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Eroica Fenice

Romina de Novellis: una Gradiva a piedi nudi al DAFNA

Romina de Novellis: una Gradiva a piedi nudi al DAFNA

Gradiva è un celebre rilievo conservato presso i Musei Vaticani, forse copia di un originale greco, che colpì Wilhelm Jensen e lo ispirò nel 1903 per la sua Gradiva. Una fantasia pompeiana. La novella dello scrittore tedesco vede protagonista una della tre fanciulle ergenti nel rilievo, che prende proprio il nome di Gradiva, colei che cammina. Le tre fanciulle avanzano, e il protagonista della novella di Jensen immagina quale vita potesse aver avuto la prima delle tre, ipotizzando una mente brillante, sveglia, attiva poco prima dell’eruzione del Vesuvio, quella che non le avrebbe permesso di posare più i piedi per terra, ma di adagiarsi, rannicchiata come quei calchi che ancora oggi albergano nelle teche protettive del sito archeologico di Pompei. Ed è in quel sito che si è recata la Gradiva dei nostri tempi: Romina De Novellis.

Nata a Napoli ma attualmente risiedente a Parigi, Romina descrive il proprio corpo come il centro assoluto della sua attenzione, e in quanto tale, principale strumento del mestiere. L’arte performativa si basa su questo, come ci insegna una maestra quale Marina Abramović, la quale ha portato la sua figura imponente nelle sale delle gallerie d’arte più famose, urlando nel silenzio istanze polemiche e provocando cocenti emozioni. Romina è entrata in contatto con lei e con la sua visione dell’arte, vivendo esperienze che condivide con il pubblico tramite fotografie o sottoforma di video installazioni.

GRADIVA, il lungo cammino di Romina De Novellis

Il suo ultimo progetto, presentato nella suggestiva sede del DAFNA, galleria d’arte contemporanea che si affaccia su Via Santa Teresa degli Scalzi, e qui esposto fino al 9 settmbre, si intitola appunto GRADIVA. Più che eloquente, giacché l’artista rivive con il proprio corpo l’esperienza dell’immaginaria donna del rilievo. La notte tra il 9 e il 10 giugno del 2017, Romina De Novellis percorreva nella pura nudità le strade desolate del sito archeologico di Pompei, inciampando sulla strada dissestata e godendo dalla brezza della sera. Unica fonte di illuminazione, il carro che trasportava, di peso non indifferente. Su un tappeto di fiori di plastica, era disteso con tutta la forza del suo peso il calco del suo corpo, realizzato grazie alla collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Il cammino è lungo, i piedi scalzi, il peso alle calcagna. Romina De Novellis sottolinea come i gesti costantemente ripetuti sotto il vigile occhio della telecamera siano un modo per introdurre lo spettatore a una dimensione che non sopporta più, quella dell’attesa, quella che la vita spasmodica non gli permette di vivere. Lo costringe invece per molto tempo (la video installazione di GRADIVA ha la durata di 55 minuti) con lo sguardo rivolto al suo incedere, al suo percorrere spesso circolarmente uno stesso spazio, non arrivando a una meta precisa, eppure, imparando a percepire il suo stesso peso, la forza del suo corpo massiccio e nudo, le cui ombre sono messe in risalto dal momento del tramonto fino alle prime luci dell’alba.

L’assenza di vestiti conferisce la dimensione atemporale voluta da una donna che cammina tra le rovine del passato, come spettro, portando il peso del suo presente, simboleggiato dai rumori di sottofondo, in dissonanza con l’ambientazione, come il rumore dell’autostrada o dell’arrotino a prima mattina, sperando però nel futuro. Il lungo percorso non avrebbe avuto luogo senza l’esaltante desiderio di un nuovo giorno, da lei ricercato dopo il lavoro durato una notte intera. Qualcosa di misterico avviene alla luce del tramonto a Pompei, qualcosa di rituale. Il percorso di una vita, dalla luce del primo pianto, ancora tra le braccia della madre, all’oscurità degli antri reconditi che decorrono le vie dell’esistenza. Il percorso è tortuoso, e il passo di Romina De Novellis non sempre ben fermo. Le riprese sono man mano sempre più focalizzate sul suo corpo, non per sottolinearne maliziosamente la nudità, ma per esasperarne lo sforzo e la tensione nell’incedere. La luna piena si alza su questa gestualità allucinata di una donna che cammina, apparentemente senza una meta precisa.

Le registrazioni di sottofondo prese dal vivo dal movimento nella città di Napoli e successivamente montate come colonna sonora del video, sono voci della nostra quotidianità che non riusciremmo a svincolare dal nostro mondo. Tragico come siano invece il soundtrack di una città distrutta, preannuncio di come tutto potrebbe terminare, di come tutte le voci presto si ammutoliranno. Ma il primo suono del mattino è invece il rintocco di una campana di chiesa. Poi il cinguettio degli uccelli, uniche vere forme di vita in questa terra di nessuno nella quale la sola Romina De Novellis continua a vivere. Il suo è ormai un corpo sfatto, sporco, levigato dal tempo, ma che continua a camminare, di nuovo alle prime luci del mattino. Il suo incedere illumina anche un calco famoso di Pompei, uno di quelli preservati nelle teche, come se il camminare potesse essere in qualche un modo un raccontare. Nel racconto che Romina De Novellis fa della vita dell’uomo, una vita semplice, una vita di polvere, rende questo passo meno vano.