Nel quartiere San Benedetto di Caserta, la cura per i sapori incrocia l’avanguardia tecnologica. Protagonista assoluto è Peppino, il primo robot cameriere della città. La scelta di “assumerlo” è stata di Mimmo Papa, pizzaiolo appassionato e sempre attento alle novità del settore. Il patron della pizzeria “Elementi” ha scelto infatti di utilizzare i nuovi strumenti digitali per migliorare la qualità del servizio, senza mai rinunciare al calore dell’accoglienza umana.
Indice dei contenuti
| Quali sono le novità principali della pizzeria Elementi di Caserta? | Dettagli dell’iniziativa |
|---|---|
| Locale e Patron | Pizzeria “Elementi” di Mimmo Papa |
| Innovazione tecnologica in sala | Peppino (Il primo robot cameriere in città) |
| Nuova proposta food | Menù RadiCE (Materie prime a km 0 dall’orto privato) |
| Partner e Responsabilità Sociale | Cooperativa Sociale NewHope |
L’ingresso di Peppino nel team nasce da una necessità logistica concreta che sta interessando trasversalmente l’intero comparto della ristorazione: la difficoltà nel reperire personale di sala nell’attuale fase post-pandemica. A questa problematica strutturale, Mimmo Papa ha risposto affiancando alla brigata il suo nuovo collaboratore d’acciaio. È bene precisare che il dispositivo non rappresenta un sostituto, bensì un valido supporto. Coprendo i passaggi meccanici tra i tavoli e il pass, consente allo staff in carne ed ossa di focalizzarsi sull’interazione primaria: il sorriso, l’empatia e l’attenzione ai dettagli verso l’ospite. Si tratta di un’organizzazione del lavoro pragmatica, in cui l’automazione regala ai camerieri il tempo necessario per coltivare quel rapporto umano interpersonale impossibile da digitalizzare.
RadiCE: il nuovo menù a chilometro zero della pizzeria Elementi
Mentre il robot cameriere gestisce le consegne in sala, la vera identità del locale Elementi si racconta attraverso la presentazione del menù RadiCE. Questa carta è un omaggio genuino alla città di Caserta e alla vocazione gastronomica familiare dello stesso Mimmo.
Il suo motore produttivo si identifica nel progetto Hortum Meum: un appezzamento agricolo dove il lavoro manuale dialoga direttamente con la terra. All’interno di quest’area, il ristoratore coltiva in prima persona ortaggi e verdure destinati al servizio serale, certificando così una degustazione tracciabile e a km 0.
Il percorso gastronomico e i piatti in carta
L’incontro tra l’artigianalità degli impasti e la selezione della materia prima si concretizza nelle portate che compongono il menù RadiCE. Ne abbiamo avuto una prova durante la degustazione stampa curata dalla giornalista Laura Gambacorta, nella quale abbiamo provato:
L’Antipasto: Frittatina del mio orto preparata con fusilloni, zucchine, melanzane, una crema morbida di peperoni e polvere di olive essiccate.

Il Padellino: Impasto a base di farina di segale servito con polpo, carciofi saltati, patate cotte sotto cenere, mozzarella di bufala campana DOP e un tocco di aglio orsino.

La Tradizione Evoluta: Classica base pizza proposta in declinazione “Scarola, alici e canapaccio”, arricchita dalle olive caiazzane tutelate dal Presidio Slow Food e dal sapore intenso del canapaccio di bufala affumicato “Turillo”.

L’Elogio dell’Orto:
Assoluto di pomodori (Crunch): Una degustazione giocata sulle consistenze, realizzata mixando pomodori cotti arrosto, varianti semidried e il sapore deciso del coulis di pomodoro riccio “La Sbecciatrice”.

Parmigiana del mio orto: Rivisitazione strutturata con l’utilizzo di una crema di melanzane arrosto, base di pomodoro riccio e melanzane fritte chiuse da un velo essiccato.

Il Dolce: Tradizionale delizia al limone a chiudere il pasto.

Il sostegno sociale alla cooperativa NewHope

Le attività avviate da Elementi non si fermano qui. È stato annunciato anche il loro supporto alla Cooperativa Sociale NewHope. Attivata nel corso del 2004 come braccio operativo del centro di primissima accoglienza “Casa Rut” (inaugurato nel 1995 su iniziativa delle suore Orsoline), l’associazione garantisce reinserimento lavorativo a giovani donne con un passato di grave sfruttamento, puntando sull’artigianato sartoriale come strumento di riscatto economico.
Nel corso della presentazione stampa alla pizzeria, i referenti del locale hanno donato all’ente benefico un assegno volto a finanziare l’approvvigionamento di ben 100 metri di autentico tessuto africano Wax. Un quantitativo di materie prime che consentirà ai laboratori di cucito di portare avanti i propri ordinativi, convertendo il semplice assistenzialismo in un impiego stabile e formante.
L’artigianato solidale sui tavoli della pizzeria
Il contributo creativo di NewHope ha caratterizzato l’intero design della serata degustazione: la platea di cronisti, divulgatori digitali ed esperti del settore ha cenato su sottopiatti e runner centrali realizzati interamente a mano dalle operatrici della cooperativa. Le geometrie colorate di stampo etnico scelte per i corredi si sono poste come dimostrazione concreta di come una professionalità acquisita possa trasformare vissuti traumatici in prodotti di pregio.
L’evento ospitato nella sede di Elementi non ha quindi rappresentato unicamente l’ufficializzazione di un ricettario aggiornato, ma ha fornito un esempio di come la gestione di una piccola media impresa locale possa coniugare fatturato e utilità sociale. Se durante l’apertura del 2020 il piano imprenditoriale di Mimmo Papa si basava essenzialmente sullo studio di idratazioni e lievitazioni, la formula odierna si è assestata su un equilibrio stabile tra l’utilizzo di ingredienti del comprensorio casertano e il supporto attivo alle associazioni di prossimità. Una filosofia aziendale che richiama in pieno il motto principale delle sarte di Caserta: “non c’è scarto che non possa fiorire”.
Fonte Immagini: archivio personale e ufficio stampa.

