Anziani al lavoro e sicurezza fragile: un sistema che espone i più vulnerabili<

Nel 2025 l’Italia continua a registrare un numero drammaticamente elevato di morti sul lavoro, e le cifre ufficiali diffuse dagli enti assicurativi pubblici vengono sempre più spesso considerate una sottostima della situazione reale. Le statistiche basate sulle denunce non includono infatti ampie aree di lavoro sommerso, irregolare o grigio, né intercettano sempre i decessi avvenuti dopo settimane o mesi di ricovero a seguito di un infortunio, le morti di operai irregolari e in itinere. Anche per questo, osservatori indipendenti e analisti del mercato del lavoro parlano di un fenomeno strutturale che supera quanto emerge dai dati amministrativi.

Fattore di rischio Impatto sull’anziano
Età avanzata Diminuzione forza e riflessi, aumento vulnerabilità.
Settori a rischio Edilizia, agricoltura e logistica sono i più pericolosi.
Stress psicologico Paura di perdere il lavoro e pressione sui tempi.

I dati sulle morti sul lavoro nel 2025

Il quadro diventa ancora più preoccupante se si considera l’età delle vittime. L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo e, parallelamente, uno di quelli in cui si resta più a lungo al lavoro. L’impianto introdotto con la Legge Fornero ha spinto progressivamente l’età pensionabile verso i 67 anni, con meccanismi di adeguamento automatico. Nel corso delle campagne elettorali, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha più volte promesso l’abolizione della riforma; tuttavia, le revisioni introdotte non hanno modificato in modo sostanziale l’assetto complessivo. Il risultato è che migliaia di lavoratori ultrasessantenni continuano a operare in settori ad alto rischio, spesso per necessità economica più che per scelta.

Rischi fisici e salute negli over 60

La ricerca internazionale offre un quadro chiaro dei rischi connessi all’età avanzata nei contesti produttivi gravosi. I rapporti dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e le analisi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenziano come, con l’invecchiamento, diminuiscano la forza muscolare, la densità ossea e la rapidità di reazione, mentre aumentano la vulnerabilità cardiovascolare e la probabilità di complicazioni in caso di trauma. In ambienti caratterizzati da stress meccanici intensi come cantieri edili, manutenzione industriale, agricoltura, logistica, questi fattori possono trasformare un evento gestibile per un quarantenne in una tragedia per un settantenne.

Le cadute dall’alto restano tra le principali cause di morte in edilizia; nei campi agricoli persistono ribaltamenti di mezzi e incidenti con macchinari; nei magazzini e nei centri di smistamento la movimentazione manuale dei carichi e i ritmi serrati aggravano patologie muscolo-scheletriche già croniche. A ciò si aggiunge lo stress psicologico: la precarietà economica, la pressione sui tempi di consegna, la paura di perdere l’occupazione in età avanzata incidono sulla concentrazione e aumentano la probabilità di errore.

Ergonomia e prevenzione degli infortuni

Gli studi di ergonomia del lavoro dimostrano che l’adattamento delle postazioni, la riduzione dei carichi, la rotazione delle mansioni e la formazione continua possono ridurre in modo significativo il rischio infortunistico tra i lavoratori più anziani. Tuttavia, tali misure risultano applicate in maniera disomogenea e spesso subordinate a logiche di contenimento dei costi. Quando la produttività è l’unico parametro, la sicurezza tende a essere percepita come una voce di spesa e non come un investimento.

Le cronache parlano di “fatalità”, “tragici incidenti”, “disattenzioni”. Ma la ripetizione costante di eventi simili suggerisce una matrice sistemica. Non può essere liquidato come provocazione il confronto tra la rapidità con cui il mondo politico reagisce a episodi di ordine pubblico e la relativa sobrietà delle reazioni di fronte a oltre mille morti l’anno e centinaia di migliaia di infortuni denunciati. Il linguaggio contribuisce a normalizzare la tragedia, facendo apparire inevitabile ciò che, in molti casi, è prevenibile.

Venerdì 13 febbraio Arturo Cianchi, 78 anni, è morto cadendo dall’alto mentre lavorava. La sua vicenda riporta al centro una domanda scomoda: è sostenibile che persone di quell’età operino ancora in contesti ad alto rischio fisico? Non si tratta di negare dignità al lavoro né di limitare la libertà individuale, ma di interrogarsi sulle condizioni materiali che rendono necessario restare su un ponteggio o accanto a un macchinario industriale a quasi ottant’anni.

In un Paese che invecchia rapidamente, la sicurezza sul lavoro non può essere relegata a tema secondario. Il rafforzamento dei controlli, l’investimento in tecnologie sicure, il riconoscimento effettivo della gravosità di alcune mansioni e la possibilità concreta di uscita anticipata per chi svolge lavori usuranti rappresentano nodi strutturali. Continuare a considerare fisiologica la morte sul lavoro significa accettare un equilibrio in cui il profitto prevale sulla tutela della vita. La vera sfida è dimostrare che sviluppo economico e dignità umana possono coesistere, e che la sicurezza non è un costo accessorio ma il fondamento di qualsiasi sistema produttivo che voglia dirsi civile.

Ombre di normalità

Tutto è in una camera d’attesa,
le briglie del rosario sgranano
settantotto anni,
e il tempo si piega
sulle ginocchia vecchie,
sul respiro pesante
di chi ha dato troppo.
Tra polsi rugosi e sospiri
pesa il piombo delle lancette
e la rete dei fiori di ghiaccio
sulla pelle congelano
fibre di elementi paralizzati
su due occhi stanchi.
Sotto il letto cerca il guasto,
disteso tra pistoni schiaccianti
che lo travolgono.
Il corpo pare una corolla di budella
sul riflettore che mette un mare
di colpe nella nebbia.
Le ossa schiacciate
si contraggono contro
il suolo castigato.
Non si vede più che il profitto
mentre l’uomo soffocato
dai rantoli scompare.
Restano costellazioni nebbiose,
ombre silenziose
abbandonate sulla mimica ingrigita
che riga il viso pagato di livore.

Questa poesia è dedicata a Giovanni Cosci, operaio di settantotto anni, morto mentre riparava un letto in una RSA. Racconta una vita di lavoro e dedizione, fino all’ultimo gesto, e insieme vuole dare voce a tutte le morti silenziose che colpiscono uomini e donne oltre una certa età, ancora attivi e vulnerabili. Non è solo cronaca: è memoria, empatia, monito. La poesia cerca di trasmettere il peso del tempo, della fatica, e della fragilità umana, e di rendere visibile ciò che troppo spesso resta nascosto: la brutalità di incidenti evitabili e la necessità di proteggere chi lavora, a qualunque età.

 

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