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I Mondi di Peter Flaccus e Luca Padroni all'Intragallery

I Mondi di Peter Flaccus e Luca Padroni all’Intragallery

La galleria d’arte contemporanea Intragallery apre la nuova stagione espositiva il 6 ottobre con la mostra Mondi di Peter Flaccus e Luca Padroni

Apparentemente, un dialogo nato da uno scontro quello che prende corpo nelle composizioni di Peter Flaccus e Luca Padroni, le anime della mostra Mondi aperta al pubblico dal 6 ottobre all’Intragallery, cuore dell’arte contemporanea del quartiere Chiaia. Da un lato, l’artista newyorkese Peter Flaccus, un pittore poliedrico che a seguito di un primo periodo di studio dedicato al più tradizionale olio su tela, si converte alla sperimentazione astratta, in particolare con la tecnica dell’encausto, un procedimento raffinato che così spiega: «una possibilità inaspettata, la materia può essere molto densa e trasparente. La cera ha un certo spessore, il mio mondo è anche quello dello studio e della pratica». Il mondo della pittura a olio è quello della cosiddetta «ultima pennellata», come Peter Flaccus nota. La tecnica compositiva dell’encausto e la natura stessa della cera punica, riscaldata e incisa, conferisce all’opera una trasparenza tale da permettere la lettura delle varie fasi della sua realizzazione.

Uno dei punti fondamentali del dialogo Flaccus – Padroni risiede proprio nella percezione della consistenza della materia, portata a uno studio intenso e paziente, per quanto al contempo deciso e spontaneo, degli effetti che possa dare la lavorazione di un materiale tanto complesso, quanto alla realizzazione di un dipinto a olio che risenta della stessa ingombrante attenzione allo strato di colore, quasi palpabile nell’opera di Luca Padroni. «È la natura che dice che diversi colori caldi si mischiano in una certa maniera», continua Peter Flaccus, nelle sue riflessioni sulla materia. Proprio colori caldi si alternano alla cera di Flaccus, quelli delle opere di Luca Padroni, piccole o grandi tele che accostano il mondo dell’intimità di una casa romana alla fauna urbana. «È come se Peter avesse fatto un’estrazione di tutti questi movimenti che io ho nei miei quadri» ammette Padroni, ragionando sulle diverse tecniche compositive.

«Ritratti di personaggi tra l’eroe epico e il barbone, di grandi capacità ma con grande difficoltà a raggiungere i propri desideri in una società che esclude chi ritiene diverso», così descrive il suo mondo Luca Padroni. Con un percorso che sembra speculare a quello di Peter Flaccus, l’artista romano ha vissuto un primo periodo di astrattismo per poi giungere nelle opere esposte in Mondi all’Intragallery, frutto di uno studio che ormai persegue da tre anni, a una forma d’arte figurativa. Ma lo stesso Padroni, parlando delle opere della prima fase, rettifica: «non le ho mai considerate astratte. Per me è importante che ci sia sempre un aggancio, e se lo stile è totalmente astratto trovo difficile relazionarmici».

I due grandi quadri protagonisti della prima sala della galleria, sono il risultato di un lavoro a lungo espresso in quelli che Luca Padroni definisce quadri «analitici», con particolare attenzione agli interni della nota casa romana della musa pitturessa Anna Paparatti, una casa colma di cose sorprendenti, «tra miseria e nobiltà». «Elementi nei quadri più piccoli che riuso per ricostruire un ambiente che rispecchia una mia percezione di questo luogo», come in A casa di Mumma. L’opera è lo specchio di come la nostra mente lavora, da qui l’affastellarsi e lo stratificarsi.

Edificazione del sé: i mondi di Peter Flaccus e Luca Padroni

Il collage è il suo studio della materia, un lavoro che parte dalla tela grezza, per raggiungere i diversi piani del suo mondo. Nei due grandi quadri, A casa di Mumma e l’elogio a Mario Monicelli, si concreta l’espressione echiana vertigine della lista, risultato di una lacuna gnoseologica che implica una rappresentazione densa delle cose più varie. Ricerca di una forza, di un’energia, dell’espressione della visione delle cose, Luca Padroni continua: «la mia pittura nasce dal mondo che mi circonda. Noi conosciamo la realtà attraverso i nostri sensi, attraverso le nostre esperienze. Quello che cerco di fare nei quadri è di descrivere il mondo come lo vedo io, ma non lo so neanche io, lo scopro dipingendo. Cresco, mi trasformo e insieme a me i miei quadri, e io anche attraverso di loro».

L’arte perpetua così l’edificazione del proprio mondo, e nell’incontro/scontro con quello di un altro, consente un hegeliano riconoscimento. In questo confronto generazionale, che Peter Flaccus ritiene necessario nell’arte, ritroviamo nelle parole dell’artista americano lo stesso sentore di Luca Padroni: «un giovane artista che cerca la sua strada sta cercando se stesso, e se sei fortunato fai qualcosa e ti riconosci nell’immagine di ciò che hai fatto, ma è una cosa spontanea, senza calcoli. Con il tempo io stesso sono formato dai miei quadri, i miei quadri hanno modellato me».