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Eroica Fenice

Massive Attack

I Massive Attack e Napoli si ritrovano

L’Arena Flegrea non si ferma, continua ad aggiungere massicci tasselli alla sua piramide di successi.
Il 27 luglio, l’Arena è stata praticamente invasa dagli spettatori, per l’attessismo evento dei Massive Attack, esibitisi nella cornice flegrea dopo l’apertura degli Almamegretta.
In migliaia, trepidanti e impazienti, si sono riversati nelle Cavee per poter ascoltare e condividi tutti assieme la straordinaria musica del gruppo di Bristol.

Massive Attack, live report

Sei anni.
Sono passati sei anni da Heligoland, l’ultimo album in studio dei Massive Attack. Per qualcuno, soprattutto per i fan, può essere una vera eternità, per altri pochissimo.
Quel che può venire naturale chiedersi quando un pezzo diventa anagraficamente datato è: “Può ancora rappresentare ciò che penso?” o “Riesce ugualmente a esprimere quel mio stato d’animo come faceva la prima volta che l’ascoltai?”.
Purtroppo, la risposta è multipla e si ritrova in ognuno dei singoli spettatori, quindi non la troveremo qui. Ma una certezza c’è ugualmente concessa, ovvero che questi anni non hanno minimamente scalfito l’abilità del gruppo di comprendere e rappresentare la realtà che li circonda.
I Massive Attack sono ancora sul pezzo, se qualcuno usa ancora questa terminologia. Anzi, dimostrano ancora una volta di saper guardare avanti, usendo sempre uno stile avanguardistico sia nei testi che nella musica. Gli inventori del Trip Hop, di cui non hanno mai voluto la paternità, non accettando alcuna classificazione musicale, sono stati aperti dagli Almamegretta, gli stessi che, nel lontano 1995, reximarono Karmacoma per i Massive e che sono stati un ottimo apripista per il tanto atteso evento.
Uno spettacolo basato molto sulla combinazione di due dei cinque sensi, quello uditivo e quello visivo. In una continuo salire di immagini e musica, i Massive Attack hanno fuso la realtà visiva e quella uditiva nel tentativo riuscito di raccontare l’attualità, di dipingere con tratti decisi la loro idea, la loro visione di ciò che è il nostro presente e immediato futuro. Non c’è alcun dubbio su questo, perché lo stesso Del Naja, nelle brevi pause tra un pezzo e l’altro, ha apertamente espresso la sua visione cosmopolita del mondo in cui viviamo, in cui l’unico modo per uscire vincitori è stare assieme e fare le cose assieme. Questo, nonostante l’opinione comune, non appare un messaggio prettamente politico, bensì sociale e pieno di una ferma volontà non di condannare, ma piuttosto di indicare e invitare alla riflessione su alcuni temi oscuro e scottanti della nostra quotidianità.
Napoli, la città di Del Naja, ha assistito a quasi due ore di pura magia, una musica introspettiva, onirica, capace di trascinare il più restio dei ballerini a oscillare e a muoversi al ritmo di quella ipnosi musicale.