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Eroica Fenice

cento anni rodari

Cento anni dalla nascita di Gianni Rodari

Cento anni fa, il 23 ottobre del 1920, nasceva Gianni Rodari, l’unico scrittore Italiano della storia ad aver vinto il Premio Andersen. Uno scrittore geniale, con la missione di divertire con la fantasia i più piccini, commuovere gli adulti e ispirare gli artisti.

Per i suoi cento anni, si mobilita il mondo dei social (ma non solo). L’edizione 2020 della Settimana della Lingua Italiana nel mondo – come ha ricordato il Ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini – è stata dedicata proprio al rapporto tra la parola e l’immagine, di cui Gianni Rodari, con le sue opere e con i suoi insegnamenti, è stato precursore.

In più, le Biblioteche di Roma offriranno un ricco pacchetto di iniziative, eventi e mostre per festeggiare lo scrittore; al Lucca Changes (nuova edizione del Lucca Comics & Game, in corso dal 29 ottobre al 1° novembre), si terrà una mostra dedicata al centenario di Rodari con un variegato programma di attività, spettacoli e conferenze online; a Reggio Emilia (fino al 25 ottobre) si tengono i “Rodari Days”, in presenza e online, tra mostre, narrazioni, atelier e videointerviste; a partire dal 24 ottobre, sul sito www.archivioaperto.itsaranno visibili una serie di video inediti, tratti dall’Archivio audiovisivo Franco Cigarini, che ripercorrono, tra le altre cose, la visita di Rodari alla scuola dell’infanzia Diana di Reggio Emilia, dove lo scrittore – seduto su una piccola sedia circondato dai bambini – raccontò la storia de “Il Re dei Topi”.

Alle differenti celebrazioni, si è poi aggiunta l’emissione di un nuovo francobollo Italiano dedicato proprio ai cento anni dalla nascita di Rodari. Il francobollo mostra un disegno realizzato dalla stesso scrittore: un bambino con un palloncino che reca la scritta “Omegna”, sua città natale, in Piemonte, dove – in sua memoria – è stato realizzato nel 2002 il “Parco della Fantasia”.

Ma Rodari non fu soltanto lo strepitoso inventore di favole e filastrocche per bambini. Fu un giornalista, poeta, partigiano.
Trasferitosi in provincia di Milano da bambino, frequentò prima il seminario e, poi, si diplomò come maestro, lavorando anche come precettore privato. Iniziò gli studi universitari presso l’Università Cattolica di Milano, ma li abbandonò presto. Esonerato dal servizio militare durante la Seconda guerra mondiale, partecipò alla Resistenza, disertando la Repubblica di Salò e avvicinandosi al Partita Comunista Italiano.

La sua attività di giornalista iniziò ufficialmente nel 1945, in particolare all’Unità (dove fondò “La domenica dei piccoli”), e poi con Paese Sera. Già nel 1952, però, quando più di trecento operai restarono chiusi per oltre un mese nella miniera di zolfo più grande d’Europa, a Cabernardi e Percozzone, in provincia di Ancona, in segno di protesta contro le ottocentosessanta lettere di licenziamento ricevute, Gianni Rodari raccontò in un reportage ai lettori di “Vie nuove” quest’esperienza di lotta sindacale con la stessa sensibilità e intelligenza che lo avrebbero poi contraddistinto come scrittore per l’infanzia.

Le sue prime pubblicazioni di libri per ragazzi furono Manuale del pioniere, Il libro delle filastrocche e Il romanzo di Cipollino. Fu presto notato dalla Einaudi, che cominciò a pubblicare i suoi testi più importanti, a partire da Favole al telefono, del 1962. La consacrazione accademica arrivò nel 1973 con la pubblicazione della Grammatica della fantasia. Continuò la sua attività, portando avanti idee pacifiste, laiche e antifasciste, fino alla morte avvenuta nel 1980, a soli 60 anni.

Gianni Rodari andava nelle scuole per insegnare ai bambini le sue tecniche di invenzione. Egli stesso raccontava come mandasse due scolari agli angoli opposti della lavagna a scrivere una parola: dall’incontro-scontro di quelle due parole diverse nascevano storie e collegamenti imprevedibili. Come quelli che suggeriva lui, magari incrociando due favole agli antipodi e giocando a sbagliare, per esempio mettendo Pinocchio nella casetta dei sette nani o Cappuccetto rosso su un elicottero.

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