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Women’s Vision: Rosaria Matarese e Barbara La Ragione dialogano a Palazzo Partanna

Il 7 Aprile, presso gli Uffici dei Private Banker Fideuram in Piazza dei Martiri, è stata inaugurata la mostra Women’s Vision, a cura di Franco Riccardo con il contributo critico di Simona Zamparelli.

Il programma, dopo il ciclo di mostre dal titolo Didattica Visiva, si arricchisce di una doppia personale esposizione, quella di Rosaria Matarese e Barbara La Ragione. Negli spazi di Palazzo Partanna, le artiste hanno concepito un percorso di circa trenta opere. Linguaggi artistici differenti si fondono restituendo “una visione del mondo al femminile”.

La mostra, visitabile fino al 16 Giugno, inaugura il programma “Complicità e Conflitti.” Arte a confronto che si articolerà in 5 progetti espositivi ospitati nelle due sedi Fideuram di Palazzo Partanna e Palazzo Nunziante e vedrà protagonisti 7 artisti italiani fortemente legati al territorio.

In continuo dialogo tra storico e contemporaneo, Rosaria Matarese e Barbara La Ragione, vicine in quanto donne ma lontane in quanto a generazioni, si confrontano; a detta di Simona Zamaparelli: “In un operare diverso Matarese e La Ragione sono le protagoniste dialettiche di una estetica del feticcio…

Le case ideali e le perturbanti maschere di Barbara la Ragione si legano ai lavori di matrice dadaista e surrealista della Matarese.

Rosaria Matarese: Dadaismo del contemporaneo

Rosaria Matarese, una piccola grande donna, ci ha concesso una breve ma significativa intervista.

Una riflessione sulla mostra.

Partiamo dal programma “Complicità e Conflitti”; in ogni rapporto, anche in quelli tra artisti, ci sono tanti conflitti, ma anche una buona complicità, a volte. Tra me e Barbara, sul piano concettuale, ci sono delle complicità: il feticcio come simbolo, la drammaticità delle opere, un sentire al femminile. Il conflitto è nei colori, nella tecnica e nei materiali.

Questo gioco conflittuale, tra i miei lavori e quelli di Barbara, trova la migliore sintesi nelle parole della Zamparelli laddove afferma che “ il nostro è un gioco alchemico (della costruzione) in cui c’è un passaggio dal feticcio ( quello dell’ io- artista) al feticcio oggettualizzato per i fruitori.”

I miei lavori, pezzi assemblati che ricostruiscono un immaginario femminile fatto di denunce, di onirici pensieri e di lingue lunghe che indagano la realtà, hanno radici lontane, in movimenti come il dadaismo, e in artisti come Bosch. Le mie opere sono un invito per, il fruitore, ad entrare nell’ opera, offrendo una visione sulla realtà. Il mio è sempre stato un impegno sociale e politico nel fare arte.

In considerazione proprio del fatto che la sua è un’ arte–denuncia, quale messaggio vuole lanciare con quest’ ultima mostra?

Trovatevi un maestro da rifiutare per poter crescere. “Uccidete il vostro maestro!”

E se il maestro fosse lei?

Sarei felice di essere sacrificata alla vera arte.

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