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Solfatara di Pozzuoli: notizie storiche e curiosità

La Solfatara, sita a circa tre chilometri dal centro di Pozzuoli, è un antico cratere vulcanico – uno dei quaranta vulcani dell’area flegrea – attualmente ancora attivo, ma quiescente, che rappresenta oggi una sorta di sfiatatoio del magma presente al di sotto dei Campi Flegrei, riuscendo a preservare una pressione costante dei gas sotterranei mediante fenomeni di vulcanismo secondario perduranti da circa due millenni, come fumarole di vapore acqueo, mofete (esalazioni di CO2), solfatare (emissioni calde di composti gassosi dello zolfo) e vulcanetti di fango che eruttano argilla, trasportata in superficie da emissioni di gas. I pozzi di fango bollente che si formano all’interno di esso sprigionano esalazioni tossiche a base di anidride carbonica e idrogeno solforato. Dalla principale fumarola della Solfatara, la Bocca Grande, fuoriescono vapori fortemente tossici; tali esalazioni si depositano sulle rocce circostanti, conferendo una colorazione giallo-rossastra.

La sua formazione è avvenuta circa quattromila anni fa: chiamata da Plinio il Vecchio Colles o Fontes Leucogei (dal greco λευκός, “bianco”), con riferimento alle terre biancastre dovute all’azione disgregante del vapore acqueo sulle rocce magmatiche, e considerata da Strabone come la dimora del dio Vulcano e l’ingresso per gli Inferi, la Solfatara è già nota in età imperiale, allorquando diventa oggetto di una attività mineraria per l’estrazione di bianchetto, impiegato come stucco. Tale attività estrattiva raggiunge il suo culmine nel Medioevo, fase in cui si estraggono la polvere d’Ischia, il rosso di Pozzuoli, la terra gialla, la piombina, il bianchetto e lo zolfo.

Nell’Ottocento l’area si trasforma in un rinomato stabilimento termale, grazie a vapori, fanghi ed acqua ritenuti terapeutici: infatti, a seguito delle precipitazioni meteorologiche, sono riemerse le fondamenta di piccoli edifici, riferibili agli impianti destinati ai frequentatori che vi giungevano per curarsi. In effetti il suo fango, utilizzato per fini termali, è ricco di minerali quali boro, sodio, magnesio, vanadio, arsenico, zinco, iodio, antimonio, rubidio.

La sua acqua termominerale era considerata prodigiosa per la cura della sterilità femminile: in miniatura del Codice Angelico si notano donne immerse fino alla vita in una vasca, mentre tra le rocce un personaggio alimenta le fiamme e le esalazioni provenienti da varie fumarole. Quest’acqua, inoltre, era impiegata per alleviare i sintomi del vomito e dei dolori allo stomaco, per favorire la guarigione dalla scabbia, distendere i nervi, acuire la vista e lenire i brividi della febbre. A tale scopo, sempre nell’Ottocento sono realizzate delle Stufe – chiamate una “del Purgatorio” e l’altra “dell’Inferno” a causa della variazione di temperatura tra le due – ricavate da due grotte naturali rivestite di mattoni, sfruttate ai fini termali grazie ai vapori delle fumarole: oggi non sono più utilizzate, ma nel periodo di piena attività delle cure termali esse consentivano agli avventori di sostare all’interno per pochi minuti, al fine di inalarne i vapori solfurei ritenuti ottimali per la cura di patologie delle vie respiratorie e della pelle

La Solfatara e il fenomeno del bradisismo

Tale attività termale, unitamente all’estrazione mineraria, conosce un graduale declino a seguito dei progressi della scienza medica, fino all’interruzione definitiva negli anni Cinquanta del secolo scorso. L’attività della Solfatara, a causa del rischio che rappresenta per le aree urbanizzate circostanti, è monitorata da una rete di strumenti, che fanno del vulcano un laboratorio naturale di studi geologici. Il bradisismo ha seguito, nel corso dei secoli, un andamento prevalentemente discendente, che tuttavia in alcune occasioni (nel 1198, in coincidenza con un’eruzione, nel 1538, quando spuntò il monte Nuovo, per un lungo periodo tra i secoli XVIII e XIX, e ancora dal febbraio 1970) si è mutato repentinamente in ascendente, registrando cospicui innalzamenti del suolo, che hanno causato gravi disagi per la popolazione.

La Solfatara: una straordinaria meta turistica 

Agli inizi del Novecento ha inizio l’attività turistica del sito; tuttavia, la visita della Solfatara ha radici antiche, costituendo una delle tappe obbligate del “Grand Tour”, il viaggio istruttivo e di svago che gli aristocratici europei compivano soprattutto in Italia e Francia nel Settecento. Con la sua estensione di circa 33 ettari, essa è un’oasi naturalistica che offre gli spunti per una interessante passeggiata, grazie alle sue singolarità naturali, geologiche, botaniche e faunistiche, unitamente alla presenza di zone boschive e di macchia mediterranea. Inoltre, nei dintorni di questa terra di misteri e suggestioni, in cui i valori del mito e della cultura si fondono con la bellezza del paesaggio, sono presenti luoghi storici di particolarissimo interesse, tappe di un viaggio nel passato alla riscoperta delle nostre origini: dalla prima colonia greca di Cuma ai fasti dell’età romana di cui sopravvivono numerose testimonianze, dal parco archeologico di Baia all’anfiteatro Neroniano-Flavio di Pozzuoli. Il suo paesaggio lunare, infine, ha fatto da sfondo a set cinematografici e musicali cult: come non ricordare “47 morto che parla” con l’indimenticabile Totò e le scene vulcaniche di “Live at Pompeii” dei Pink Floyd. 

[L’immagine in evidenza è tratta dal sito www.dltviaggi.it

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