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Lo sguardo di tre fotografe al Museo Pignatelli con L'arte del femminile

Lo sguardo di tre fotografe al Museo Pignatelli con L’arte del femminile

L’arte del femminile. Julia Margaret Cameron, Florence Henri, Francesca Woodman, a cura di Giuliano Sergio è la mostra che sarà inaugurata al Museo Pignatelli sabato 18 marzo, alle ore 11. È promossa dal Polo museale della Campania, in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte e la Galleria Massimo Minini.

L’arte del femminile sarà esposta per la prima volta ed è l’unica tappa per ora prevista. Sarà visitabile a Napoli fino al 1 maggio 2017: verranno presentate 90 opere delle tre artiste acclamate internazionalmente per lo straordinario ruolo storico e culturale della loro opera.
Le fotografie sono tutte stampe originali provenienti esclusivamente da collezioni private, accostano le tre visioni concentrate su un soggetto unico, lo sguardo femminile sulla donna.

L’arte del femminile è la mostra del lavoro di tre donne rivoluzionarie.

Alla presentazione Giuliano Sergio ha spiegato le sue scelte, facendo capire come con tanto lavoro si è riusciti a far “incrociare” lo sguardo delle tre fotografe.

«Julia Margaret Cameron, nata nel 1815, non fu una fotografa professionista, era un amatore e iniziò a fotografare solo dal 1853, quando sua figlia le regalò una macchina fotografica. Non aveva nessuna intenzione di realizzare fotografie perfette».

Con le sue immagini anticipò di vent’anni il pittorialismo, ma con una sensibilità diversa. Dimostrò profonda maturità nel linguaggio, gli sguardi dei suoi ritratti lo dimostrano, come in quello della nipote Julia Jackson ritratta in una fotografia all’albumina del 1867.

«Se pensassimo alle fotografie del periodo vittoriano, potremmo ritrovare molti scenari falsificatori della realtà, la Cameron si svincola dalla realizzazione di immagini prive di autenticità, esponendo i suoi modelli con l’integrità del loro animo».

La storia di Florence Montague Henri è assai diversa. I suoi studi prima in Francia e poi in Germania al Bauhaus di Dessau, la portano ad affrontare una fotografia estremamente legata alle avanguardie dell’epoca e con il suo periodo più florido, tra gli anni ’20 e gli anni ’30. Basta pensare che la prima recensione fu di Moholy-Nagy. Le immagini presenti in mostra raccontano del suo percorso stilistico, delle composizioni figlie del costruttivismo, della rivendicazione della donna che acquista un nuovo mondo femminile. Sono di forte esempio, per comprendere al meglio il suo lavoro, la Composition Nature morte del 1931 oppure uno dei suoi Autoportrait come quello con le biglie d’acciaio del 1928.

Francesca Woodman nacque a Denver nel 1958 ed iniziò a scattare fin dall’età di tredici anni. La famiglia stampò le fotografie in mostra, solo cinque sono vintage, per la prematura morte per suicidio nel 1981.

Nelle fotografie della Woodman c’è una restituzione attuale, la fotografa si racconta con le sue immagini che suscitano molta ansia, a volte paura anche nel rivelarsi, come delle piccole apparizioni compare con immagini mosse e senza dettagli che la potrebbero identificare, lunghe esposizioni che permettono di celarsi nel contesto. Come nel Eel series, lavoro eseguito a Roma tra il maggio 1977 e l’agosto del 1978.

Nella mostra L’arte del femminile si può osservare attraverso i loro ritratti o, semplicemente, con i loro autoritratti le tre fotografe raccontano la donna, lasciando un segno nella storia della fotografia.

 

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