Di Amore e di Rabbia di Gioconda Fappiano alla Rocca dei Rettori

Di Amore e di Rabbia di Gioconda Fappiano alla Rocca dei Rettori

Di Amore e di Rabbia, ultimo libro di Gioconda Fappiano, è una raccolta di poesie, edita da Teleion – Musica e cultura, presentata venerdi 23 marzo, alle 17.30, alla Rocca dei Rettori (BN). L’iniziativa, promossa dall’ Associazione Culture e Letture in collaborazione con Leggere per Leggere – Lettori Itineranti e con il patrocinio della Provincia di Benevento, ha visto partecipare la Fappiano, Annalisa Angelone, giornalista Rai e Giuseppe Castrillo, autore della postfazione.

La serata ha previsto la lettura di alcune poesie, tra cui Ventisei clandestine, La lupa, 10 Agosto a cura di Alda Parrella, per la versione in italiano e di Rosamaria Ricci, per quella in inglese, gli interventi musicali a cura della Teleion Ensemble Concerti, con il Maestro Antonio Bellone (pianista e musicologo) e il Maestro Pellegrino Armellino (fagottista e concertista), che hanno incantato il pubblico con brani di Satie (Gymnopédie), Débussy e Ravel (Preludio), Bellone (Preludio e Opera 2 num.4) e Piazzolla (Oblivion).

La giornalista Elide Apice, vicepresidente dell’Associazione, apre la presentazione, raccontandoci coma il libro raccolga le impressioni dell’autrice e sia diviso in due parti: la prima, più corposa, dettata dall’amore “con la sua malinconia che sa di violenza e d’abbandoni” e la seconda, in rima, dedicata alla rabbia con “invettive dirette contro i vizi capitali vecchi e nuovi della storia umana”. Amore che permea la vita delle persone nell’arco della loro esistenza e rabbia che costituisce l’altra faccia della medaglia, dunque! Riporta, inoltre, un segmento della prefazione del libro, ad opera di Giovanni Lavia, secondo cui «i componimenti rispondono a diversi fattori d’attenzione: sensibilità, psiche, emozioni, spirito, utilizzando tutti gli strumenti atti a fare poesie” e permettendo all’autrice di “concedersi momenti di vertiginoso lirismo o di fredda analisi».

Di Amore e di Rabbia: un pendolo tra classicismo e modernità

Prende la parola Giuseppe Castrillo, per il quale l’opera della Fappiano oscilla tra classicismo, rimandando al lirismo greco, a Mimnermo, Saffo e passando per Montale con i suoi Xenia, che nell’antica Grecia erano i doni offerti all’ospite e modernità, recuperata attraverso testi della musica cantata, che si esprime non come «citazione incastonata di versi, ma come richiami, ritorni di parole e di espressioni di canzoni a cui siamo legati, che fanno parte di un patrimonio linguistico niente affatto scadente, ma piuttosto eredità dei poeti cantori del secolo trascorso, che ritornano alla mente nel momento in cui si scrive».

Particolare valore acquista la poesia “Ventisei Clandestine”, nel cui ultimo rigo si ritrova un riferimento all’ “uomo che è il suo dolore, l’insieme delle traversie che porta con sé” e che, in questo senso, dà valore al titolo della sezione “d’amore”, chiudendo il cerchio, perché, nell’accettazione dell’Altro come Persona, si ha quel “frammento di amore, che è amore verso la totalità, nella circolarità dell’esistenza umana”.

Annalisa Angelone conosce l’autrice dai tempi dell’università e ci parla di una Gioconda Fappiano che «stupisce e sorprende e che in tutti i suoi scritti garantisce rigore e altissima qualità».

La parola della Fappiano è parola di coraggio, di bellezza, di amore e di verità.

Sollecitata dalla Angelone, l’autrice racconta come Di Amore e di Rabbia sia nato da un progetto di amicizia: Lavia, Castrillo, Nicola Ciaburri per l’immagine di copertina; tutti hanno concorso alla realizzazione di questa raccolta di poesie, nate in momenti quotidiani come quello della frittura delle polpette.

Nel dialogo tra la Angelone e la Fappiano, emerge che questo libro sorprende per prima l’autrice, che non pensava di portarlo a termine, che la poesia, seppur difficile, è la forma di scrittura più nelle sue corde, perché più veloce ed immediata, e che non c’è in realtà un solo poeta che l’ha influenzata ma dovendo fare una selezione, forse, coloro che più di altri hanno esercitato su di lei un certo fascino, anche grazie all’affinità di toni, sono Ungaretti e gli ermetici, Elliot, Swift, Pope, la satira e il teatro.

Imprescindibile è il ricordo del nonno della scrittrice, che accompagnava la nipote in lunghe passeggiate nella citta natia di Cerreto, raccontandole storie di persone e della città e tramandandole quell’amore per la narrazione orale e quello spirito di ribellione e di libertà che si esprimono nelle poesie di rabbia, più “da monella”, che recuperano in parte quella satira che per la scrittrice è una delle più grandi risorse della letteratura italiana.

Termina la piacevolissima serata la lettura di un racconto breve, scritto dalla Fappiano e vincitore di un concorso femminile a Trieste, dal titolo A spasso con la zia, che attraverso il pretesto narrativo dell’ultimo viaggio della zia, offre all’autrice una possibilità per raccontare di sé, della sua formazione tra cene-discussioni, sedi di Partito, libri e oratori e che le permette di vivere una vita al sud libera dallo scialle nero di così consueto utilizzo in queste terre.

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