È «il polmone verde di Napoli». Questo lo porta a riflettere ogni giorno su come portarla alla ribalta: sensibilizzare alla comprensione di quale patrimonio inestimabile sia sotto i nostri nasi, per «vivere bene insieme, nel bosco». Il bosco è storico, del tardo Barocco italiano, ed è una commistione tra il disegno all’inglese e la cultura botanica cinese. La missione di Bellinger è canalizzare tutte le forze positive del bosco per alimentare il senso civico. Una volta, racconta, passeggiando nel bosco ha visto giocare dei bambini a calcio sul prato, rovinandolo. Ma non può far a meno di affermare «anche io ci avrei giocato!». Così, ha pensato di creare due campi da calcio ad accesso gratuito, e i bambini (quasi increduli) possono avere finalmente il loro spazio. È convinto che una volta creati spazi per tutti, tutti li rispetteranno, e il bosco sarà il nuovo mondo arancio di Napoli.

Ma come proteggere questo tesoro? Con la comunicazione, con l’informazione, comprendendo anche solo quanto sia brutale il gesto di un graffito sulle prestigiose sculture a cielo aperto di cui Napoli gode. Bellenger non pensa di poter realizzare tutto da solo però. Se non si potrà fare affidamento sulle istituzioni, allora sarà necessario che a responsabilizzarsi siano i cittadini, e questo potrà accadere solo quando conosceranno il valore del luogo incantato in cui vivono. «La mia è una missione, non un mestiere».

Il suo viaggio giovanile a Napoli è molto simile a quello che in questa città fece Picasso, al quale sarà dedicata una mostra proprio a Capodimonte. Picasso a Napoli scoprì l’arte popolare, che lo portò progressivamente a lasciare il Cubismo, realizzando opere come Sipario per Parade. Bellenger a Napoli ha scoperto che «l’arte è la scelta giusta. Se sai guardare un’opera d’arte, sei salvo».