Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Leopardi bibliofilo: a Napoli riemergono carte inedite

Leopardi bibliofilo: a Napoli riemergono carte inedite

La Biblioteca Nazionale di Napoli – che custodisce un pregevole archivio autografo di Leopardi – ha recentemente restituito una scoperta davvero preziosa: gli studiosi Marcello Andria e Paola Zito, infatti, scandagliando il corpus di manoscritti leopardiano, attraverso una laboriosa indagine interpretativa sono giunti all’eccezionale rinvenimento di un corposo quaderno di trentotto pagine totali contenente un elenco di note scritte dal poeta di Recanati, che proprio nel capoluogo campano, nel 1837, trovò la morte.

Si tratterebbe di una lista inedita, autografa e autenticata, risalente agli anni giovanili del Recanatese (1816-1817), consistente in oltre cinquecentocinquanta annotazioni bibliografiche raggruppate per lettera, in approssimativo ordine alfabetico; sono commenti personali e critici, segnalazioni e annotazioni, molto spesso in latino, dei volumi che Leopardi, all’epoca solo diciannovenne e assetato di sapere, avrebbe voluto procurarsi. Possiamo intenderli come una sorta di comunicazione attiva tra il giovane recanatese e i testi che gli suggerivano percorsi di approfondimento e aggiornamento, nella sua esperienza intellettuale mai satura di nuove acquisizioni; dei veri e propri itinerari di lettura, insomma, desiderati e compilati. Nel documento si annotano opere a lui contemporanee, sia italiane che tedesche, francesi e olandesi.

Ci troviamo di fronte a un “materiale laterale” rispetto ai manoscritti, che però rappresenta un vero e proprio bilancio intellettuale del poeta, che procede appuntando positivamente – ad esempio commentando “Questo lo annoto perché domani potrei avere interesse a leggerlo” – o negativamente, qualora il libro non sia stato di suo gradimento – come nel caso in cui scrive “I curatori non sono attendibili” o Congettura lacunosa”; talvolta, infine, scrive una sorta di abstract sul contenuto e lo valuta. «L’elenco – così spiega Paola Zito, docente di biblioteconomia e bibliografia presso l’Ateneo Vanvitelliano – racconta il momento in cui Giacomo inizia ad essere infelice nella “dipinta gabbia” della pur ricchissima biblioteca paterna. Al giovane filologo non bastavano più cinquecentine e vecchi commentari. Voleva l’avanguardia della filologia, aveva bisogno di leggere Epicuro e Omero nelle più recenti edizioni. Esplode il conflitto con il padre che finora è stato regista della sua vita anche intellettuale. Qui le due strade si dividono. Siamo di fronte a una svolta irreversibile. Inizia il suo percorso individuale all’insegna dell’ansia. Ritiene di non essere aggiornato, di avere un enorme arretrato e viene invaso dall’ansia di recuperare. È il sentimento del bibliografo consapevole della non esaustività del suo lavoro. Vuole leggere studi critici di respiro europeo, testi che, come scrive riferendosi all’attimo della stampa, “gemevano sotto i torchi…” ovvero erano in procinto di essere pubblicati». Leopardi ha un desiderio onnivoro di conoscenza e vuole portare l’Europa nel «natio borgo selvaggio».

La sete di acquisire “il nuovo” nel Leopardi saturo dei vecchi scaffali paterni

Insomma, per il giovanissimo e brillante poeta non era più sufficiente la biblioteca paterna di Recanati, affollata di antichi testi sui quali egli stesso stava sgobbando da anni. Lui bramava quanto di più recente si stava redigendo: «Leopardi – aggiunge Marcello Andria, direttore del Centro bibliotecario di Ateneo dell’Università di Salerno e autore di numerosi contributi di scienze biblioteconomiche e bibliografiche – non è un bibliofilo in cerca di libri antichi, è invece espertissimo di libri correnti, di nuove edizioni rigorose e aggiornate che vuole acquistare. Riuscirà però a procurarsi realmente solo due o tre titoli, gli altri forse li consultò nei suoi viaggi. Così la lista rimane in parte di soli desiderata».

Si evince, dunque, l’eccezionalità del documento, che testimonia l’autentica sete di conoscenza del giovane poeta nella fetta di vita della sua formazione “matta e disperata”: il documento, dunque, svela una tappa rilevante della maturazione di filologo del Leopardi in progress, inappagato dal posseduto della biblioteca paterna e smanioso di fruire delle proposte più rigorose e criticamente fondate del mercato librario dell’epoca.

La lunga indagine dei due studiosi è stata raccolta nel volume “Lepardi bibliofilo”, pubblicato dalla casa editrice Aracne.