16 marzo 1869: viene brevettata la motocicletta | Accadde oggi

16 marzo 1869: viene brevettata la motocicletta. Accadde oggi

16 marzo 1869: viene brevettata la motocicletta. Oltre un secolo e mezzo fa nasce un mito, più che un mero mezzo di trasporto. Ormai tantissimi oggi possiedono una moto o uno scooter, e moltissimi sono autentici cultori e appassionati del motociclismo. Prima di esplorare i modelli moderni, è fondamentale comprendere come il concetto di mobilità su due ruote sia stato rivoluzionato dall’ingegneria del XIX secolo.

Storia della motocicletta: cronologia dei primi brevetti e modelli

Anno Inventore Innovazione tecnica
1869 Louis-Guillaume Perreaux Primo brevetto di “velocipede a vapore”.
1879 Giuseppe Murnigotti Brevetto di veicolo con motore a due tempi.
1885 Daimler e Maybach Prima moto prodotta con motore a scoppio.
1894 Hildebrand & Wolfmüller Inizio della vendita dei primi esemplari funzionanti.
1946 Enrico Piaggio / Corradino D’Ascanio Invenzione della Vespa.

Il 16 marzo ricorre l’anniversario della nascita della motocicletta, in quanto in questa data, nel lontano 1869 viene registrato il primo brevetto di un veicolo a due ruote. Da allora, attraversando decenni e decenni di esperienze ingegneristiche e di progresso meccanico e tecnologico, la motocicletta diviene un mezzo di trasporto sempre più performante, sicuro ed esteticamente accattivante. Seguiamone l’excursus.

16 marzo 1869: viene brevettata la motocicletta. Excursus storico

A depositare il brevetto del primo “velocipede a vapore” il 16 marzo 1869, con il codice 83691, è l’ingegnere parigino Louis-Guillaume Perreaux, chiamandolo Vélocipede à Grande Vitesse.

Dotata di un motore a vapore monocilindrico (e non ancora “a scoppio”), applicato tra la sella e la ruota posteriore, la prima motocicletta è alimentata ad alcool e petrolio e dotata di una velocità massima di 35 Km/h. La ruota anteriore è più grande di quella posteriore, e gli pneumatici ancora inesistenti, fino ad una ventina d’anni più tardi.

Ma il progetto di Perreaux costituisce solo un trampolino di lancio per i futuri sviluppi (che renderanno la motocicletta un ambitissimo e richiestissimo mezzo di trasporto), in quanto ancora privo della necessaria stabilità richiesta per poter percorrere la strada. Oggi l’unico esemplare di Vélocipede à Grande Vitesse rimasto è esposto al Musée de Ȋle-de-France, al Castello di Sceaux.

La contesa internazionale e il contributo di Giuseppe Murnigotti

La paternità della motocicletta è tuttavia contesa in quegli anni dagli Stati Uniti d’America, attribuendone l’invenzione a Sylvester Roper, anch’egli ingegnere, che produce la prima versione di velocipede a due ruote nel 1867, con il sellino fungente da serbatoio per l’acqua e la caldaia tra le gambe del ciclista, al posto dei pedali. Per approfondire l’evoluzione tecnica dei motori, è possibile consultare le risorse storiche dell’ Enciclopedia Treccani.

Ma il primo esemplare di motocicletta a combustione arriverà solo una decina d’anni più tardi, quando nel 1879 l’ingegnere bergamasco Giuseppe Murnigotti depositerà il brevetto di un veicolo a due ruote mosso da un motore a due tempi, ossia a combustione interna (inventato dall’ingegnere Dugald Clerk). La ruota anteriore è fissa e quella posteriore funge da timone. Nonostante gli interessantissimi sviluppi di meccanica, cavalcando l’onda della riduzione delle dimensioni dei motori, grazie appunto all’adozione del motore a due tempi, il progetto dell’italiano Murnigotti rimane allora allo stato di semplice prototipo.

1885: La prima motocicletta con motore a scoppio

Si dovrà attendere il 1885 per veder realizzata e prodotta la prima motocicletta, simile a come oggi la conosciamo. La prima con motore a combustione interna, o motore a scoppio, viene brevettata ed anche prodotta in una piccola officina vicino Stoccarda da due inventori tedeschi, Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach, che realizzano concretamente ciò che per l’ingegnere italiano rimane solo un’idea. Il nuovo mezzo a due ruote è interamente in legno, con il motore a scoppio piazzato sotto la sella. Le ruote hanno la stessa dimensione, e non sono due, ma quattro: due più piccole ricordano quelle usate sulle biciclette per bambini. La velocità può raggiungere i 12 km/h.

Nel 1894 i primi esemplari funzionanti di motocicletta vengono messi in vendita dalla Hildebrand & Wolfmüller, assistendo da quel momento ad un’inarrestabile evoluzione della motocicletta, grazie al contributo di aziende sia europee che americane.

Nel 1896 l’inglese Holden inventa una bicicletta a motore, ma non a due tempi: utilizzerà il motore a quattro tempi (inventato da Nikolaus August Otto nel 1876) e il freno sulla ruota anteriore. Questo velocipede a due ruote costituirà il primo quattro cilindri nella storia della motocicletta.

Il boom del XX secolo: Harley-Davidson, Guzzi e Vespa

Nel 1901 i fratelli Werner costruiscono una bicicletta con motore centrale, che verrà chiamata per la prima volta “motocicletta”. Dai primi anni del XX° si assiste al boom costruttivo di questi innovativi mezzi di trasporto, in Italia, Europa e nel mondo:

  • Viene fondata Harley-Davidson nel 1903, seguita dalla Triumph.
  • A Milano nel 1911 nasce il primo Moto Club d’Italia.
  • Nel 1921 nasce la Guzzi.
  • Nel 1946 Piaggio inventa l’iconica e intramontabile Vespa, destinata a diventare un autentico mito italiano.
  • Nasce la Ducati, e dagli anni ’50 irrompono sul mercato le case giapponesi come Honda, Kawasaki, Suzuki e Yamaha.

Proprio nel secondo dopoguerra, tra gli anni ’50 e gli anni ’60, si assiste alla prima vera motorizzazione di massa: in quasi tutte le famiglie italiane è presente una moto, a scapito della bicicletta. E proprio in virtù dello straordinario successo, in quegli anni, nell’immaginario collettivo, la motocicletta non è necessariamente associata alla variabile generazionale né a quella di ricchezza in termini economici. La motocicletta costituisce semplicemente un mezzo di trasporto.

Anni ’70: Fabio Taglioni e il successo Ducati

Un ulteriore interessante sviluppo per la motocicletta avviene negli anni ’70, grazie al prezioso contributo offerto dall’ingegnere romagnolo Fabio Taglioni, ideatore del motore bicilindrico a “L” di 90°, dando vita nel 1971 alla prima Ducati bicilindrica di serie, la 750 GT, conquistandosi un posto d’onore nella storia motociclistica.

Foto di: Pixabay

Articolo aggiornato il: 4 Febbraio 2026

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